For All Mankind: primo sguardo alla serie disponibile su Apple TV+

For All Mankind è uno dei prodotti di punta della line-up di lancio di Apple TV+: abbiamo visto i primi episodi, ecco cosa ne pensiamo.

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"E se?" Due semplici parole che hanno caratterizzato e caratterizzano un intero genere letterario, cinematografico, fumettistico: tentare di interpretare gli eventi storici se avessero preso una piega diversa da quella reale. La Apple, sul nuovo servizio di streaming on demand Apple TV+, aggiunge un altro tassello al genere con una produzione ad episodi, che va a ragionare su di un evento che ha visto quest'anno celebrare il suo mezzo secolo. Si parla di Sbarco sulla Luna e la serie si chiama For All Mankind.

Red Moon

Il 26 giugno 1969 c'è fermento nel mondo, sono tutti davanti al televisore ad assistere ad uno degli accadimenti più straordinari di tutta la storia umana: un uomo sta per mettere piede sulla Luna. Un annunciatore televisivo americano sta seguendo la cronaca, gli spettatori hanno gli occhi sgranati, ma, specie quelli che stanno seguendo dagli Stati Uniti sembrano più stupiti ed impauriti, che emozionati.

Anche alla NASA la centrale operativa sta seguendo la cronaca dalla televisione e non direttamente, non è in contatto con gli astronauti.
Cosa sta succedendo? L'allunaggio non era avvenuto il 20 luglio del 1969?
A queste domande le immagini danno presto una risposta: un uomo scende dal modulo lunare, guarda la telecamera e......Inizia a parlare russo.
Non sono stati gli americani i primi ad aver portato un uomo sulla luna, ma i Sovietici.

La Luna è Rossa. Il 27 giugno non è certo un buon giorno per gli Stati Uniti, la cui missione per l'allunaggio, l'Apollo 11, era prevista per la partenza alla metà di luglio. Come per il primo uomo nello spazio, anche stavolta i Sovietici sono arrivati prima. Alla Nasa però non si dichiarano sconfitti, l'Apollo 11 continuerà la sua corsa.

Lost Moon

For All Mankind, come si scriveva, nasce da un enorme "What If". Se l'arrivo dell'uomo sulla Luna, nel mondo reale, segnò la fine della corsa allo spazio, in quello creato per l'occasione da Ronald D. Moore, Matt Wolpert e Ben Nedivi, non è altro che un nuovo impulso, l'ennesima gara tra U.S.A. ed U.R.S.S. che ha alimentato la guerra fredda fino alla fine degli anni '80.

Il punto di vista è quellp degli sconfitti, in questo caso gli Stati Uniti, i quali, dopo essere stati ad un passo dalla Luna, appena otto miglia di distanza, con la missione Apollo 10, se la sono vista strappare per pochi giorni dai Russi. La premiere di For All Mankind è permeata di questo rimpianto, ottimamente reso dagli attori che interpretano gli astronauti della missione, Edward Baldwin (Joal Kinnaman) e Gordo Stevens (Micheal Dorman).

Tutto è caratterizzato dalla tragicità di un evento considerato cruciale nel predominio sull'Unione Sovietica e, per quanto venga mostrato il desiderio degli Stati Uniti a rialzarsi, emerge un senso di fatalismo.
Gli Stati Uniti potrebbero aver perso la battaglia decisiva nella corsa allo spazio e probabilmente nella Guerra Fredda.

Gli anni '60 di For All Mankind sono riprodotti in maniera fedele e verosimile, all'apparenza quadrati e puliti, con gli Stati Uniti che ancora si dovevano confrontare con la tragedia del Vietnam, figli delle sicurezze, iniziate negli anni'50, che nemmeno l'omicidio di Kennedy aveva potuto scalfire e che ora sembrano vacillare a fronte di una bandiera, quella russa, che sventola solitaria sul suolo lunare.

Anni '60 ipocriti e discriminatori come sa Margo Madison (Melinda Wrenn Schmidt), impiegata alla Nasa e messa da parte dai suo colleghi maschi.
Anni '60 in cui, dietro una facciata calma e tranquilla, imperavano l'odio e la violenza, come nel 1968 a Chicago, ricordato dalle parole di Gordo Stevens.
Ecco che si fa strada, minuto dopo minuto, il secondo elemento, stavolta positivo, che emerge dalla visione di For All Mankind: la speranza.

L'arrivo sulla Luna, il progresso, sono visti come gli strumenti per unire il genere umano e abbattere le barriere, per far nascere un mondo nuovo senza divisioni e conflitti. A tal proposito non può che crearsi un parallelo con le altre serie a cui ha lavorato alacremente Ronald D. Moore, cioè quelle del brand Star Trek, in cui proprio il primo viaggio a curvatura segnò un momento di speranza, sfociando poi nella pace mondiale.

Ciò dà la misura dell'importanza che si riponeva ad un momento come l'allunaggio, visto come evento pacificatore.
L'Apollo 11 diventa quindi l'ultima spiaggia, l'ultima frontiera ed ecco che riemerge il fatalismo che copre come una pellicola tutto l'episodio iniziale: prima del 26 giugno 1969 l'Apollo 11 era un'ulteriore tappa nella corsa allo spazio, ma ora è l'unica speranza per gli Stati Uniti e forse per il mondo.

Da rimarcare è la trama parallela che racconta la storia di una ragazzina messicana che, con i suoi genitori, tenta di passare il confine con gli Stati Uniti alla ricerca di una nuova vita, di una, appunto, nuova speranza.
Dal punto di vista strutturale, sono molte le sequenze alla Nasa ed i discorsi tecnici, ma mai troppo predominanti o di difficile interpretazione. Gli autori si concentrano sui risvolti psicologici ed umani dell'evento allunaggio sui personaggi e ciò non può fare che bene ad una serie che non ha alti ritmi, ma procede con la lentezza di un risveglio violento, dopo una notte fatta di incubi.
Il contesto viene reso ancora più fedele dall'introduzione di alcune sequenze che riportano immagini reali del periodo.

For All Mankind For All Mankind è una dichiarazione di guerra di AppleTV+ alle altre piattaforme streaming: nasce da un’idea originale, è realizzata con perizia e mezzi economici e può vantare un cast di tutto rispetto. Dimostra quindi di avere le armi per combattere ad armi pari con i colossi del settore. E’ realizzato, poi, da Ronald D. Moore, l’uomo che alla fine degli anni ’80 contribuì a consolidare e rinnovare il mito di Star Trek ed un veterano della fantascienza spaziale. Gli attori, da Chris Bauer, a Colm Feore, non lesinano sulle loro interpretazioni, passando per un ottimo Joel Kinnaman. Qualche riserva sul ritmo della narrazione, forse un po’ troppo compassato, ma siamo appena all’inizio della parabola vitale di For All Mankind: dato il tenore della storia, in fondo era anche da aspettarsi un incipit lento ed ovattato. Tecnicamente la serie è ineccepibile, le sequenze nello spazio sono realizzate in modo ottimale e sfruttano effetti visivi di alto profilo.