Little Voice: prime impressioni sulla nuova dramedy di Apple TV+

La nuova dramedy musicale di Apple tenta di inserirsi in un panorama affollato, ma sembra volerlo fare con grande personalità e naturalezza.

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Sembra proprio che l'estate di Apple TV+ sarà all'insegna della buona musica, che è in fondo una scelta sempre vincente, se fatta con criterio. E mentre Central Park continua, settimana dopo settimana, a proporci continuamente intermezzi musicali sempre più freschi, variegati e sorprendenti (qui potete leggere le nostre prime impressioni su Central Park), Little Voice esplora invece la piega più intimista del comporre musica. Le vicende di Bess (Brittany O' Grady) raccontate nella serie, che rappresenta una delle due novità Apple di luglio, vogliono infatti assumere la forma di una piccola - ed al contempo grande - odissea personale; in pochissime parole una dramedy come quelle che vanno molto di moda negli ultimi anni. La domanda in questi casi è in sostanza la stessa: riuscirà la nuova scommessa Apple a distinguersi in un panorama piuttosto agguerrito?

È ancora troppo presto per dare un responso definitivo; Little Voice debutterà il prossimo 10 giugno e noi la stiamo piacevolmente vedendo in anteprima, trasportati dalle lotte di Bess, ma anche dalle delicate musiche originali composte da Sara Bareilles, talentuosa come sempre.

Un dilemma forse irrisolvibile

Come spesso accade nel genere dramedy, l'intreccio risulta estremamente basilare, ma non semplicistico. Tutto ruota intorno a Bess, una ragazza nel pieno dei suoi vent'anni che vuole dedicare la sua vita alla musica. Sa suonare numerosi strumenti, ha una voce meravigliosa ed un talento tutt'altro che comune nel comporre e scrivere canzoni.

Però c'è un unico problema: le manca il coraggio. A bloccare ogni sua ambizione è una forte paura da palcoscenico, dovuta ad una prima esibizione in cui è stata presa in giro da un pubblico rumoroso. E Bess non riesce ad andare oltre questo trauma, pur provandoci con il pieno delle sue forze. Si delinea immediatamente il leitmotiv dell'intera serie; quel contrasto, quel dissidio interiore tra la voglia di farsi un nome e mostrare al mondo le sue potenzialità e la dolorosa consapevolezza di non riuscirci, almeno per il momento. Subito allora subentra la paura, il terrore che anni di sforzi e di lavoro possano risultare vani e che il futuro non le riservi altro che cantare qualche cover o esibirsi ai matrimoni o tutt'al più insegnare.

Può sembrare poco, ma la verità che è il meraviglioso appeal di Little Voice è tutto qui. La serie creata da Jessie Nelson non sembra voglia brillare particolarmente per narrativa o colpi di scena, perché ciò che la contraddistingue è una naturalezza fuori dal comune.

Ogni scena, ogni situazione, ogni dialogo, tutto è permeato da una squisita genuinità, da una delicatezza che si vede fin troppo raramente. E di conseguenza basta osservare Bess provare qualche accordo nel garage e, quasi per miracolo, si è già in profonda empatia con il suo personaggio e il suo - forse irrisolvibile - dilemma. Una volta catturati da questa naturalezza, non possiamo far altro che seguirla, magari sperando che la prossima canzone sia quella giusta.

Little Voice Little Voice si presenta come un prodotto piuttosto classico, ma allo stesso tempo estremamente sorprendente. All'apparenza le vicende di Bess sembrano ricalcare quasi alla perfezione i vari stilemi del genere dramedy che tanto va di moda negli ultimi anni. Insomma, un personaggio centrale fortemente carismatico, con un profondo trauma alle spalle, e tutto, dalla narrativa alla regia, gli ruota intorno. Ad un occhio più attento, però, fin dalle prime scene inizia ad emergere qualcosa: uno straordinario senso di naturalezza. Non ci sono filtri umoristici particolari, non ci sono situazioni leggermente bizzarre, ma soltanto un'incredibile genuinità da pelle d'oca. Ed è impossibile non simpatizzare immediatamente con Bess e il dilemma che la sta dilaniando. Le potenzialità ci sono, bisognerà solo vedere fino a che punto saranno sfruttate.