Little Fires Everywhere: prime impressioni sulla nuova serie Amazon

I primi episodi del drama familiare Amazon con Reese Witherspoon e Kerry Washington segnano il passo per una serie che forse vale la pena di seguire.

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Su Prime Video troviamo serie imperdibili e, nonostante le aggiunte al catalogo non siano numerose quanto quelle del rivale Netflix, ogni mese la piattaforma di Jeff Bezos si arricchisce di nuovi contenuti interessanti. Alle uscite Amazon di maggio si aggiunge Little Fires Everywhere, la serie basata sul romanzo di Celeste NG, uscito nel 2017 e disponibile anche gratuitamente in formato ebook in italiano su Prime Reading col titolo Tanti piccoli fuochi. Abbiamo visto i primi episodi in anteprima e se volete scoprire il potenziale di questa serie, o siete semplicemente curiosi, vi consigliamo di continuare a leggere le nostre impressioni su Little Fires Everywhere.

Tutto comincia con una scena dal forte impatto visivo: Elena (Reese Witherspoon) è sconvolta, in pigiama, di fronte al terribile incendio della sua enorme casa signorile. Un agente le si avvicina e le chiede chi potrebbe odiarla così tanto da volerle bruciare la casa, specialmente con lei dentro. L'incendio è partito perché qualcuno ha appiccato "tanti piccoli fuochi", quindi è sicuramente doloso. Viene nominata una certa Izzy, che poi scopriamo essere la sua figlia minore, che non è presente nella scena, mentre gli altri figli in macchina sembrano sicuri che le indagini saranno rivolte verso di lei.

Tanti piccoli fuochi

Torniamo a quattro mesi prima, nell'Agosto del 1997. La casa dei Richardson è ancora nel pieno del suo splendore ed Elena può dedicarsi alla routine mattutina che le consente di mantenere il suo aspetto perfetto: si pesa, fa ginnastica, legge i giornali sottolineando un articolo che porta la sua firma, prepara la colazione e fa il giro delle stanze per svegliare gli altri membri della sua famiglia. Suo marito Bill (Joshua Jackson), la già citata e ribelle Izzy (Megan Stott), Lexie (Jade Pettyjohn), che sembra una versione in miniatura della madre, Trip (Jordan Elsass), il tipico bel ragazzo di successo che fa scherzi idioti, e il nerd cinefilo Moody (Gavin Lewis).

In pochi minuti gli sceneggiatori sono stati già perfettamente in grado di delineare le relazioni e gli umori all'interno della famiglia. In particolare, il rapporto tra Izzy e la madre risulta davvero complicato, visto che la quattordicenne sembra voler scappare in ogni modo possibile dall'immagine che Elena vorrebbe proiettare su di lei, e la ragazzina pare avere un notevole talento nel farla innervosire. Moody sembra comprendere la sorella, soffrendo un po' il suo ruolo in secondo piano, mentre gli altri fratelli sono due perfetti esemplari di giovani ricchi e di successo nell'America di provincia. Il padre vorrebbe mantenere la pace in famiglia tenendo celati i conflitti in nome di un reticente quieto vivere di facciata.

Il desiderio di perfezione di Elena è evidente anche da ciò che accade subito dopo: mentre si reca al lavoro nota una vecchia auto polverosa parcheggiata da una parte, con due donne afroamericane che ci dormono dentro, e il suo istinto maniacale la obbliga a contattare le forze dell'ordine perché controllino cosa sta succedendo dentro quel macinino, che in qualche modo sciupa il panorama di prati verdissimi e perfettamente tagliati, con belle auto, case ancora sontuose e sorrisi smaglianti.

Dentro l'automobile ci sono Mia Warren (Kerry Washington) e la figlia Pearl (Lexi Underwood), che sono appena arrivate in Ohio e stanno per mettersi alla ricerca di una casa. La loro auto è una babele di valigie stipate; dormire in macchina non sembra un'abitudine inusuale per loro. La reazione di Mia all'arrivo della polizia è immediata: sveglia la figlia e le dice di mantenere sempre le mani bene in vista, perché - non ci viene detto, ma è evidente - una coppia di donne di colore può suscitare sospetti in un agente bianco, ed è meglio essere prudenti. Il mondo di Mia e Pearl non è - ancora? - quello di Elena.

Mondi diversi che si sovrappongono

Le vite delle due famiglie sono però destinate ad intrecciarsi ancora di più, perché la casa che madre e figlia vorrebbero affittare appartiene proprio ad Elena, che nel pomeriggio è orgogliosa di mostrarla alle nuove arrivate. Sarebbe l'abitazione perfetta per Pearl, che vorrebbe fermarsi il più possibile e smetterla con i traslochi continui che le hanno impedito di mettere radici.

La madre è un'artista, e preferisce affitti per brevissimi periodi, in modo da essere in grado di ripartire immediatamente nel caso necessitasse di nuovi stimoli. Elena vorrebbe invece fissare l'affitto almeno per un anno e l'affare sembra saltare, fino a quando la donna nota che l'auto delle due è proprio quella che ha segnalato qualche ora prima alla polizia. Presa dal senso di colpa, Elena fa marcia indietro; la casa sarà loro, e con un grande sconto.

Elena si sente una donna progressista e dal grande cuore e non manca di sottolinearlo al marito, che appare stressato e stremato dalla vita pianificata nel minimo dettaglio e vorrebbe solo uscire dalla propria routine. Evidentemente si tratta di white shame, la consapevolezza di vivere una situazione di agio che porta a concedere più di quanto sarebbe dovuto, ma sempre mantenendo un'evidente rapporto di superiorità.

In una bella scena successiva, Elena viene a sapere che Mia lavorerà come cameriera part-time in un ristorante cinese e le offre un lavoro in casa propria, cercando disperatamente di trovare delle parole che non suonino razziste. Con scarsissimo successo, visto che alla definizione di "house manager" Mia ribatte prontamente: "come una domestica?".

I dialoghi tra le due donne così diverse sono tra i momenti più interessanti dei primi episodi: Kerry Washington e Reese Witherspoon sono ottime attrici, perfettamente calate nella parte, e riescono a dare perfettamente vita ai rapporti di potere e al mood nostalgico di fine anni '90 della serie. Sono loro i motori della narrazione e, non a caso, il romanzo di Celeste Ng è stato notato dalla Witherspoon prima ancora che uscisse. È stata lei a proporre di farne una miniserie, prima alla Washington, poi ai network, finché Hulu ha accettato la sua proposta.

Grande attenzione ai dettagli

Sono tanti i piccoli dettagli dai quali si nota l'attenzione che la produzione ha voluto riservare a questo progetto: la scelta del cast (non può essere un caso che il marito di Elena sia interpretato da Joshua Jackson), delle musiche che si ascoltano, dei programmi che i ragazzi guardano in tv. Ci sono decine di citazioni praticamente in ogni scena e gli over 35 sobbalzeranno più volte ricordando episodi e situazioni della loro adolescenza.

Se fosse stata narrata con un tono diverso Little Fires Everywhere avrebbe potuto essere un'ottima commedia, ma sono proprio le reazioni tra i personaggi a spostare il tutto verso il dramma. Mia dà sempre l'impressione di non trovarsi a proprio agio in nessun luogo e di nascondere dei segreti terribili, testimoniati anche dai suoi incubi. Cominciamo a scoprire qualcosa nei due episodi successivi, ma c'è molto da scoprire al riguardo.

Anche del rapporto tra i Richardson e Izzy vediamo solo la punta dell'iceberg, in quella che è una seconda sottotrama decisamente riuscita, quantomeno nei primi tre episodi. La giovane Megan Stott è davvero perfetta nell'interpretazione di una quattordicenne nel 1997, quando ancora il mondo non era così libero e pronto ad affrontare la diversità, ma allo stesso tempo era più ingenuo e in qualche modo più ottimista nei confronti del futuro.

La ribellione di Izzy è poetica e ruggente allo stesso tempo, e lo spettatore non può non fare il tifo per lei. La stessa cosa succede in qualche modo anche per Pearl e Moody, che specialmente all'inizio sembrano disperatamente alla caccia dell'affermazione della propria normalità. Una storia di amicizia e amore che si sviluppa lentamente, ma che dà l'impressione di poter cadere in qualche stereotipo specialmente dopo il primo episodio.

little fires everywhere Little Fires Everywhere sembra un po' soffrire della stessa ansia da perfezione che affligge il personaggio di Elena. La voglia di inserire fin troppi messaggi, di costruire ogni scena e ogni dialogo alla perfezione, di rendere ogni personaggio simbolo di qualcosa di più, rischia di far storcere il naso. Il troppo stroppia e si sarebbe potuto lavorare di sottrazione, limando alcuni personaggi (la storia di Lexie col fidanzato, ad esempio), sviluppandone maggiormente altri. Questa analisi si basa sui primi tre episodi, quindi non escludiamo che nel prosieguo alcuni nodi verranno sciolti, ma la sensazione è che manchi qualcosa a Little Fires Everywhere per potersi considerare una serie davvero riuscita. Tanti piccoli fuochi vengono accesi, ma non a tutti viene prestata la necessaria attenzione. L'ottima messa in scena, la regia efficace e le belle interpretazioni sono sicuramente un valore aggiunto. Il giudizio generale non può che essere moderatamente positivo, ma rimandiamo le valutazioni finali alla recensione completa.