Doctor Who: primo sguardo al Dottore di Jodie Whittaker

La gestione di Chris Chibnall, con Jodie Whittaker nei panni del Tredicesimo Dottore, inizia con la consueta dose di azione, humour e pathos.

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La lunga attesa è finita: eccoci dinanzi all'undicesima stagione del revival di Doctor Who, la prima a cura di Chris Chibnall (già showrunner della prima annata di Torchwood, nonché creatore dell'acclamato poliziesco Broadchurch), dopo otto anni supervisionati da Steven Moffat. Come nel 2010, quando lo sceneggiatore scozzese sostituì Russell T. Davies, siamo al cospetto di una tabula rasa, la possibilità di ridefinire l'atmosfera generale dello show pur mantenendone intatto lo spirito, e in questo caso il distacco da ciò che è venuto prima è ancora più netto del solito: il Dottore, fresco di rigenerazione, è privo del TARDIS e del cacciavite sonico, e manca all'appello persino la sigla, presumibilmente rimandata al prossimo episodio.
Inoltre, stando a Chibnall, quest'anno non vedremo nessuno dei mostri classici, compresi i Dalek, per consentire allo show di reinventarsi e tornare accessibile anche per chi non ha mai seguito fedelmente le avventure del Signore del Tempo, laddove Moffat si divertiva a riempire i propri racconti di rimandi sempre più contorti alla continuità del programma di fantascienza più longevo della storia delle televisione (55 anni il 23 novembre). E con Chibnall debutta anche il nuovo Dottore, che ha fatto discutere sin dall'annuncio ufficiale del casting, nel giugno del 2017: per la prima volta, infatti, il personaggio ha le fattezze di una donna, Jodie Whittaker.

Treni e alieni


La tradizionale ambientazione londinese è stata accantonata, spostando la nuova incarnazione del Dottore a Sheffield, nella parte settentrionale dell'Inghilterra, uno spaesamento che si addice sia alla protagonista che al pubblico. Come ogni episodio dedicato alle conseguenze della rigenerazione, The Woman Who Fell to Earth (titolo che omaggia il classico L'uomo che cadde sulla Terra, con David Bowie) si interessa più alla trasformazione del Dottore che ai meccanismi della trama, un mistero abbastanza elementare la cui funzione primaria è far incontrare la Signora del Tempo e i suoi nuovi compagni di avventure, tutti legati tramite parentele o amicizie e quindi già ben definiti come gruppo al termine di questa prima storia del nuovo ciclo.

Quanto al Dottore, il classico disorientamento post-rigenerazione rimane un contenitore inesauribile di risate, ma c'è anche la consapevolezza, in attesa che venga delineata con maggiore precisione la caratterizzazione del personaggio, di avere innegabilmente a che fare con una figura riconoscibile: piena di idee, intrepida, spavalda nei momenti giusti e, cosa più importante di tutte, compassionevole e rispettosa della vita. Il cambio di sesso, dal canto suo, viene trattato come un dato di fatto, senza connotazioni socio-politiche di alcun tipo.
C'è una piccola componente metatelevisiva quando il Dottore, dopo aver sventato una minaccia aliena su un treno, dice a uno dei passeggeri "Questo è nuovo per te, e le novità possono fare paura", ma non differisce più di tanto da ciò che qualunque altra incarnazione precedente direbbe per placare lo scetticismo che accompagna ogni passaggio di testimone da un attore all'altro (ricordiamo che nel 1984 Colin Baker se ne uscì con "Sono il Dottore, che ti piaccia o no!"). La serie è cambiata, ma non è né la prima né l'ultima volta, e certe cose rimarranno inalterate. Come dice la protagonista, ci sarà da divertirsi. Anche senza il TARDIS (la cui scomparsa misteriosa potrebbe diventare la trama orizzontale della stagione) o senza i Dalek.