House of Cards: un primo sguardo alla sesta (e ultima) stagione

Tra scandali e controversie arriva in Italia su Sky la sesta e ultima stagione di House Of Cards, amatissima serie Netflix

first look House of Cards: un primo sguardo alla sesta (e ultima) stagione
Articolo a cura di

Sebbene sia trascorso ormai un anno dallo scandalo molestie che ha travolto Kevin Spacey e, di riflesso, l'intera Netflix, resta ancora difficile non pensarci quando si guarda House Of Cards, soprattutto se si vuole valutare l'ultima stagione dello show. Non tanto per questioni etiche e morali, intorno alla quali si è già dibattuto a sufficienza, quanto più per l'impatto che tutto ciò ha avuto sulla struttura stessa del progetto, sia in relazione alla completa assenza dell'attore che alla decisione di ridurre budget e numero di episodi. Non è possibile ignorare un viaggio, quello della produzione di cui Kevin Spacey era protagonista, durato anni e costellato di successi. Un tragitto che si concluderà proprio con questa sesta stagione, probabilmente in largo anticipo rispetto a quelli che erano i piani iniziali della produzione, e che ha visto uno show sempre più in difficoltà col passare del tempo.

Il mio turno

"Ora è il mio turno". Con queste parole Claire Underwood (Robin Wright) poneva fine a una quinta stagione ricca di sorprese ma quanto mai in affanno. E in effetti, in questa nuova serie di episodi, Kevin Spacey non è presente. Il taglio con il passato e con le controversie è stato tanto netto quanto maldestro. Il nome di Francis Underwood ancora abita le stanze della Casa Bianca, circola per le strade di Washington D.C., fa la propria comparsa nei discorsi di politici e politicanti. Eppure, della sua immagine non vi è traccia. Certamente non una sorpresa, non solo alla luce dello scandalo, ma anche delle dichiarazioni che hanno preceduto la distribuzione degli ultimi otto episodi.

A monopolizzare l'attenzione delle telecamere è ora Robin Wright, con una Claire Underwood che, pur non riuscendo a pareggiare il carisma della sua controparte, dà vita a una performance attoriale forte e decisa. È il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, costretto a lottare per un futuro messo fin troppo in pericolo dalle azioni del passato. Un passato che continua, seppur a sproposito, a essere utilizzato come positivo termine di paragone in opinioni e giudizi. Perché anche prima dell'improvviso allontanamento di Kevin Spacey, lo show creato da Beau Willimon aveva perso gran parte di quelle caratteristiche che ne avevano decretato il successo fin dal suo debutto nel 2013.

Antichi problemi

Le criticità che affiorano nelle prime puntate di questa sesta stagione non sono infatti dissimili da quelle che hanno azzoppato, con sempre maggior veemenza, il fluire della serie. Il panorama all'interno del quale lo spettatore è lanciato è caotico, confusionario, imprevedibile. Lo era stato fino all'ultimo secondo del precedente ciclo di episodi e, forse, lo sarà anche fino alla conclusione di questo viaggio durato cinque anni. Un caos, quello derivato dalla frettolosa riscrittura della sceneggiatura, che si allontana dalla Casa Bianca o dalle cabine elettorali e che sembra volersi focalizzare su una battaglia, quella tra governo federale e lobby, in cui il risuonare delle dichiarazioni è più assordante di un clangore di spade. Uno scontro potenzialmente mortale e inverosimile, che tra presunti attentati e dichiarazioni di guerra abbandona qualunque velleità di realismo in favore di un artificioso sensazionalismo e di una spasmodica ricerca dei colpi di scena.

Dopo cinque stagioni e qualche episodio appare però chiaro che l'ingrediente che ha reso unico e affascinante lo show prodotto da Netflix (in Italia in onda su Sky Atlantic) è proprio la caratterizzazione dei personaggi e un'indagine certosina delle motivazioni che li spingono verso il potere. Elementi che, con il passare del tempo, hanno trovato sempre meno spazio all'interno della narrazione. Per quanto il carisma del personaggio di Spacey quindi abbia contribuito al successo della serie e al mascheramento di numerosi difetti narrativi, le problematiche che rischiano di caratterizzare questa stagione hanno radici ben più radicate e difficili da raddrizzare. La speranza è quella di assistere a un finale che renda merito, con semplicità e senza voglia di strafare, a uno degli show più amati degli ultimi anni.