Echo è più o meno l'erede di Daredevil: Alaqua Cox picchia forte!

I primi 3 episodi di Echo mettono in chiaro la natura polivalente della co-produzione Marvel-Hulu: abbiamo l'erede spirituale del Daredevil di Netflix?

Echo è più o meno l'erede di Daredevil: Alaqua Cox picchia forte!
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Maya Lopez sembrava destinata a rimanere all'ombra di altre IP Marvel. E nella recensione di Hawkeye, uscito nel 2021 su Disney+, raccontavamo del potenziale in parte sprecato di un prodotto che riusciva comunque ad espandere il microcosmo urbano del MCU con l'introduzione del personaggio interpretato da Alaqua Cox, legato a doppio filo al Kingpin di Vincent D'Onofrio.

Ora, invece, arriva Echo, miniserie co-prodotta da Marvel Studios e Hulu, che dà spazio ad una storia incentrata su Maya e al suo rapporto con Wilson Fisk, dando peraltro la possibilità all'universo cinematografico Marvel di approfondire ulteriormente il ritorno di Daredevil prima della serie in solitaria con Charlie Cox. E lo fa proprio recuperando lo spirito dello show incentrato sul Diavolo che fu di Netflix (ora tra l'altro Daredevil di Netflix è canonica per il MCU), in un prodotto che - stando ai primi 3 episodi che abbiamo guardato in anteprima - ha tutto il potenziale di regalare ai fan Marvel il titolo "per adulti" che stavano aspettando.

Tra crimine e folklore

La natura polivalente di Echo è ben espressa dal contenuto del primo episodio, suddiviso tra scene che abbiamo già visto nello show dedicato a Occhio di Falco e segmenti narrativi che fanno da collante tra il passato e la nuova avventura di Maya, incentrata proprio sulle conseguenze del gesto di cui si è macchiata sul finale di Hawkeye ai danni di Wilson Fisk, suo padre putativo.

Un inizio, quindi, a metà tra riassunto e riempitivo, con del materiale necessario per fornire ad un pubblico sia vecchio sia nuovo tutte le coordinate necessarie per seguire l'epopea di Lopez, in un racconto a metà tra thriller, esoterismo ed esplorazione delle proprie radici. Un percorso che ci fa rivivere la tragica infanzia di Maya, la perdita di suo padre e il conseguente ingresso in una vita criminale all'ombra del suo mentore, Kingpin. Fino al momento in cui, dopo l'incontro con Clint Barton, apprende la verità su Wilson Fisk e decide di intraprendere una strada propria. Ed ecco che vediamo Maya tornare alle sue origini, in Oklahoma, per regolare i conti con ciò che è rimasto della sua famiglia, ma soprattutto per approfondire il suo retaggio. In Echo vivono dunque due distinte dimensioni: una legata al filone "street oriented" del Marvel Cinematic Universe, in una cornice da action crime a tinte più mature; e un'altra più intima e viscerale, con un sostrato fantasy che (come già detto in merito ai cambiamenti dei poteri di Echo tra serie e fumetti) si prende alcune libertà rispetto al materiale originale per dare più spazio e risalto alla cultura nativo-americana. Una scelta inclusiva ma comunque funzionale alla storia, che ammanta le atmosfere di folklore e mistero.

Una serie tra due mondi

C'è da ammettere che quanto svelato dalla serie sulle origini di Maya aggiunge ulteriore carne al fuoco in un contesto come quello Marvel, che risulta già fin troppo carico di contenuti inediti per la continuity generale. Echo però riesce a destreggiarsi piuttosto bene tra elementi classici e novità, inserendosi quasi in sordina in un arco narrativo più ampio come quello urbano, a cui dà colore e respiro a sufficienza per reggersi in piedi anche da sola.

È chiaro però che il suo legame, anche stilistico, con una Marvel diversa da quella più "friendly", dà una verve molto maggiore al prodotto. Echo cerca infatti di essere una sorta di erede spirituale di Marvel's Daredevil, abbracciandone l'approccio violento e maturo in funzione di una messinscena più cruda e oscura. Anche nella regia, che proprio nel primo episodio cerca di imitare uno dei leggendari piano-sequenza già visti in Daredevil, lo stile è quello di un action grafico che non fa sconti e che vede proprio nella sua convincente protagonista una prova atletica e fisica piuttosto convincente.

D'altro canto, seppur durante i primi 3 episodi sia relegato ad una manciata di comparse, il Wilson Fisk di Vincent D'Onofrio è sempre un gigante sotto tutti i punti di vista, capace di bucare lo schermo con tutta la sua possanza e il carisma tipico di un attore di razza.

Tutto ciò, unito ad una cornice crime che nelle ambientazioni cita esplicitamente True Detective (a tal proposito la sigla di apertura è un chiarissimo omaggio allo show di HBO), rende Echo una piacevole ventata d'aria fresca nell'ecosistema MCU. Un modo per tornare con la mente al Daredevil brutale e mattatore che tutti abbiamo amato. E pur non replicando appieno, soprattutto dal punto di vista della scrittura, l'eccezionale lavoro svolto durante il decennio scorso da Netflix, la serie Marvel-Hulu rappresenta un convincente anello di congiunzione tra i due universi, pur avendo ancora tutto da dimostrare negli episodi finali che vedremo su Disney+ a partire dal 10 gennaio.

Echo - MCU Meglio essere chiari: Echo non è Marvel’s Daredevil. Non ne ha l’ambizione e, pur mostrando valori produttivi e registici al di sopra della media, mantiene lo status di prodotto “piccolo”. Ma è tanto ermetica e concreta quanto brutale e suggestiva, e indubbiamente può definirsi a pieno titolo erede spirituale del filone urbano e violentissimo made in Netflix. Per capire di che pasta è fatta Maya Lopez, e quanto il suo arco narrativo potrà influire sulla macro-trama degli eroi di strada, non ci resta che guardare la seconda metà di stagione. D’altronde la serie è disponibile per intero su Disney+: motivo in più per lanciarsi quanto prima in un binge-watching forsennato a suon di botte e intrighi, proprio com’era ai tempi di un certo vigilante in quel di Hell’s Kitchen...