Central Park: prime impressioni sulla commedia musicale di Apple

Dopo i primi episodi, Central Park si rivela una comedy interessante e con qualche intuizione meravigliosa, sollevando però ancora forti dubbi.

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Quello di Apple Tv+ non è stato di certo il lancio più rumoroso e rivoluzionario della storia, eppure aveva qualche asso nella manica e col tempo la sensazione è che questo servizio di streaming considerato forse un po' troppo minore stia costruendo qualcosa di importante (qui trovate 5 serie TV su Apple TV+ da guardare assolutamente). Per dirla in poche parole, Amazon Prime Video ha impiegato anni per proporre il livello qualitativo e quantitativo raggiungo dalla casa di Cupertino in pochi mesi. Non sono risultati banali né tantomeno scontati e Central Park, il nuovo pargolo del creatore di Bob's Burger, potrebbe potenzialmente rappresentare un passo in avanti notevole per la piattaforma e la verità dei suoi prodotti.

Soprattutto perché la serie animata, disponibile dal 29 maggio, si presenta come un mix intrigante: una comedy dall'impostazione molto classica, ma con continue sezioni musicali, qualche intuizione che non fatichiamo a definire geniale e un profondo messaggio ambientalista. È tutto rose e fiori allora? A dir la verità, dopo aver visto le prime 4 puntate in anteprima, qualche forte dubbio permane ancora.

It's central in my heart!

Le vicende sono interamente incentrate sul parco più famoso di New York, Central Park ovviamente, sull'amore che i newyorkesi gli dimostrano ogni giorno e su quanto possa essere difficile gestirlo. Sicuramente lo sa bene Owen, vero e proprio manager che ha fatto della salute del parco la sua vita, al punto da eccitarsi per i giorni in cui si festeggia la fioritura di alcune specie floreali. Ma in una simile impresa non potrà essere solo, anzi, la sua fedele famiglia sarà al suo fianco, composta dalla moglie Paige e i due figli Cole e Molly, mentre sullo sfondo il malefico piano di una ricca imprenditrice prende forma, mettendo a repentaglio la stessa esistenza di Central Park.

Curiosamente, la serie sembra essere ben conscia delle sue idee migliori, messe immediatamente in mostra: in primis, il personaggio di Birdie, uno strampalato musicista che si esibisce nel parco nonché narratore - quasi - onnisciente degli eventi, disseminando continuamente indizi, piccoli spoiler che tenta di ritrattare e riferimenti maldestri a cose non ancora avvenute; e soprattutto in generale l'intera dinamica familiare.

Tutti i componenti della famiglia Tillerman sono personaggi piacevoli, semplici e caratterizzati degnamente fin dal pilot. E probabilmente sono tra i campioni mondiali di botta e risposta insolenti e sfacciati, anche una banale interruzione momentanea dell'acqua corrente scatena un pandemonio assurdo e squisitamente comico - e qui un contributo decisivo viene dato dal doppiaggio sopra le righe di Kristen Bell (Molly) e Tituss Burgess (Cole). In particolare tra i protagonisti spicca proprio Molly, le cui vicende personali vengono trattate in una maniera estremamente creativa e peculiare: essendo una lettrice avida di fumetti e talentuosa disegnatrice, molti dei suoi pensieri ed esperienze sono mostrati come se fossero tavole prese di peso da un albo Marvel o DC.

C'è quindi del potenziale indiscutibile in Central Park. Anche quell'elemento possibilmente divisivo dell'inclusione di numerosi intermezzi musicali è in realtà ben inserito, un modo non convenzionale di caratterizzare ulteriormente i personaggi e raccontare eventi - oltre ad essere spesso molto orecchiabili.

Il problema è che, almeno nelle prime puntate, con questo meraviglioso insieme viene fatto fin troppo poco. Le storyline dei singoli episodi risultano tra le più fiacche e monocordi degli ultimi anni, fatte di contenuti riciclati davvero troppe volte. Ma la stagione è ancora lunga, c'è tempo per migliorare e far fiorire pienamente Central Park.

CentralParkApple Central Park, la nuova serie animata Apple dal creatore di Bob's Burger, ha indiscutibilmente del potenziale. Un bel messaggio ambientalista, dei protagonisti ben caratterizzati fin dal pilot e comicamente validi, una sorta di villain che provoca repulsione immediata e qualche intuizione che non fatichiamo a definire geniale - il personaggio di Birdie usato come una sorta di narratore semi-onnisciente che fa spoiler involontari e il racconto in stile fumetti Marvel/DC dei pensieri di Molly. Però manca qualcosa, la sensazione è che, dopo 4 puntate, con un simile potenziale venga fatto troppo poco, un sentimento amplificato dalla generale fiacchezza delle storyline dei singoli episodi. Vedremo come si evolverà.