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Lucifer 4: le prime impressioni sulla nuova stagione targata Netflix

Il primo contatto con la nuova stagione di Lucifer, dopo il passaggio su Netflix, è sicuramente positivo. Il perché è presto detto.

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"Dio fece il cibo, il diavolo il condimento". Sin dai primi episodi della primissima stagione di Lucifer è sempre stata ben chiara una cosa: Tom Ellis è nato per questo ruolo, e buona parte del successo dello show è, probabilmente, merito suo. La quarta stagione di Lucifer, la prima dopo l'aquisizione dello show da parte di Netlfix, mette subito in chiaro una cosa fondamentale: il Diavolo è tornato, è più sicuro di sé ed è pronto a rubare nuovamente la scena. Per fortuna, però, il resto della truppa non vuole essere da meno, componendo così, ancora una volta, un mosaico qualitativamente sempre più valido e che, almeno in queste primissime battute, promette grandi cose per il futuro. Un futuro incerto, in cui le forze in gioco sembrano operare in modi misteriosi, per fare una sonora citazione religiosa.

Accendi un diavolo in me

Ci eravamo lasciati con un cliffhanger clamoroso, di quelli dall'impatto sonoro e polveroso. La detective Decker (Lauren German) ha - finalmente - guardato negli occhi il vero volto di Lucifer, tornato in "possesso" della sua forma demoniaca una volta distrutto il perfido Caino/Pierce (Tom Welling). Inutile dirvi quanto quella scena abbia generato un'enorme numero di speculazioni nella mente dei tantissimi fan dello show, da sempre desiderosi di assistere a quella tanto attesa scintilla tra i due protagonisti indiscussi. E invece, nulla.

La quarta stagione si apre con un Lucifer intento ad allietare una spoglia platea, composta per la maggior parte da se stesso, i suoi pensieri e il suo smisurato - ma ferito - ego, con un'interepretazione canora ai limiti dell'autocommiserazione. Il diavolo non si rassegna: Chloe è sparita, subito dopo gli eventi della passata stagione, desiderosa di allontanarsi dalle clamorose rivelazioni a cui ha assistito. In un batter d'occhio, però, tutto sembra tornare alla normalità, giacché la detective riappare magicamente e sembra essere assolutamente in pace con se stessa. Si dichiara non spaventata né preoccupata dalla vera natura del suo partner, che, incredibilmente, trova in questa nuova e inaspettata situazione un nuovo motivo per crogiolarsi nei pensieri più nefasti. Ha paura, Lucifer, paura di aver perso Chloe, e qui vediamo il ritorno di Linda (Racheal Harris), che fa sempre da consigliera, amica e, chiaramente, psicanalista di un po' tutti i protagonisti, anch'ella appartentemente ritornata alla normalità dopo le tumultuose vicende passate.

Quando Il lavoro chiama...

Una volta tornata la normalità, è tempo di rimettersi a lavoro. Un nuovo, scottante caso investe i soliti noti, costringendo anche i vari Dan (Kevin Alejandro) e Ella (Aimee Garcia) a tornare sulla scena, nonostante la fresca ferita per la perdita di Charlotte, accidentalmente uccisa da Caino nel finale della terza stagione. Le reazioni dei due sono, com'era ampiamente prevedibile, diametralmente opposte: Ella si mantiene, come al solito, un raggio di sole abbagliante, mentre Dan preferisce sfogare la propria frustrazione su Lucifer che, sorpreso dalla reazione fin troppo pacata di Chloe, chiede supporto proprio a quello che lui ormai reputa un suo amico. Chloe sembra aver reagito fin troppo bene alla rivelazione sulla vera natura del suo strampalato partner, ma pare nascondere uno stato mentale tutt'altro che sereno.

Le preoccupazioni, i dubbi, quella sensazione di vuoto, come se mancasse qualcosa, diventa incredibilmente ridondante all'interno dell'episodio, visto che, oltre alla Decker, anche Mazikeen (Lesley Ann-Brandt) e Amanadiel (D.B. Woodside) arrivano a questa nuova stagione con tanti dubbi e tanta voglia di andare avanti, bloccati però in un loop mnemonico difficile da superare, seppur completamente diverso l'una dall'altro.
La demone è desidrosa di farsi perdonare da Chloe e, soprattutto, dalla piccola Trixie per i poco onorevoli atteggiamenti più recenti, mentre l'angelo è scisso in due tra la volontà di ritornare alla sua realtà e quel nenonato desiderio di costruirsi una vita nella città degli angeli. Un inizio di stagione in cui, dunque, il fattore riflessivo si respira a pieni polmoni, senza però perdere in alcun modo l'inconfondibile stile della serie, sempre goliardica.

Più azione, meno distrazioni

Parlando del diavolo in persona, è impossibile non tirare in ballo la parola "distrazione". E proprio in questa quarta stagione, la prima originale Netflix, la volontà di lasciarsi trasportare il meno possibile da distrazioni ed elementi accessori vari è più papabile che mai. Se da un punto strettamente audiovisivo la serie non ha subito alcuna mutazione rispetto al passato, né tantomeno sul piano del ritmo e della narrazione, a venir pesantemente ritoccato è il format della stagione stessa, che sarà composta da dieci episodi, tutti disponibili nello stesso momento.

È chiara la volontà di rendere più concisi gli episodi, focalizzandoli quasi esclusivamente sugli aspetti più importanti e centrali nell'economia della storia, sia quella personale dei vari personaggi sia quella generale, sullo sfondo di un disegno apparentemente ancor più grande di quanto sembrerebbe.
E proprio gli attimi finali di ogni episodio hanno quella particolarità di concludersi in modo aperto e continuativo, sottolineando ancora di più la volontà di scandire in modo più accelerato gli eventi delle storia. Per fortuna, comunque, in mezzo ai tanti problemi e preoccupazioni, in particolare il primo episodio della nuova stagione ha avuto quell'attimo di lieto fine, in cui più di una delle personalità in gioco è riuscita a trovare un piccolo attimo di pace, in vista della più classica delle tempeste in arrivo. Del resto, se Chloe si lascia andare a un dialogo molto equivoco sul futuro di Lucifer e sulle sue prossime mosse al riguardo, non possiamo che aspettarci grandi scossoni dai restanti episodi che ci separano dal finale di stagione. "Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini": in questo caso, nessuna citazione potrebbe essere più adatta.