Mosaic, un primo sguardo sul mistero “interattivo” targato Soderbergh

Arriva in Italia su Sky Atlantic la miniserie HBO che in patria è stata realizzata in due versioni, per diversi tipi di schermo.

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Dopo aver (temporaneamente) abbandonato il cinema nel 2013, il regista Steven Soderbergh aveva deciso di darsi alla televisione, firmando tutti gli episodi di The Knick per la Cinemax, parte del pacchetto HBO. Successivamente è passato a Netflix, creando Godless insieme a Scott Frank, per poi tornare in casa HBO con Mosaic, il primo di tre progetti che il cineasta ha in mente per sfruttare le nuove tecnologie: prima che la miniserie andasse in onda negli Stati Uniti tra il 22 e il 26 gennaio (un episodio al giorno dal 22 al 25, e gli ultimi due in tandem il 26), è stata infatti messa a disposizione, ma solo per il mercato americano, un'applicazione per smartphone (e successivamente anche per computer) che permettesse al pubblico di seguire la storia in modo interattivo, scegliendo il punto di vista in base ai vari personaggi presenti nella serie e approfondendo ulteriormente l'esperienza tramite la sezione "Discoveries", contenente materiale supplementare quali i messaggi telefonici, articoli di giornale ed estratti televisivi legati al mistero da risolvere. Questa modalità comporta circa un'ora e mezza di contenuti in più rispetto alla versione televisiva tradizionale, l'unica al momento disponibile nei territori europei. Il tutto sotto l'occhio vigile di Soderbergh, in collaborazione con il produttore Casey Silver (ex-dirigente della Universal) e lo sceneggiatore Ed Solomon (Bill & Ted, Men in Black).

Poche opzioni

Alla luce di queste considerazioni è doveroso considerare un po' monca la fruizione di Mosaic in Italia, essendo inaccessibile la variante interattiva che, per lo meno sul piano del marketing, aveva parzialmente contribuito al fascino del progetto. Detto ciò, Soderbergh ha comunque fatto in modo che la serie potesse essere vista a prescindere dal supplemento tecnologico, e in tale ottica il primo episodio presenta una trama poliziesca intrigante e ben congegnata, dove l'omicidio della scrittrice Olivia Lake (Sharon Stone) porta a un'indagine su eventi che hanno avuto luogo quattro anni prima, quando il truffatore Eric Neill (Frederick Weller) cercò di sedurla per motivi nefasti. Il regista ha sempre avuto un occhio di riguardo per i personaggi femminili, e non sorprende che uno dei motivi principali per seguire il mistero sia proprio Olivia, interpretata da un'attrice spesso sottovalutata che nel contesto giusto - e questo è certamente uno di quei casi - è capace di regalare grandissime performance. C'è anche una piccola ma non evidente componente autoreferenziale, una sorta di chiusura del cerchio per il cineasta, che ha girato questa serie adatta ai nuovi mezzi di comunicazione nella città di Park City, nello Utah, sede di quel Sundance Film Festival dove nel 1989 la sua opera prima Sesso, bugie e videotape vinse il premio del pubblico. A quasi trent'anni di distanza l'audiovisivo si è evoluto, ma le prime due parole del titolo sono ancora in vigore.