Cambio di direzione: primo sguardo alla nuova serie Disney+ con John Stamos

Disney+ continua a investire sugli sport drama intensi e caratterizzati da un cast di tutto rispetto, con un nuovo show incentrato sul basket femminile.

Cambio di direzione: primo sguardo alla nuova serie Disney+ con John Stamos
Articolo a cura di

Il periodo è di certo molto florido per la produzione originale Disney. In particolare, la Casa di Topolino sta particolarmente spingendo su contenuti seriali che possano arricchire la piattaforma streaming di Burbank, che nell'ultimo anno si è vista più che raddoppiare le dimensioni del proprio catalogo, anche grazie all'ingresso di Star, come testimoniano le uscite Disney+ di aprile. Uno dei trend più popolari, per quanto riguarda le opere pubblicate recentemente, è quello del drama sportivo, da sempre apprezzato e apprezzabile per quanto concerne i lavori disneyani, ma che mai come ora sta raggiungendo il suo apice, con un insieme di show forti e d'impatto, che abbiamo già incontrato nella nostra anteprima di Stoffa da campioni - Cambio di gioco.

Molto simile nel concept iniziale, ma caratterizzato da una realizzazione molto differente, è Cambio di direzione (il cui titolo in lingua originale è Big Shot), serie incentrata sulla pallacanestro, e creata nientemeno che da David E. Kelley, che ultimamente ha firmato un sodalizio importante con Disney, e che nel cast ritrova alcuni attori noti nel mondo televisivo, come per esempio la Jessalyn Gilsig, già conosciuta in Vikings. Abbiamo visto in anteprima i tre episodi iniziali di Cambio di direzione. Cosa ne pensiamo? scopritelo dalle nostre prime impressioni su questo nuovo, frizzante, prodotto.

Let's go, Sirens!

La trama di Cambio di direzione è piuttosto semplice e scontata, nelle sue premesse. John Stamos è Marvyn Korn, un coach di basket collegiale dal grande talento, ma irascibile e violento, che, nel corso della sua carriera, ha avuto più di un problema con la NCAA. Dopo l'ennesima brutta figura, peraltro, in diretta nazionale, la decisione dell'associazione è ben chiara: Korn ha bisogno di una riabilitazione, altrimenti non potrà più calcare il campo di basket come allenatore. La pena, almeno agli occhi del protagonista del racconto, è piuttosto severa: Maryn è costretto a trasferirsi in California, per allenare una squadra femminile del liceo privato Westbrook. Uno dei primi, grandi, contrasti a cui assistiamo nel corso dello show, riguarda le due sfere "maschile" e "femminile". L'argomento è piuttosto attuale e potente e il coach Korn è un perfetto esempio di come - ancora, purtroppo, troppo spesso - gli uomini ritengano lo sport femminile come una materia inferiore, qualcosa di minore e noioso, non all'altezza delle manifestazioni competitive tra uomini.

Nel corso delle puntate, questo allenatore (al tempo stesso esperto e "alle prime armi") è costretto ad affrontare una realtà in grado di metterlo sempre in discussione, e di fargli capire quanto il suo approccio sia sempre stato sbagliato. Ciò non riguarda solamente la sua "svalutazione" delle atlete donne, rispetto agli uomini, ma anche la sua intera gestione del match e del rapporto con i giocatori. Per Marvyn, entrare a contatto con l'universo delle teenager che fanno parte delle Sirens (la squadra di basket del liceo Westbrook), comporta anche il doversi rapportare con tematiche e questioni a cui l'uomo non aveva mai dovuto fare caso prima.

Già nel corso delle prime tre puntate, argomenti come il body shaming, il sessismo, e l'empowering sono parte integrante della serie, che vuole portare all'attenzione del pubblico svariati punti di vista su motivi quantomai importanti in questo periodo storico. Non è infatti solamente il rapporto tra il coach e le ragazze a essere reso difficile da alcune "barriere sociali" che si ergono tra due diversi modi di fare. Lo spettro delle relazioni approfondite è ampliato alla difficile intesa tra coetanee, tra genitori e figli, e persino tra insegnanti e studenti. È in questa molteplicità di prospettive che Cambio di direzione fornisce i maggiori spunti innovativi, andando a colorare e riempire una storia che non tratta solamente di sport, ma che copre l'intera esistenza del liceo Westbrook e dei personaggi che vivono al suo interno gran parte delle loro esistenze.

Palla a due

Un altro importante leitmotiv del nuovo show di David E. Kelley riguarda il vero e proprio "cambio di direzione" del coach Korn. Lontano da un mondo nel quale il desiderio di emergere e la rabbia agonistica sono all'ordine del giorno, l'allenatore ha la possibilità di riflettere su se stesso e sui valori che lo hanno portato ad essere la persona che viene ricordata più per la sua violenza, che per il suo palmarès. In questo senso, recuperare i rapporti con la figlia Emma (Sophia Mitri Schloss) è imperativo per Marvyn, se vuole completare una riabilitazione, che non sembra servire solamente per ritornare nei palcoscenici importanti del college basketball, ma anche per riacquistare le redini della propria vita, ormai arrivata allo sbando. Il progresso psicologico di Korn, al momento, viene solo accennato, ma è già possibile comprendere come quello che abbiamo visto sinora sia solamente una minima parte del personaggio, e che molto abbia ancora da regalarci. Infine, il romanticismo non viene accantonato dalla serie, e - alla fine dei tre episodi a cui abbiamo assistito - crediamo che una tappa fondamentale nel miglioramento del lato umano dell'allenatore, riguarderà proprio il riuscire a comunicare i suoi sentimenti amorosi.

Sembra palese che, arrivati ad un terzo delle puntate che compongono la prima stagione del prodotto, una delle tecniche narrative più rilevanti nella scrittura dello show riguardi il contrasto tra mondi uguali e paralleli, tra universi dialogici che parlano un linguaggio diverso e che devono provare a comunicare tra loro. Proprio come nel basket, dove arrivare a ottenere il primo possesso nella palla a due è fondamentale per condurre la propria offensiva, anche nella vita reale Marvyn deve appropriarsi della sua possibilità di redenzione, prima che la sua terribile reputazione rovini per sempre l'immagine di una persona dall'animo gentile, ma indurito dalle cattive esperienze sul campo di gioco.

Il racconto sportivo

Fino a questo momento, siamo rimasti lontani da tutta la componente agonistica presente nella serie, trattando piuttosto delle tematiche personali e private, che occupano buona parte della sceneggiatura. Tuttavia, è innegabile che - come sempre - Disney abbia progettato un lavoro eccelso nel racconto sportivo delle Sirens, che tramite le partite crescono come giocatrici e come esseri umani, imparando ad accettare l'esistenza di ostacoli, e cercando di fare quanto più possibile per superarli.

La rappresentazione dei match è davvero sopraffina, cosa assai comune in drama di questo genere, ed è caratterizzata da un taglio quasi documentaristico, che spesso ci fa dimenticare che stiamo assistendo a un prodotto audiovisivo di finzione. Le riprese sono serrate, avvincenti, e seguono gli stati d'animo delle giocatrici, tramite dei perfetti primi piani. La regia è convincente e ben si sposa con il genere dello sport drama. Anche la coreografia delle partite è studiata ad arte, e rende gli incontri veri e verosimili, con le atlete che si danno battaglia a suon di canestri e tiri liberi. Inoltre, è davvero apprezzabile l'impegno profuso per mostrare anche ciò che spesso viene lasciato da parte in produzioni simili: non è solo negli allenamenti di gruppo che una giocatrice può migliorarsi, ma anche nello sforzo individuale, aiutata dalla guida del coach, ella può trovare la chiave del suo sviluppo atletico. In una narrativa così corale come questa, mai ci saremmo aspettati di vedere così tanti momenti dedicati alle singole ragazze, e questo impreziosisce di molto l'impalcatura della trama, arricchendosi di sfaccettature diverse, grazie ai singoli talenti e personalità delle Sirens, ognuna diversa dalle altre, ma tutte con lo stesso obiettivo di mostrare al mondo di cosa siano capaci.

Dal punto di vista tecnico, Cambio di direzione brilla, come del resto tipico delle opere destinate a Disney+. La scrittura dei dialoghi è brillante e molto concreta, rendendo le conversazioni tra i protagonisti molto realistiche. La fotografia è notevole e tutta la messa in scena gode di un fascino che tutti gli amanti della pallacanestro non potranno non notare. Una grande attenzione è stata riversata nella scelta delle location, che appaiono piene di significato. Si passa dagli ambienti scolastici di un istituto privato, molto chiusi e formali, alla bellezza dei campi di basket, dove le giovani adolescenti possono sfogare tutta la loro grinta. Inoltre, anche gli altri set sono molto ispirati, tra le spiagge mozzafiato della West Coast, e i punti di ritrovo dei teenager, ricchi di colore e di vita.

Nota conclusiva la vogliamo dedicare al cast. John Stamos è ormai un veterano della televisione, uno di quegli attori che trasmette carisma e passione in ogni suo ruolo, e il suo Marvyn Korn è in grado di coinvolgere chiunque, sia per la sua bravura, che per la capacità di essere credibile nei panni di un burbero allenatore che nasconde un cuore gentile. Jessalyn Gislig, l'assistant coach Holly Barrett, dona vita a una figura convincente e che ci suscita forte empatia: la donna è ben distante dall'essere una semplice controparte, e molto spesso si prende completamente la scena, andando a rappresentare una figura materna per le ragazze. Sempre disponibile, si rivela determinata e aggressiva, quando si tratta di difendere le giocatrici. Anche la squadra consta di alcune attrici molto in gamba e preparate, tra cui spicca la figura della giovane Nell Verlaque, astro nascente del mondo di Hollywood, che Disney - come solita fare - coccola particolarmente, in attesa di giungere alla sua maturità artistica.

In definitiva, Cambio di direzione è un prodotto fresco e ben calibrato, in grado di colpire gli appassionati dei racconti sportivi. Lontana dall'essere una semplice "copia" di quanto già visto svariate volte, l'intenso lavoro per attualizzare la serie, che tratta di argomenti importanti e di cui c'è bisogno nel 2021, non va comunque a oscurare la leggerezza e i toni rassicuranti che il racconto vuole portare avanti. Quello che ci aspettiamo, nel corso delle prossime puntate, è un'esplorazione ancora più convincente e profonda delle personalità dei protagonisti, e che la storia mantenga la sua natura duale e affascinante. In fondo, la vita e il basket sono molto simili tra loro, e speriamo che questa delicata e intensa metafora venga portata avanti fino alla fine, così da poter ammirare con i nostri occhi la crescita di un allenatore e delle sue giocatrici, per essere in grado di incidere non solo nel pitturato, ma anche nell'universo che li aspetta, lontani dalla lunetta.

Big Shot Cambio di direzione è l'ennesimo esperimento riuscito, in una Disney+ sempre più attiva e ricca di contenuti. Ben lontana dai soliti cliché dei drammi sportivi, il prodotto di David E. Kelley risalta per la sua dinamicità, per l'attualità delle tematiche e per la splendida cura dei dettagli tecnici. L'unica perplessità è che, a lungo andare, potrebbe avvenire una semplificazione degli argomenti, in virtù di una trama articolata e complessa. Tuttavia, siamo certi che il pubblico che adora il genere troverà questa nuova offerta interessante e adatta ai propri gusti. Let's go, Sirens!