Grey's Anatomy 14: prime impressioni dalla Season Premiere

Torna il medical drama più longevo della TV con un doppio episodio, tra attesi ritorni e nuovi personaggi: ecco cosa pensiamo della Season Premiere

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I limiti esistono per essere superati, ma una volta che questo accade, cosa succede dopo? Come ci si stimola ad andare avanti? Ha ancora senso continuare quando si è già raggiunta la vetta della proprie possibilità?Domande lecite e riflessioni sparse sorgono spontanee da qualche anno ogni settembre con l'inizio di una nuova stagione di Grey's Anatomy, il medical drama (non sarebbe meglio chiamarlo con il suo vero nome, cioè "soap"?) creato da Shonda Rhimes che ritorna sugli schermi della ABC per la quattordicesima volta. I numeri sono pesanti, le rughe scavano i volti degli attori veterani e la difficoltà di imbastire uno show che sia degno d'attenzione dopo tutto questo tempo sembrano essersi triplicate; a risentirne è innanzitutto la tenuta emotiva della serie, lontana ormai dalle glorie passate, a cui va aggiunta una totale mancanza di credibilità delle storyline messe in scena, patetiche, viste e riviste, in una sorta di minestra indigesta dove basta cambiare pedine e spostarle sul tavolo di gioco.
Questa strategia, come risultato dalle ultime stagioni, sta facendo naufragare Grey's Anatomy e non garantisce più nemmeno un livello minimo di godibilità, anche se gli indici d'ascolto suggeriscono il contrario e lo stato di salute dei prodotti targati Shonda Rhimes è tra le certezze del palinsesto televisivo attuale.

New entry e attesi ritorni

Dando uno sguardo alla season premiere (due gli episodi in onda giovedì 28 settembre) vengono subito a galla i problemi elencati di sopra: ciò di cui pecca maggiormente la serie - e qui potremmo davvero fare copia e incolla con i commenti degli scorsi anni - è una scarsa gestione degli intrecci, un modo maldestro e a tratti imbarazzante di unire le vicende dei singoli personaggi dentro il racconto unico della vita ospedaliera. Facce nuove si mescolano a quelle conosciute con grande rapidità, rapporti interpersonali prendono pieghe improvvise del tutto improbabili e se ne comprendono più le ragioni.

Il caos regna sovrano in questa soap opera scadente travestita da serial drammatico, dove storie d'amore germogliano in tempi record e i protagonisti sembrano appena usciti da uno strano processo di involuzione, tutti - nessuno escluso - fintamente sarcastici o fastidiosamente insopportabili; l'incapacità di ritrovare la stessa empatia degli esordi e quel giusto equilibrio fra romanticismo e pathos ha trasformato Grey's Anatomy nella brutta copia di se stessa, una scommessa persa con il tempo che non dà segnali di ripresa.
Due le new entry nel cast che dovrebbero scombussolare la rete di relazioni: una è Megan Hunt, sorella ritrovata di Owen (vecchia compagna di Nathan Riggs dunque rivale in amore di Meredith Grey), l'altra è Carina DeLuca, sorella di Andrew (versione aggiornata di Master of Sex, segue uno studio sulla masturbazione femminile). Sarà quest'ultima, con un colpo di scena davvero degno delle peggiori soap, a rivelare l'inattesa diagnosi medica di Amelia Shepherd. Momenti di recitazione in italiano e ritorni per nulla necessari (Teddy Altman) a parte, questa quattordicesima stagione di Grey's Anatomy sembra proseguire il trend negativo con una preoccupante mediocrità, sperando che arrivi presto l'unico rimedio possibile: la chiusura definitiva.