Fondazione Prime Impressioni: il capolavoro di Asimov sbarca su Apple TV+

Lo show Apple "Fondazione" si mostra nei primi episodi, nei quali lo showrunner David S. Goyer vuole trasmettere tutta l'essenza di Asimov.

Fondazione Prime Impressioni: il capolavoro di Asimov sbarca su Apple TV+
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Non è la prima volta che ci troviamo a fare i conti con la galoppante maturità del medium televisivo nella narrazione seriale. Se gli anni d'oro degli show di qualità hanno coinciso con una maggiore consapevolezza delle strutture narrative a livello di scrittura - in un assorbimento e adattamento delle dinamiche di sceneggiatura già applicate al cinema -, l'ultimo decennio ha imposto nuovi stilemi produttivi che hanno reso possibili progetti impensabili solo qualche anno prima; basti pensare all'adattamento e alla messinscena dell'epopea delle Cronache e del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin in Game of Thrones.

I successi sono stati alterni, ma rimane il fatto che la strada è ormai spianata e non ci resta che aspettare al varco show mastodontici che faranno tra non molto capolino tra i cataloghi streaming più lungimiranti. Se l'attesa più ovvia è per Il Signore degli Anelli targato Amazon, in casa Cupertino, Apple si appresta a compiere un'altra impresa ritenuta altrettanto - e forse ancor più - impossibile. Il 24 settembre è infatti la release date di quello che potrebbe essere lo show più identitario della piattaforma dopo See (qui le nostre prime impressioni su See 2): Fondazione, tratta dal Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov.

Al timone del progetto troviamo il navigato David S. Goyer, la mente dietro Dark City, Il Cavaliere Oscuro e L'Uomo d'Acciaio. Grande appassionato di Asimov, Goyer è convinto di aver trovato nel medium seriale la chiave di volta per trasmettere l'essenza della sua opera e accendere le luci su un nuovo franchise. Sarà così? Prima di scoprirlo nel nostro first look, vi invitiamo a recuperare le altre novità Apple TV+ di settembre.

La sfida di Apple e Goyer

Fondazione ci catapulta circa diecimila anni nel futuro, nell'Impero Galattico dominato dalla medesima linea generica di cloni, risalenti all'imperatore Cleon. Il matematico Dr. Hari Seldon (Jared Harris) è però riuscito con la sua psicostoria a prevedere la caduta della civiltà e dell'Impero stesso. Esiliato ai confini della galassia, Seldon e i suoi sostenitori si apprestano a creare la Fondazione; baluardo di conoscenze dell'intera umanità per la ricostruzione e la preservazione del futuro stesso della civiltà dopo i mille anni di guerre e distruzione (trentamila nel caso la Fondazione fallisse) che seguiranno l'ormai inevitabile caduta dell'Impero.

Quella di Apple è senza mezzi termini la sfida più difficile che abbia mai affrontato a livello produttivo in campo televisivo e cinematografico. L'adattamento di Goyer sarà non solo un titanico tentativo di trasposizione, ma il primo in assoluto del capolavoro di Asimov, la cui opera è presente in sottotesto in gran parte della fantascienza audiovisiva, da Star Wars a Dune (qui trovate la nostra recensione di Dune).

In questo esordio fanno capolino tematiche cardine del genere, come il rapporto tra uomo e macchina, l'eredità genetica, la propaganda, la disparità sociale, l'utilizzo della scienza come giustificazione del potere, il tema della fede in contrasto con la politica e il valore della conoscenza.

Il rischio elevatissimo è quello di non riuscire a gestire l'immensa mole di contenuto a disposizione, incorrendo in un depauperamento della narrazione sia nel caso di una condensazione eccessiva delle storyline che di una selezione forzata. Inevitabilmente il compromesso sarà la strada maestra, nonché la più sensata da percorrere, e già i primi episodi sembrano sposare questa filosofia, concentrandosi soprattutto sullo sviluppo dei personaggi, per renderli delle figure a tutto tondo con le quali il pubblico possa empatizzare, sfruttando così uno dei massimi vantaggi del medium seriale.

A livello pratico le storyline seguite sono tre al momento: una relativa all'impero e alla dinastia genetica (una felice intuizione di Goyer), una concentrata su Seldon e sulla sua assistente Gaal Dornick (Lou Llobell) e un'ultima ambientata trentacinque anni nel futuro che segue le vicende di Salvor Hardin (Leah Harvey), guardiana di Terminus, il pianeta sul quale si stabilisce la Fondazione e dove si trova il misterioso Vault, l'oggetto sospeso sulla superfice che sembra respingere tutti coloro che cercano di avvicinarvisi, o quasi.

Se tutto ciò può apparire straniante ai più, soprattutto ai non appassionati di sci-fi, sappiate che il racconto imbastito da Goyer riesce ad abbracciare e ad accogliere un'ampia fetta del pubblico generalista, grazie alle tematiche che sottendono il genere fantascientifico, ereditate dall'opera di Asimov e aggiornate per restituire un feeling più contemporaneo.

A partire dall'inclusività di genere; nei romanzi originali i protagonisti sono quasi tutti maschili, mentre Gaal e Salvor sono interpretati rispettivamente da una donna e da una non-binaria. Inoltre, Goyer stesso dichiara di aver inserito elementi di estrema attualità tra le righe della sua narrazione (Brexit, MeToo, cambiamenti climatici) e in parte li ritroviamo già a partire dai primi episodi di questa prima stagione, composta da dieci puntate, che dipingono estremismi politici, crollo di fiducia nel potere costituito e rapporti ambigui con la scienza.

Una produzione maestosa

Se i primi atti di questa narrazione sposano tematiche e rielaborano i contenuti di Asimov, in una storia che necessita dei suoi margini introduttivi per conquistare il proprio pubblico, non possiamo certo negare di essere rimasti sbalorditi di fronte all'imponenza della produzione Apple. La sensazione è quella di un universo vivo, che vive delle proprie regole in modo perfettamente credibile e non forzato.

Un plauso per la predilezione di location e set reali, il tutto curato nel minimo dettaglio da una schiera di cinquanta artisti e centinaia di artigiani che hanno contribuito a creare 170 differenti set sparsi su sei diversi pianeti (ognuno con una lingua creata appositamente) girati in 17 città sparse per il mondo. Una sfida colossale che ha evidentemente ripagato e che rende Foundation una vera e propria gioia per gli occhi. Anche i personaggi prendono vita nei loro splendidi costumi grazie all'ispirata intepretazione del cast, dove a spiccare sono ovviamente il Seldon di Jared Harris (Mad Men, Chernobyl), il Brother Day di Lee Pace (Guardiani della Galassia), la Gaal Dornick di Lou Llobelle la Salvor Hardin di Leah Harvey.

Il medium televisivo è visione pura, innanzitutto, e per questo Goyer decide di mostrare eventi e dinamiche spettacolari che in Asimov sono solo vagamente accennate, introducendo un elemento action che ben si sposa con la natura del progetto e ci regala sequenze grandiose per scala ed esecuzione, che non sfigurerebbero affatto in una produzione hollywoodiana per il grande schermo.

Non sappiamo quante stagioni avrà Fondazione, ma se l'inizio di questa prima racchiude in sé tutte queste potenzialità e riuscirà a tenere fede alla propria essenza e ad unire il carattere espositivo/filosofico dei romanzi ad una crescita emozionale parallela, allora per lo show Apple si prospettano grandi cose, degne della sua scala.

Foundation Siamo solo agli inizi di questa partita a scacchi tra Seldon e l'Impero, ma i primi episodi di Fondazione rappresentano già una vittoria solo per il fatto di essere riusciti a portare sul piccolo schermo una narrazione definita da tutti "non filmabile", e che invece prende vita attraverso una produzione maestosa, che non ha nulla da invidiare ad un blockbuster hollywoodiano. Non siamo ancora entrati nel vivo delle tematiche e degli avvenimenti, ma ciò a cui abbiamo finora assistito ci dà ottime speranze per il lavoro di David S. Goyer, e ci prepara all'inevitabile caduta dell'impero e alle sfide che dovrà d'ora in avanti affrontare la Fondazione.