High Maintenance: un'occhiata alla nuova stagione della serie HBO

Dopo un anno di pausa, HBO riporta sugli schermi High Maintenance, brillante comedy che racconta la quotidianità attraverso la marijuana

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Nel mondo dei network premium d'oltreoceano non c'è sempre solo spazio per le produzioni dal budget stellare. Prendiamo HBO, ad esempio, una rete televisiva che negli ultimi venti anni ha investito moltissimo per le proprie serie TV, tanto da portare tanti a paragonare i vari True Detective, Westworld e Game of Thrones a dei veri e propri blockbuster hollywoodiani. Eppure, sempre HBO ha in questi anni dato spazio anche a produzioni minori, investendo nel mercato degli indie e, a dispetto di ciò, non abbassando mai i propri standard qualitativi, come nel caso dei vari progetti dei fratelli Duplass (Togetherness e Room 104) o di High Maintenance, che in origine era addirittura una webseries distribuita su Vimeo e che è ormai giunta alla sua seconda stagione. Una stagione che promette molto bene.

Il caso mediatico

Nel suo piccolo, High Maintenance ha rappresentato un piccolo caso mediatico sul come si possa creare un tipo di intrattenimento validissimo pur non avendo grossi capitali alle spalle. E HBO, che è da sempre attenta a tutto ciò che riguarda la serialità televisiva, ha preso la palla al balzo, facendo firmare ai suoi due creatori, Ben Sinclair e Katja Blichfeld , un contratto con cui si assicuravano i diritti della serie tv, garantendo in più il budget per una prima stagione, questa volta proprio su HBO. Prima stagione andata in onda, con un buon successo di pubblico, nel 2016, tanto da garantirne il rinnovo per una seconda, il cui primo episodio è arrivato negli schermi statunitensi proprio qualche giorno fa. E con grande piacere possiamo già confermarvi che High Maintenance continua a confermarsi come uno dei prodotti più raffinati, piacevoli e divertenti dell'intero panorama seriale odierno.

La marijuana come collante sociale

High Maintenance è ambientata a New York ed è una comedy ‘quasi' antologica, senza una trama orizzontale, con personaggi sempre diversi. L'unica costante è The Guy, interpretato proprio da Ben Sinclair, una delle due menti dietro il progetto. The Guy è una sorta di spacciatore di marijuana a domicilio; un trentacinquenne tranquillo, preciso ma flessibile, di compagnia, mai invadente e con una buona varietà di cannabis a disposizione: insomma, una sorta di professionista del settore. Il paradosso è che The Guy rimane, per tutti gli episodi di cui si compone la serie, sempre un personaggio marginale. Lui e la marijuana sono un pretesto per parlare di chi questa droga leggera la acquista, e cioè le persone comuni con le loro storie. High Maintenance non è infatti, come banalmente si potrebbe pensare, una serie tv sugli spinelli; anzi, è parecchio distante da comedy alla stregua di Weeds. Si tratta infatti di una serie che fa della marijuana quasi solo un pretesto per parlare d'altro, distaccandosi così dai vari cliché comici sul mondo della cannabis e del relativo spaccio. Qui l'erba è praticamente un collante narrativo che permette di parlare d'altro, attraverso tante storie diverse. E si tratta di storie in larga parte riuscitissime, che parlano della quotidianità alternando momenti ilari ad altri più riflessivi.

Una specie di Sundance ma un po' fumato

Questa seconda stagione sembrerebbe addirittura migliore della precedente, sia in termini di scrittura che di mera estetica, che inevitabilmente pesca a piene mani dall'immaginario che in questi anni il cinema indipendente del Sundance ha contribuito a consolidare, con piacevoli brani indie-folk in sottofondo, immagini dai colori saturi e riprese spesso a mano libera. Il primo episodio, in cui vengono snocciolate due storie sul sesso a tre e sull'accettazione del proprio corpo, ne è la prova lampante. In questa premiere di stagione inoltre troviamo una critica sottile - ma nemmeno troppo velata - ai recenti mutamenti politici americani, nei quali si è probabilmente persa quella stessa umanità di cui High Maintenance ha cercato di raccontare sin dal suo debutto su Vimeo. Sempre con leggerezza e sempre meglio, come testimonia la scena che conclude questo primo episodio: un palloncino di un bambino messicano che rimbalza da una parte all'altra del vagone della metropolitana, con i passeggeri che, superata la rigidità iniziale, si lasciano andare, tutti loro, giocando col piccolo. Pura poesia seriale.

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