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Daybreak: prime impressioni sulla nuova serie Netflix

Una serie per adolescenti dallo stile folle e dal ritmo concitato per descrivere la fine del mondo in chiave ironica

Daybreak: prime impressioni sulla nuova serie Netflix
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Non è la prima volta che l'Apocalisse viene rivisitata in chiave ironica nei film e nelle serie tv. Dopo il successo di Good Omens, titolo di Amazon Prime Video tratto dal romanzo di Neil Gaiman e Terry Pratchett Buon Apocalisse a tutti, tocca a Daybreak presentare la sua visione di un'imminente "fine del mondo".

Con un tono fresco e giovanile che determina fin da subito l'impronta teen, Daybreak - trasposizione seriale prodotta da Netflix della serie di fumetti di Brian Ralph - presenta una realtà post-apocalittica davvero particolare. Ecco le nostre prime impressioni sulla serie, che sbarca sulla piattaforma streaming americana dal 24 ottobre.

Un prodotto teen di azione e sopravvivenza


Dopo l'esplosione a Glendale, negli Stati Uniti, di un'arma biologica che ha risparmiato solo gli adolescenti della città, Josh (Colin Ford) è alla ricerca della ragazza di cui è innamorato, Sam (Sophie Simnet). Josh si trova così costretto ad affrontare una nuova società post-apocalittica fatta di tribù spesso ostili, in compagnia di insoliti alleati: la giovane piromane Angelica, interpretata da Alyvia Alyn Lind e il bizzarro samurai Wesley (Austin Crute).

L'ambientazione post-apocalittica di Daybreak crea già degli ottimi presupposti per una serie dalle grandi potenzialità narrative.
Nonostante il panorama cinematografico e seriale sia già saturo di prodotti simili, incentrati sulla sopravvivenza in un mondo successivo a esplosioni atomiche o a virus che hanno sterminato la popolazione, questo titolo Netflix, creato da Brad Peyton ed Eli Coleite, si impegna fin dalle prime scene a dimostrare una forte indipendenza da qualunque altro prodotto.

Ci riesce tramite la messa in ridicolo di situazioni drammatiche, un alleggerimento tanto evidente da risultare talvolta parodico. Daybreak gioca molto sul rovesciamento dei cliché dei vari generi, a partire proprio da quello distopico e post-apocalittico (la divisione della popolazione sopravvissuta in tribù, con gerarchie e veri e propri stemmi identificativi), fino al genere teen drama, fatto di riferimenti al mondo giovanile e alle dinamiche scolastiche. Il tutto, inserito in un contesto fortemente drammatico, dà vita a un prodotto tanto avvincente quanto ironico, fresco e divertente.
Nota di merito per la creazione dei Ghoulies, una particolare tipologia di zombie che - nonostante gli intenti violenti - se ne va in giro per la città ripetendo l'ultimo pensiero prima dell'attacco.

La leggerezza di Daybreak non riesce tuttavia a celare del tutto alcuni difetti nella sceneggiatura. Il mondo in cui i protagonisti si muovono è ormai abitato quasi esclusivamente da adolescenti e da Ghoulies, è pieno di rischi, difficoltà e allude a una devastazione molto più grave di quello che appare a prima vista.
Le reazioni del protagonista - interessato solo al ritrovamento della propria ragazza - non sempre sembrano adeguarsi al tipo di emergenza che egli sta vivendo.
Questo squilibrio nelle reazioni può essere dovuto alla precisa volontà degli autori di sottolineare la vena comica dell'opera, ma necessita di un aggiustamento nel corso della stagione, per mostrare una verosimiglianza che sia almeno in grado di coinvolgere la parte emotiva della storia e la crescita psicologica dei personaggi.

L'Apocalisse in chiave ironica

La ricerca di un realismo complessivo non rappresenta il giusto approccio per affrontare una serie come Daybreak. Fin dalle prime scene è chiaro che non ci troviamo di fronte a un prodotto dal linguaggio tradizionale, ma a una commistione di generi che conferma la natura folle di questo titolo. La principale impronta stilistica è data dall'origine del prodotto stesso, da ricercare nel mondo fumettistico. Daybreak deve infatti gran parte delle proprie caratteristiche visive all'omonima serie di fumetti scritta e disegnata da Brian Ralph. Questa impronta colorata e frenetica - quasi folle in alcuni istanti - si percepisce nel costante sfondamento della quarta parete a opera del protagonista, nella presenza di didascalie e scritte simili ai balloon delle vignette (in appoggio alla narrazione) e di una costruzione dei personaggi quasi caricaturale, che sembra uscita anch'essa da una storia a fumetti.

Con una simile premessa è chiaro che il punto di forza di Daybreak non va ricercato nel realismo, ma in uno stile narrativo pittoresco, pensato per i giovani, ma arricchito anche da riferimenti a media noti a un target più allargato.
La serie omaggia cult della fantascienza distopica come Mad Max (palesi nello stile di alcune tribù nemiche) e pilastri dei film e delle serie sugli zombie, tra The Walking Dead e Zombieland. Il bacino di riferimento per la costruzione dell'ambientazione è vasto e strizza l'occhio anche a uno spettatore più adulto.

Nonostante questa possibilità di adattamento offerta dalla serie, Daybreak mette in moto una narrazione un po' troppo frenetica e dialoghi dalla verve comica lievemente affettata, per conquistare un pubblico di giovanissimi, visivamente ammaliati da una filtro pesante e da un tono che mira a sdrammatizzare anche i contenuti più drammatici.

Daybreak (Netflix) La prima puntata di Daybreak ha mostrato delle buone potenzialità, nonostante uno stile un po' eccessivo e una scrittura che a volte scivola nel retorico. Non resta che gustare tutta la prima stagione per comprendere se gli showrunner sapranno gestire con un pizzico di verosimiglianza in più la storia di Josh e dei suoi compagni di avventura.