Helstrom: Prime impressioni sulla serie Marvel in onda su Disney+

Helstrom si presenta con un fascino innegabile ed alcuni punti di forza non banali, ma con un tono e dei protagonisti tutt'altro che convincenti.

Helstrom: Prime impressioni sulla serie Marvel in onda su Disney+
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Da appassionati di serie tv a volte si possono affrontare delle situazioni spiacevoli, escluse le improvvise cancellazioni che rimarranno sempre e comunque gli attentati più gravi alla nostra salute mentale. Questa volta ci riferiamo al lasso di tempo che intercorre tra l'uscita originale e la messa in onda italiana di uno show, un'attesa che può andare ben oltre la voglia di vedere quel prodotto. Il caso di Helstrom, uno dei telefilm più attesi dello scorso anno basato su personaggi Marvel e sbarcato tra le novità Disney+ di febbraio, è in tal senso emblematico: una produzione un po' travagliata - originariamente concepita come parte di un progetto più ampio in seguito accantonato -, stroncature totali ricevute dalla critica e cancellazione avvenuta già dallo scorso dicembre.

Con un bagaglio del genere è troppo facile partire prevenuti. Helstrom, al pari di qualunque altra serie, merita invece di essere vista a mente sgombra e le prime due puntate, pur mettendo in mostra alcune criticità, non sembrano il preludio ad una catastrofe talmente disastrosa, nonostante al momento è improbabile che questo show rientrerà tra le migliori serie Star.

Un prodotto bipolare

Protagonisti della vicenda sono Daimon (Tom Austen) e Ana (Sydney Lemmon) Helstrom, fratello e sorella segnati profondamente da un'infanzia a dir poco traumatica: un padre serial killer, una madre posseduta da un'ignota entità demoniaca e numerose altre disavventure. Non sorprende allora che i due siano divenuti esperti dell'occulto e che passino molto del loro tempo ad indagare proprio in casi riguardanti demoni o creature soprannaturali, potendo disporre oltretutto loro stessi di misteriose abilità.

Separati da anni poiché incapaci di andare d'accordo, le strade di Daimon e Ana si riuniranno a causa di un piano architettato dalla diabolica madre, che preannuncia scenari tutt'altro che idilliaci. Il primo aspetto impossibile da non notare è l'eccellente comparto tecnico, da questo punto di vista Helstrom si presenta come un vero e proprio gioiello ornato da effetti speciali meravigliosi e una regia che trova un'interessante via di mezzo tra la pulizia dei movimenti di camera e gli avvenimenti disturbanti.

Una dimensione del mistero, di un mondo stracolmo di persone ed entità corrotte, degenerate e putrescenti che Helstrom sembra per ora comprendere alla perfezione. Non è facile gestire questo tipo di mistero: se si svela l'intreccio diventa banale e spento, se si mantiene troppo rischia di risultare un ammasso incomprensibile e vuoto. La serie targata Hulu, invece, sa cosa svelare e cosa no, come stuzzicare e tenere alta l'attenzione senza dar via le sue carte e non è un merito comune, anzi. È un equilibrio delicato fin qui sfruttato al massimo, cui però non segue un tono adeguato.

E qui iniziano le note dolenti, perché un telefilm che scava così tanto in complesse questioni psicologiche e in argomenti strazianti deve essere sostenuto da toni sporchi, cruenti, duri. Nelle prime due puntate di Helstrom non c'è inspiegabilmente nulla di tutto ciò, problematica che si ricollega al secondo scottante difetto, ovvero i protagonisti. Daimon e Ana sono tanto intriganti e carismatici da soli quanto poco convincenti insieme, con anni e anni di rabbia repressa e rimorsi tramutati in timide frecciatine. Ci sono certamente aspetti assuefacenti in Helstrom, ma a volte le componenti non si fondono in modi soddisfacenti, per usare un eufemismo.

Helstrom Helstrom è a tutti gli effetti un prodotto bipolare, almeno nelle sue prime due puntate. Da un alto, infatti, è presente un comparto tecnico brillante e convincente e una gestione del mistero, dell'arcano, dell'inspiegabile che sfiora la perfezione. Svela giusto quel che serve per tenere alta l'attenzione e conquistare lo spettatore, nascondendo tutto il resto. Un merito non comune e un equilibrio che non tutti riescono a tenere in piedi, spesso neanche nelle fasi iniziali. Dall'altra parte, però, c'è un problema di toni all'interno della serie, troppo innocenti e poco crudi per un prodotto che fa degli aspetti più ripugnanti dell'essere umano - e non solo - il suo cardine. Problematica che si ripercuote inevitabilmente sulla caratterizzazione dei protagonisti Daimon e Ana, validi e carismatici in solitaria e deboli se non proprio noiosi insieme. Vedremo nelle prossime settimane quale faccia della medaglia trionferà.