First look Hawthorne - Stagione 1

Fra ER e Scrubs, gestire un gruppo d'infermieri non è cosa facile!

first look Hawthorne - Stagione 1
Articolo a cura di

Rischio overdose?

In anteprima al Roma Fiction Fest (come indicato dal bollino che troverete sull'annuncio) arriva il nuovo medical drama targato Sony Pictures, negli States alla sua seconda stagione ed in Italia ancora in fase di distribuzione. Dopo aver seguito storie di medici in prima linea (E.R.), tirocinanti (Scrubs), chirurghi estetici (Nip/Tuck) e specialisti di ogni sorta (Dr. House), con Hawthorne c'iniettiamo in vena il mondo degli infermieri. Che ci sia un rischio di overdose?

4 salti in corsia

La serie prende il nome da Christina Hawthorne, capo sala degli infermieri del Richmond Trinity Hospital. Cuore grande ma ferito, Christina è svegliata nel cuore della notte dalla chiamata di David, un suo paziente terminale che ha deciso di farla finita gettandosi dal tetto dell’ospedale. Il dramma si consuma in pochi istanti di esitazione, ma non è irreparabile. Inizia così la giornata della nostra protagonista, centro nevralgico di quel microcosmo perturbante e familiare che è l’ospedale. In equilibrio fra il corpo infermieristico e quello medico, Christina trova il tempo per occuparsi della sua figlia ribelle Camilla e di una senzatetto che tira fuori dal cilindro una bella “sorpresa”...

We know drama...or not?

Dopo Touched By An Angel (1994-2003) e Providence (1999-2002), il vincitore di Emmy, John Masius, torna nel mondo della medicina per affrontare temi esistenziali a lui cari: la morte, il suicidio, la famiglia. A Jada Pinkett Smith (nel ruolo di Christina) è affidata la carica di capitano del cast, in questa serie in onda su TNT (“We know drama”) che fa della coralità uno dei suoi punti di maggiore forza. Al suo fianco infatti troviamo Michael Vartan (già protagonista in Alias e qui nel ruolo del Dr. Wakefield); Suleka Mathew (nel ruolo della collega fedele Bobbie); David Julian Hirsh e Christina Moore (apparsa in 90210 e qui nel ruolo, scontato, di infermiera sexy); e infine Hannah Hodson, nel ruolo di Camille, la figlia di Christina che si incatena al distributore di snack del liceo in segno di protesta. Corale anche nell’apparato produttivo, Hawthorne è infatti coprodotto dalla 100% Woman Productions, di proprietà della protagonista Pinkett Smith, che si occupa anche di produzione musicale. Tutto converge su di lei ed inevitabilmente la torre crolla.

Crisi d'identità

"Hawthorne non può fare diagnosi. E’ una commedia; è un drama. E’ un casino, affrontato da Jada Pinkett Smith” - così scriveva il Boston Herald all’uscita della serie nel 2009, titolando “Hawthorne soffre di crisi d’identità”. L’immagine ci sembra più che azzeccata. Il vero dramma di questi primi 50 minuti di visione, avviene infatti fuori dallo schermo, in cui lo spettatore tenta invano di sintonizzarsi al tono della narrazione. Dal tragico al comico, si passa all’approccio cinico per finire con l’esistenziale ed il drammatico. C’è tutto e proprio per questo non c’è niente. Mentre la recitazione è convincente, la regia ci appare incerta e ci estrania dalla vicenda poiché in definitiva non ne capiamo l’attitudine. Hawthorne è un po’ come quell’amico che racconta una barzelletta che non fa ridere o un comico che non riesce a farsi prendere sul serio. La colpa è forse dell’inflazione delle medical series che da ormai un decennio hanno spolpato l’immaginario delle persone e indotto inevitabilmente al clichè i nuovi format sullo stesso tema. Qui, come in Scrubs, la colonna sonora fa da contrappunto agli sketch pseudo-comici e serve da sfondo alle scene “esistenziali”. Peccato che mentre personaggi come quelli del Dr. Cox fossero plasmati all’interno di un contesto evidentemente surreale e autoriflessivo, la nostra infermiera Christina annega in un realismo strappalacrime in cui le gag e le battutine ciniche sono davvero fuori luogo.

hawthorne HawthoRNe è un “Dr. ER” sporcato dallo stile in brutta copia di Scrubs. Se vi piacciono i temi esistenziali come la morte, la malattia, il senso della vita, accomodatevi pure, ma non aspettatevi grosse novità. Spalleggiato da un cast molto convincente, questo serial perde clamorosamente sul piano della regia che, almeno nel primo episodio, non riesce a trovare un tono e di conseguenza non permette allo spettatore di agganciarsi alla realtà della vicenda.