Killing Eve: prime impressioni sulla seconda stagione

Dopo aver sorpreso ed entusiasmato pubblico e critica, Killing Eve ritorna con una stagione ricca di promesse e potenzialità.

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Al suo arrivo sugli schermi di tutto il mondo Killing Eve ha sorpreso più o meno chiunque. Non tanto per il genere di appartenenza, perché di thriller a tinte spionistiche ne esistono molti, e nemmeno per il pericoloso gioco al gatto col topo che ha preso forma nel corso degli otto episodi, visto che sia cinema che televisione abbondano di mortali cacce all'uomo. A colpire è invece la particolare sensibilità con cui una simile produzione è stata realizzata. Killing Eve è vivace, spesso divertente, a tratti tragica, leggera eppure mai banale. Sicura e sempre coerente con la propria identità, riesce in molti, se non tutti, gli obiettivi che si prefigge. Così tanto che BBC America ne ha programmato una nuova stagione addirittura prima dell'iniziale messa in onda l'8 Aprile dell'anno scorso. A 365 giorni di distanza, arriva quindi il momento di valutare con attenzione le qualità di una serie che, arrivata alla propria seconda iterazione, ha tutte le carte in regola per confermarsi come una delle proposte più fresche ed interessanti degli ultimi anni. La seconda stagione è disponibile su TimVision con un nuovo episodio ogni lunedì, a meno di 24 ore dalla messa in onda americana.

Umorismo e tragedia

Nonostante Killing Eve sia basata sulla serie di romanzi ideata da Luke Jennings, nel corso della prima stagione si era rivelato veramente difficile non notare la mano di Phoebe Waller-Bridge dietro ai pungenti dialoghi che cadenzavano il fluire della serie. A soli trentatré anni e con già una corposa serie di produzioni convincenti alle spalle (Crashing, Fleabag), l'attrice e sceneggiatrice britannica è riuscita a elaborare la ricetta (quasi) perfetta per un nuovo cocktail di successo. Lo ha fatto calando gli intrecci narrativi all'interno di un'atmosfera tanto unica quanto affascinante.

Così come accaduto con Barry, il nuovo show ideato da Alec Berg e Bill Hader, anche Killing Eve danza con maestria sul confine sottile che separa dramma e commedia. Utilizza una sapiente alternanza tra ironia, sarcasmo e parentesi tragiche non solo per movimentare l'esperienza dello spettatore, ma anche per approfondire la psicologia dei propri personaggi. Le battute accompagnano il pubblico attraverso i salti spaziali e temporali della narrazione, mentre la cinepresa si occupa di seguire contemporaneamente le disavventure londinesi di Eve e le mortali vacanze di Villanelle. Pian piano i fili narrativi che inizialmente apparivano distanti iniziano ad avvicinarsi sempre di più, incontrandosi finalmente, nel finale di stagione, in un disordinato appartamento parigino, mentre ogni elemento presente sullo sfondo pian piano scompare, sovrastato dalle magistrali interpretazioni di Sandra Oh e Jodie Comer.

Un futuro pericoloso

Per quanto appena 30 secondi separino l'incipit di questa seconda stagione dalla conclusione del precedente ciclo di episodi, molto in realtà è cambiato. Dentro e fuori lo schermo. Mentre Emerald Fennell (coadiuvata da Luke Jennings) ha sostituito Phoebe Waller-Bridge come scrittrice, l'obiettivo viene puntato verso il disorientamento delle due protagoniste e la confusione che ammanta gli ultimi progressi narrativi. D'altronde, il loro incontro quasi mortale non può cancellare come un colpo di spugna l'intricata tela di segreti e macchinazioni costruita nel corso delle prime otto puntate. In tal senso "Do You Know How to Dispose of a Body?" aggiunge qualche spunto interessante, lasciando immaginare la presenza di sviluppi nel prossimo futuro che andranno a riguardare le indagini sui Dodici. A tenere banco sarà comunque la relazione tra Villanelle ed Eve, chiamata a un'interessante evoluzione in seguito agli avvenimenti del finale di stagione. La separazione psicologica e geografica delle due protagonista verrà presumibilmente presto colmata e costituirà il leitmotiv delle imminenti puntate. Le reazioni dei personaggi portati in vita da Sandra Oh e Jodie Comer al tragico incontro che aveva concluso la prima apparizione televisiva della serie serviranno poi per approfondire ulteriormente la loro caratterizzazione psicologica, giocando soprattutto sulle loro differenze. Se da un lato l'umorismo di Villanelle rimane una costante anche nelle tragiche condizioni di questo primo episodio, ogni espressione e gesto di quella che un anno fa era una tranquilla impiegata del MI5 tradiscono invece una mole soverchiante di rimorso e disperazione.

Lo spettatore ne è pienamente consapevole. Non per la presenza di reazioni esagerate immortalate sullo schermo per assolvere a necessità narrative. Eve non scoppia improvvisamente in un incontenibile piano o in una futile lite. La scrittura dello show si rivela ancora una volta estremamente attenta e curata. Mangia nervosamente un sacchetto comicamente ricolmo di caramelle, affetta chili e chili di verdura per fare da contorno a un pollo che pensa di aver messo in forno ma si trova ancora congelato nel frigorifero, rimane scomodamente seduta nella propria vasca da bagno mentre il telefono continua a squillare, sorride e ascolta rapita un venditore telefonico di serramenti e finestre. La sceneggiatura riesce insomma ancora una volta a traslare nell'ordinario ciò che di ordinario ha ben poco, tessendo attorno a una simile situazione un complesso gioco umoristico e riflessivo. Un semplice indizio magari, eppure sufficiente per avere fiducia nella prosecuzione di una stagione i cui obiettivi sembrano tutt'altro che semplici.