Mr. Robot 3x01: Ritorno al Presente

Abbiamo dato un'occhiata al primo episodio della terza stagione di Mr. Robot, una delle serie TV più attese di questo autunno 2017.

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Nonostante un successo immediato e quasi unanime di pubblico e critica, Mr. Robot non sempre è riuscito a convincere tutti. Vuoi per il protagonista, bollato da alcuni come ennesimo stereotipo di giovane rivoluzionario 2.0, o vuoi anche per le forti analogie con quel Fight Club di Fincher di cui, peraltro, il creatore Sam Esmail non ne ha mai nascosto le influenze. I detrattori, del resto, ci sono sempre. Tuttavia è con la seconda stagione di Mr. Robot che questi ultimi hanno acquistato prominenza, per via non solo delle alte aspettative che la serie si portava dietro dopo un debutto da favola, ma anche per non pochi episodi reputati da alcuni fin troppo enigmatici, esageratamente ‘lynchiani'. Eppure, a dispetto di ciò, è indubbio che Mr. Robot abbia una valenza specifica di non poco conto, all'interno del mondo seriale ma non solo. Ne abbiamo scritto proprio sulle nostre pagine in questi giorni, di come la serie di Sam Esmail sia riuscita a portare con sé un indubbio fascino rivoluzionario e, soprattutto, a ridefinire il genere di appartenenza del cyberpunk, tanto da influenzare anche un esponente di spicco di un altro medium audiovisivo, quel Watch Dogs 2 che non poco deve proprio alla serie TV di USA Network. A prescindere da tutto, la terza stagione di Mr. Robot era attesa al varco come quella della maturità, per una conferma che, poco più di un anno fa, è avvenuta ma solo a metà.

Imparando dal passato

La sensazione è che Sam Esmail non abbia ignorato i feedback ricevuti nei mesi scorsi, tanto che, dopo il classico previously atto a ricapitolare gli eventi focali delle stagioni precedenti, si avverte chiaramente un ritorno a dei toni da cyber-thriller che mettono subito a proprio agio chi mantiene un ottimo ricordo della prima stagione, abbandonando così, almeno in questa premiere, quelle derive mistery tanto criticate durante la passata stagione. C'è un po' di fan service in tutto ciò, o almeno questa è l'impressione che si fa avanti dopo una manciata di minuti, con Elliot (sì, com'era prevedibile è vivo, uscito indenne, o quasi, dal cliffhanger della passata stagione) che, sorretto da un montaggio sempre puntale, indossa felpa e cappuccio nero d'ordinanza per rimettersi all'opera, con un hacking nelle intenzioni risolutore, ma che poi così non si rivelerà.

Non vogliamo però svelare ulteriori dettagli della trama, e non tanto per eventuali spoiler di sorta, che i lettori arrivati a questo punto della lettura avranno già messo in conto, quanto perché, in questa prima puntata, in termini di trama, c'è poco da dire. Vengono sì messi in moto eventi che avranno ripercussioni sino al termine della stagione, ma l'attenzione è spostata altrove; non sullo stile, quello sempre ricercatissimo, quanto sull'approccio, più affine col primissimo Mr. Robot.

Il mondo che cambia, da Brexit a Trump

Diciamolo quindi senza grossi giri di parole: c'è, in questo nuovo inizio di Mr. Robot, un ritorno all'eversivo che dunque si ripropone, ma rinnovato e attualizzato. Dal debutto della serie di Sam Esmail, tanti sono gli eventi politici che hanno caratterizzato l'Occidente intero. Dalla Brexit fino all'elezione di Trump, cui la serie non lesina attacchi nemmeno troppo velati; tutti degli avvenimenti che Mr. Robot raccoglie, assimila ed rielabora, per reagire di conseguenza. In un lungo monologo, è lo stesso Elliot che se ne rende conto, sfondando a più riprese la quarta parete. Tutti i sacrifici, tutto l'impegno profuso per migliorare la società, in realtà ha avuto l'effetto contrario: paura e disperazione dilagano fra la gente comune, con l'establishment che ne ha approfittato anzi per portare acqua al proprio mulino, aumentando la divisione fra popoli. Si tratta di cyberpunk puro. Quanto fatto dalla fsociety, poi, è stato brutalmente sfruttato dai politici per i propri interessi, riducendo a una mercificazione da bancarella, alla stregua delle t-shirt di Che Guevara, quanto fatto da Elliot e soci. Il monologo si protrae per appena una manciata di minuti, ma sono abbastanza per rappresentare un notevole apice, per stile e argomentazioni e regia, su cui Mr. Robot riesce ad elevarsi già da questo primo episodio.

Non si tratta però di un semplice ritorno al passato. Anzi, Esmail sembra, almeno inizialmente, di non voler più ingannare brutalmente lo spettatore con i giochi mentali situati all'interno della testa del protagonista. L'impressione è piuttosto quella di assistere sì a un ritorno del tema del doppio, ma questa volta in termini più novecentesca, sulla falsa riga de Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, per descrivere la schizofrenia del protagonista. Vedremo come la faccenda si evolverà a tal proposito. Quel che non è cambiato, invece, è il solito virtuosismo estetico di Esmail, come al solito bravissimo a portare lo spettatore su delle montagne russe di colori cupi e sgargianti. Quel che resta da capire è, piuttosto, se la scrittura dello stesso Esmail non finisca per risultare troppo ambiziosa, rischiando di lasciare lo spettatore, alla fine, con l'amaro in bocca.