Castle Rock: prime impressioni sulla serie prodotta da J.J. Abrams

Abbiamo visto i primi tre episodi di Castle Rock, attesissima nuova serie Hulu prodotta da J.J. Abrams e ispirata alle opere di Stephen King.

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L'universo di Stephen King - costantemente in espansione tra libri, adattamenti cinematografici, fumetti e serie tv - può accogliere a braccia aperte Castle Rock, nuovo show tv prodotto da J.J. Abrams (già artefice della serie 22.11.63) e creato da Dustin Thomason e Sam Shaw: attraverso un'operazione commerciale simile a quella con cui Noah Hawley estrapolò per FX la sua serie televisiva Fargo dall'omonimo film dei fratelli Coen, creando cioè una storia originale che sia contenuta coerentemente in quello stesso mondo, Castle Rock si dimostra più ambiziosa e riprende le tematiche, le atmosfere, i luoghi (e anche alcuni nomi) di tutta la letteratura - e quindi di tutta la filmografia - dell'autore del Maine, calandoli però all'interno di una cornice narrativa inedita. La vicenda è ambientata nella cittadina immaginaria che dà il titolo alla serie antologica e ruota intorno al mistero dell'identità del Prigioniero, un ragazzo che viene ritrovato nelle segrete del carcere di Shawshank: a metterlo lì - in gabbia come un'animale, e non in una cella - ci ha pensato l'ex direttore della prigione, che nell'ultimo giorno di lavoro prima della pensione si suicida, lasciando alla sua sostituta il disastro di pubbliche relazioni (e non solo) che scaturirà dall'inquietante scoperta.

Benvenuti nel King Cinematic Universe


Non l'adattamento di uno dei tanti romanzi di King, quindi, quanto piuttosto un riadattamento dei suoi scritti più famosi, nonché una summa della mitologia filmica che nel corso degli anni da quegli scritti è scaturita. Il cast della prima stagione include Sissy Spacek e Bill Skarsgard, che in epoche diverse hanno interpretato due dei personaggi più noti del Re dell'Horror (lei nel 1976 fu Carrie per Brian De Palma, lui oggi è Pennywise nell'IT di Andy Muschietti), nonché tantissimi altri attori che già in precedenza si sono affacciati nel mondo del re dell'horror.

E così abbiamo Terry O'Quinn (dal film del 1985 Unico Indizio la Luna Piena, di Daniel Attias), Melanie Lynskey (che era Sissy nella mini-serie del 2002 Rose Red, diretta da Craig R. Baxley e scritta dallo stesso King ), Ann Cusack (protagonista di Mr. Mercedes e sorella di John, che tanto ha avuto a che fare con gli adattamenti cinematografici di King) e Frances Conroy (già vista in The Mist). Scott Glenn, inoltre, interpreta Alan Pangborn, lo sceriffo in pensione della cittadina protagonista già portato sullo schermo da Ed Harris (in Cose Preziose di Fraser Clarke Heston, del 1993) e da Michael Rooker (La Metà Oscura, del compianto George Romero, uscito nello stesso anno). Ovviamente non mancheranno riferimenti a personaggi e passaggi di trama da Shining, Cujo e Stand By Me, senza dimenticare che la prigione di Shawshank era al centro de Le Ali della Libertà di Frank Darabont.

Per fan d'annata e neofiti

I primi tre episodi, come al solito rilasciati contemporaneamente secondo la politica commerciale di Hulu, permettono al pubblico di elaborare subito tutte le informazioni fornite nel pilot e lanciarsi nella vicenda vera e propria: la terza puntata - Local Color - finora è la migliore, riesce a dosare in maniera molto calibrata sentimento e suspense, e soprattutto due tematiche cardine della poetica di Stephen King come fanatismo religioso e il fascino per il sovrannaturale (con annessa la paura che può scaturirne).
In questo primo assaggio di stagione i tentacoli narrativi dello show riescono ad allungarsi verso diverse direzioni, suggerendo ipotesi che per ora si limitano giustamente a stuzzicare le aspettative degli spettatori senza scoprire troppo le carte. Se la caccia all'ester egg di Ready Player One vi ha divertito, quella di Castle Rock vi susciterà più di un brivido lungo la schiena, senza però invadere l'esperienza fino ad arrivare a costituirne la ragion d'essere: nello show horror di Hulu quella caccia è puramente accessoria e relegata ai fan hardcore di King; tutti coloro che ne sono a digiuno riusciranno comunque a godersi la storia che Thomason e Shaw hanno intenzione di raccontarci.


Certo, il rischio di mostrare cose già viste c'è ed è forte: fenomeni come Stranger Things hanno copiato a mani basse dalla produzione letteraria dell'autore di Portland (e dal cinema anni '80 di Spielberg e John Carpenter) e in televisione - come al cinema - arrivare dopo è sempre scomodo. Hulu e Abrams hanno già portato King sul piccolo schermo l'anno scorso, con 22.11.63, ottenendo risultati né pessimi né esaltanti. Speriamo che Castle Rock si riveli un prodotto più deciso, e soprattutto migliore. I presupposti, finora, sembrano esserci tutti.