First look House of Lies - Stagione 1

Un consulente aziendale senza scrupoli e la sua famiglia problematica!

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Dopo Californication e Shameless, su Showtime arriva House of Lies, una nuova serie televisiva ispirata dal libro House of Lies: "How Management Consultants Steal Your Watch and Then Tell You the Time" di Martin Kihn. Le premesse per un buon prodotto ci sono tutte: ottimo cast, sceneggiatori d'esperienza e dei personaggi sulla carta potenzialmente interessanti e divertenti. Il pilot, però, non riesce a convincere del tutto e presenta una serie di difetti non trascurabili.

Un personaggio diviso tra lavoro e famiglia

Protagonista del serial è Marty Kaan (interpretato dall'attore Don Cheadle): un consulente aziendale di Los Angeles esperto in salvare l'immagine dei suoi clienti, aiutato di volta in volta dalla sua squadra composta da Jeannie Van Der Hooven (Kristen Bell), Clyde Oberholt (Ben Schwartz) e Doug Guggenheim (Josh Lawson).
Nella prima puntata lo spettatore fa la conoscenza anche della famiglia di Marty: l'ex moglie e avversaria in campo lavorativo Monica (Dawn Olivieri), il padre Jeremiah (Glynn Turman) ed il figlio preadolescente Roscoe (Donis Leonard Jr).
Gli eventi principali del pilot si svolgono però a New York, dove Marty e il suo team devono trovare una soluzione che risollevi le sorti di un'azienda specializzata in mutui che attraversa un periodo difficile, a causa della crisi economica legata ai prestiti sub-prime.
Tra stripper con tendenze lesbiche, gli scontri verbali e gli incontri sessuali tra Marty e l'ex moglie, il figlio che si veste da ragazza e vuole ottenere la parte di Sandy nella rappresentazione scolastica di Grease, il padre ex psicologo in pensione ed il talento comunicativo dei protagonisti, House of lies mette tante carte in tavola ma nessun asso in grado di far vincere la partita.

I (non pochi) difetti

House of lies si affida all'esperienza dello sceneggiatore Matthew Carnahan per portare sul piccolo schermo una realtà lavorativa spesso fatta di finzione e bugie. Il risultato finale, almeno in questo esordio, non convince però del tutto, sopratutto a causa di alcune scelte narrative e al modo in cui sono stati delineati i personaggi, sopratutto quelli femminili.
Il primo grande difetto è il continuo fermare lo scorrere degli eventi per far parlare Marty direttamente con gli spettatori, espediente che dovrebbe rendere più chiari certi passaggi e spiegare le pratiche dei consulenti aziendali. Il risultato è invece un rallentamento del ritmo narrativo e un leggero senso di irritazione nel vedere il protagonista impegnato nel chiarire elementi che non hanno bisogno di spiegazione alcuna.
Il secondo difetto è il modo con cui vengono rappresentati tutti i personaggi femminili. Si passa dalla donna in carriera talmente poco femminile da adeguarsi ai comportamenti dei suoi colleghi, fino alla ex-moglie dalle tendenze psicopatiche, passando per donne represse e lesbiche, spogliarelliste spregiudicate e persino una madre di una compagna di scuola del figlio che cede agli approcci di Marty senza apparente motivo. Le donne in House of lies sono tutte o oggetti in balia degli uomini o stereotipi dei luoghi comuni che associano le lavoratrici di successo alle immagini di fredde calcolatrici o di persone dalle difficoltà a rapportarsi in modo equilibrato con la società. L'approccio poco equilibrato nel rappresentare i personaggi non aiuta certamente a conquistare il pubblico, specialmente quello femminile.
Il terzo difetto evidente del pilot è quello di perdere l'occasione di essere un prodotto intelligente e sofisticato, superando troppo spesso i limiti tra il divertente e il surreale, tra il sexy ed il volgare.

Un buon cast

Non si può invece criticare il cast. Gli attori sono tutti ottimi interpreti di esperienza e in grado di risultare credibili anche nei momenti di minor efficacia della sceneggiatura. Fa piacere rivedere Kristen Bell sul piccolo schermo in una parte non secondaria, anche se per ora ancora in ombra, dopo l'indimenticabile Veronica Mars.
Don Cheadle riesce a sostenere la responsabilità di essere il protagonista principale e, nella sequenza finale, cerca di suggerire che forse Marty ha più ombre nella sua vita e dilemmi interiori di quanto voglia far credere.
Una nota di merito va inoltre al giovanissimo Donis Leonard Jr, che risulta forse il personaggio più simpatico, con la sua decisione, piena ancora di innocenza, di voler sperimentare diverse espressioni di identificazione di genere, inoltre, i suoi tentativi di sabotare la compagna di classe, colpevole ai suoi occhi di avergli rubato la parte di Sandy, sono tra le sequenze più spiritose di tutta la puntata.
La regia di Stephen Hopkins e la fotografia del primo episodio sono ben curate ed evidenziano con efficacia anche a livello visivo le differenze tra vita privata ed ambiente di lavoro.

House of Lies - Stagione 1 Non mancano i buoni momenti narrativi in questo esordio della nuova serie targata Showtime (la presentazione con cui il team di Marty convince il cliente, alcuni dialoghi brillanti tra colleghi), ma si sente la mancanza di una identità ben precisa che permetta a House of lies di distinguersi nel panorama televisivo. Il materiale per un potenziale serial di successo rimane quindi per ora parzialmente inespresso nelle mani dei produttori e degli sceneggiatori che dovranno dimostrare, nei prossimi episodi, se il serial avrà un suo futuro.