Damnation 1x01: di preti e rivoluzioni, uno sguardo al primo episodio

Abbiamo visto il primo episodio di Damnation, period drama sulle rivolte popolari nell'America rurale degli anni trenta...

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Iowa, 1931. La popolazione di una cittadina rurale è in fermento; che siano agricoltori o minatori è in atto uno sciopero atto a protestare contro industriali e banchieri. Leader della rivolta è Seth Davenport (Killian Scott; Ripper Street), pastore della chiesa della zona. Dietro i suoi sermoni carichi di giustizia e ribellione si nasconde qualcosa di più oscuro e violento, una vera insurrezione armata, pronta a scatenare una vera spirale di vendetta. Inviato in Iowa per fermare i movimenti rivoltosi è Creeley Turner (Logan Marshall-Green; The Oc, Quarry), un agente della Pinkerton dai metodi quantomai discutibili. Nel corso dell'episodio pilota vediamo come i destini dei due personaggi principali si intreccino al di là degli eventi narrati, facendoci intuire un passato ben più burrascoso, fondato sulle vere identità che si portano dietro, e hanno la necessità di tenere celate. Subito una cosa complica delle premesse già abbastanza vivaci, Seth non è veramente un uomo di chiesa, ma il suo è il travestimento perfetto per colpire al cuore della gente e smuoverne gli animi iracondi.

Jesus was a revolutionary

Ancora una volta, dopo Mr. Robot, USA Network torna a parlare di rivoluzione. Damnation, serie co-prodotta da Netflix che ne gestirà la distribuzione internazionale, si vuole proporre come un period drama non tanto storicamente accurato, quanto dal forte impatto tematico. Liberamente ispirato alle vere agitazioni che hanno colpito il Midwest, con una vaga introduzione anche alle Black Legion, il racconto di Tony Tost (Longmire) vuole allontanarsi da un pedissequo report dei fatti, accostandosi invece ad uno spirito più cult e rock come quello di un Peaky Blinders, caposaldo di questo tipo di narrazione.

La colonna sonora folk-country, i paesaggi desolati, una scelta cromatica sabbiosa quanto desaturata, non fanno che aumentare questa volontà di trasgressione mista a coolness, che trova il suo compimento nel tema della rivoluzione e soprattutto nella costruzione di un personaggio idealmente iconico come può essere un prete che spara. Non sono male le premesse di Damnation, ma la sensazione che permane lungo tutto il pilot è che manchi qualcosa, manchi di mordente, di incisività. Le idee interessanti alla base del progetto sono supportate in maniera scostante dalla realizzazione, che sia una messa in scena non perfettamente brillante, o alcune scelte di scrittura che malgrado in un ottica di completezza potrebbero risultare ben fatte, escono come tirate via e messe sul fuoco un po' grossolanamente in questa introduzione.

Lo stesso perno della serie, la caratterizzazione dei due personaggi principali, ha tutto da dimostrare, con in più lo svantaggio di voler utilizzare la carta del prete, vero o finto che sia, per sconvolgere o rimarcare il senso di straniamento, quando nelle stesse ambientazioni, per quanto in un genere molto diverso, gravita una serie come Preacher, vero gioiello seriale. È al momento quindi promossa con riserva Damnation, serie che indubbiamente ha qualcosa da poter dire, ma ha altrettante potenzialità per risultare un buco nell'acqua. Tutto starà nell'equilibrio e nella qualità della scrittura, facilmente fraintendibile e propensa al virare verso lidi abusati.