Gossip Girl: ritorno nell'Upper East Side, un sequel in grande stile?

Torniamo a curiosare nelle scandalose vite degli abitanti di Manhattan con il reboot di Gossip Girl prodotto da HBO Max in arrivo su Sky e NOW.

Gossip Girl: ritorno nell'Upper East Side, un sequel in grande stile?
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Il 27 ottobre Sky e NOW portano in Italia il ritorno di Gossip Girl, la serie tv prodotta da HBO Max che chiamiamo reboot, ma che tanto reboot non è, perché ci troviamo nella stessa continuity spazio-temporale dell'originale, solo abbiamo a che fare con una nuova generazione di personaggi tutti da scoprire (ma non mancheranno name-drop e riferimenti ai loro predecessori).

Procediamo allora definendolo sequel, ma che tipo di sequel? Cosa ci offre questo Gossip Girl edizione 2021 post-pandemia e immerso nell'attualità, ma pur sempre realizzato sotto la supervisione dei creatori della serie originale, Josh Schwartz e Stephanie Savage? Reggerà l'inevitabile confronto con il suo predecessore? Cosa aggiungerà al brand? Cerchiamo di scoprire cos'ha in serbo per noi una delle ultime uscite Sky e NOW di ottobre.

Un'eredità sorprendentemente "fastidiosa"

Nel 2007 arrivava sugli schermi una nuova serie tv indirizzata al pubblico young adult che raccoglieva il testimone dai vari 90210 e Melrose Place e ci presentava una realtà scintillante e patinata, totalmente esagerata, piena di drammi e conflitti sopra le righe, ma più leggera e spensierata rispetto a un The O.C. o uno One Tree Hill: Gossip Girl.

The CW diventava infatti teatro dei litigi e delle gelosie tra le migliori amiche e sovrane dell'Upper East Side, Blair Waldorf (Leighton Meester) e Serena van der Woodsen (Blake Lively), dei colpi di testa dell'irriverente Chuck Bass (Ed Westwick), dei tentativi dei nuovi arrivati Dan (Penn Badgley) e Jenny Humphrey (Taylor Momsen) di inserirsi nello spietato e poco familiare ambiente d'élite, e delle folli azioni di tanti altri personaggi, uno più assurdo dell'altro (vogliamo parlare della Georgina Sparks di Michelle Trachtenberg?).

La ricetta era quella di una dramedy che faceva delle iperboli la sua carta vincente (perché ok il teen drama, ma non ci si dimenticava affatto del lato comedy), sfruttando la cultura pop e gli stereotipi dei tempi, quando ancora c'erano in giro blog e Blackberry, per cercare di raccontare in modo accattivante le vite fuori dal comune dei vivaci personaggi nati dalla fantasia di Cecily Von Ziegesar.

A volte riuscendovi, altre decisamente meno, l'intrattenimento era comunque assicurato, e questo fu abbastanza per mettere in cassaforte 6 stagioni e 121 episodi, portando lo show alla sua conclusione solo nel 2012. Pur non essendo quello che potremmo definire un capolavoro del mondo della tv, sicuramente Gossip Girl ben si inseriva nel suo genere e raggiungeva efficacemente il proprio target di riferimento, diventando a suo modo iconico e memorabile, specialmente nel circuito dei Millennial.

Che fosse per i vibranti costumi e le trascinanti scelte di stile dei suoi protagonisti, che gli spettatori provavano a imitare cercando dei possibili corrispettivi nei vari Zara e H&M; per le situazioni al limite del credibile, ma spesso alquanto coerenti con lo show in sé; che fosse per l'implicito farsi gioco del proprio stesso contenuto, per il non prendersi mai troppo sul serio, e pur raggiungendo ogni tanto livelli estremi di trash paragonabili a quelli abituali di alcune serie che lo hanno seguito (Pretty Little Liars o anche il più recente Riverdale), Gossip Girl era il guilty pleasure che tutti o quasi adoravano permettersi.

Un'operazione apparentemente "semplice"

Proprio in quel periodo però, nei primi anni dieci del 2000, si verificarono diversi cambiamenti, soprattutto in campo tecnologico: prendeva piede la rivoluzione dei social media (per intendersi, nel 2010 debuttava Instagram, alimentando la cosiddetta "guerra dei social network" già in corso tra Twitter e Facebook, e nel 2011 arrivava anche Snapchat), e a livello culturale ne sarebbe seguita un'altra che avrebbe condizionato anche il modo di pensare e più in generale lo stile di vita delle persone, in particolare dei più giovani.

Più il mondo veniva a contatto con se stesso, in questa o in quell'altra maniera, più cambiava il modo di raccontare, ma anche cosa si raccontava. Arrivati all'estate del 2019, i tempi potevano sembrare maturi per fare un nuovo tentativo, e riportare in auge l'universo di Gossip Girl. Ecco allora che arriva il concepimento di un nuovo show che, pur affondando le radici nel vecchio cerca di crearsi una sua identità, con un cast più inclusivo e una scrittura più sul pezzo, che racconta di influencer, cancel culture e white privilege prendendo tutto e prendendosi a sua volta molto più sul serio di quanto non facesse l'originale. Ed è forse qui che giace una delle pecche più vistose del reboot/sequel di Gossip Girl. Nel tentativo di stare il più possibile al passo coi tempi su un piano socio-culturale, di voler far intendere quanto consapevoli si è di ciò che ci circonda e di quanto se ne vuole prendere atto, ci si allontana forse troppo dal tono più scanzonato dell'originale, mostrando un eccesso di zelo nell'applicare solennità a una serie pur sempre intesa per essere situata nei confini della comedy (come affermato dallo stesso showrunner Joshua Safran), e dimenticandosi a volte di avere come protagonisti degli adolescenti, per quanto precoci possano essere molti di loro al giorno d'oggi.

Non a caso, nei primi sei episodi (la seconda parte della stagione arriverà in America a novembre, mentre sappiamo già che ci sarà una seconda stagione di Gossip Girl) chi più risalta tra i nuovi personaggi è il più simile a una delle "vecchie guardie", il Max Wolfe di Thomas Doherty o, se preferite, il novello Chuck Bass (ma per ora relativamente meno problematico e più sfaccettato), non solo grazie a una più che discreta interpretazione da parte dell'attore di Descendants e High Fidelity, ma anche a una storyline e una caratterizzazione più arguta rispetto alle altre.

Non sembrano brillare particolarmente, invece, il duo di protagoniste, le sorellastre Julien Calloway (Jordan Alexander) e Whitney Peak (Zoya Lott), le cui vicende personali e familiari iniziano a perdere lustro già dai primi episodi, e la Audrey Hope di Emily Alyn Lind - anche il suo personaggio purtroppo molto altalenante nel suscitare interesse ed empatia nello spettatore.

Ciò gioca però probabilmente a favore di altri membri del gruppo, come la Luna La di Zión Moreno e l'Akeno "Aki" Menzies di Evan Mock, del cui sviluppo sono solo state gettate le (interessanti) basi, mentre il resto è ancora tutto da vedere. La Monet de Haan di Savannah Lee Smith si trova nel limbo (per il momento sembra più una Penelope con maggiore screen time e agency), mentre non pervenuto, almeno in questa fase iniziale, l'Otto "Obie" Bergmann IV di Eli Brown, che tuttavia un potenziale pareva averlo.

Potrebbe invero rivelarsi una carta vincente la scelta di presentare fin da subito allo spettatore l'identità di Gossip Girl (doppiata sempre dalla voce originale di Gossip Girl Kristen Bell), invece che tirare per le lunghe un reveal che comunque vi dovrà essere per i personaggi sullo schermo, e che quindi mantiene quell'elemento di suspense necessario a tenere alto l'interesse del pubblico, sacrificandone però l'effetto sorpresa (ma, ancora, considerando anche la reazione dei fan e persino della critica al reveal della Gossip Girl originale nella serie madre, ciò non rappresenta per forza uno svantaggio).

Aggiungiamoci infine l'idea di focalizzarsi anche sul corpo docente della scuola, rendendolo più partecipe alle vicende che si dipanano tra le mura scolastiche e al di fuori di esse, e ci accorgeremo che gli elementi per poter imbastire un racconto complessivamente interessante non mancano. Basterà saperli sfruttare (meglio) e implementarli strada facendo.

Gossip Girl (Reboot) Con il nuovo Gossip Girl abbiamo dunque di fronte un sequel figlio dei tempi attuali, con un cast più inclusivo e dei temi se non necessariamente più seri rispetto all'originale, di certo affrontati in maniera più seriosa. Uno show in alcuni casi dimentica che potrebbe divertirsi e magari osare di più con il materiale a disposizione. Se riuscisse a trovare un registro più adatto e a ravvivare quei personaggi che dopo pochi episodi sembrano avere già le batterie scariche, Gossip Girl potrebbe avere facilmente vita lunga, vista l’ottima accoglienza di questi primi capitoli da parte del pubblico d'oltreoceano.