Nightflyers: prime impressioni sulla nuova serie disponibile su Netflix

Abbiamo visto il pilota della nuova serie fantascientifica che porta su schermo un racconto scritto da George R.R. Martin

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Non di sole spade e troni ha narrato il nostro buon George R.R. Martin; ci sono stati tempi in cui l'amato e odiato creatore de Le cronache del ghiaccio e del fuoco esplorava i meandri dello spazio, domandandosi cosa fosse l'umanità, quale il suo futuro, le sue trasformazioni e perversioni. In particolare un racconto pubblicato nel 1980, Dieci piccoli umani, immaginava un futuro neanche così lontano dove poter indagare sulla sostanza di cui l'uomo è composto, su cosa lo rende tale e sull'ipotetica minaccia di qualcosa di diverso e probabilmente superiore. Per farlo si affidò a quello che oggi vediamo come il più classico dei setting delle storie horror sci-fi: c'è un'astronave con una missione, e naturalmente c'è una minaccia che mette in pericolo la vita di tutti. Senza la supervisione dello stesso Martin, impossibilitato a collaborare con altre emittenti per via di un contratto di esclusività con Hbo, Syfy ha deciso di prendere quel racconto e farne una serie che in qualche modo potesse espandere quell'affascinante universo e mettere in scena quel mix di fantascienza e filosofia. Nasce così Nightflyers, disponibile dal 1 febbraio su Netflix, che distribuisce la serie fuori dagli Usa.

Spazio 2093

Veniamo trascinati nel racconto in medias res, nel momento di massima criticità possibile; non sappiamo cosa stia succedendo, né chi siano gli unici due personaggi con cui abbiamo a che fare. Percepiamo solo l'aria di pericolo, la fuga di una, gli occhi furenti dell'altro. Dopo di questo, solo la morte. Capiremo solo successivamente che siamo nel 2093, e la nave spaziale Nightflyers è in partenza per una missione di contatto con un'antica civiltà aliena, i Volcyn. Capitano della nave è l'onnipresente e sfuggevole Roy Eris, perennemente nascosto dietro la sua immagine olografica; capo scientifico della missione è Karl D'Branin (Eoin Macken), accompagnato dal suo team di fiducia. L'uomo e la donna del prologo scopriamo essere Rowan e la dottoressa Agatha Matheson, rispettivamente lo xenobiologo e la psichiatra della compagnia. In particolare Agatha (Gretchen Mol) ha la responsabilità di tenere sotto controllo Thale (Sam Strike), un giovane L-1, quelli che nell'universo di Nightflyers sono umani che hanno sviluppato capacità telepatiche molto potenti, visti con disprezzo e terrore dai "normali", e per questo allontanati come assassini. Thale è considerato l'unico strumento efficace per poter comunicare con la razza aliena, ma fin da subito la sua presenza a bordo contribuisce a un clima di sospetto, alimentato anche da strani accadimenti. Proprio la fuga dalla sua cella di contenimento scatena una caccia all'uomo che probabilmente degenererà nella scena con cui la serie si apre, ma è ancora presto per intuire fino in fondo quali siano i segreti che si nascondono tra i corridoi della nave.

Umano, troppo umano

L'episodio pilota serve perfettamente a inquadrare il contesto e il tipo di narrazione che ci aspettano, allineandosi da subito con i canoni di un certo tipo di fantascienza dalle tinte horror che non possono che riportarci ad esempio alla saga di Alien o Dead Space. Niente alieni, almeno per il momento, ma una misteriosa minaccia, che si suppone essere lo stesso Thale, che aggirandosi mei meandri della Nightflyers semina morte e distruzione. Anche la stessa estetica della nave ricorda molto da vicino il gusto del cult di Scott, tra lunghissimi tubolari e claustrofobici corridoi. L'impianto drammaturgico apparentemente potrebbe inseguire tópoi classici, ma per smentire o confermare la cosa è necessario portare a termine la visione; invece potrebbe essere interessante il discorso che, potrebbe accompagnare l'azione, anche se per il momento è solo accennato.

A bordo dell'astronave infatti il giovane L-1 non è il solo diversamente umano; anche Mel e Lommie, membri del team di Karl, rappresentano due ulteriori tipi di sviluppo, una geneticamente modificata e l'altra dotata di impianti cibernetici. Lo sviluppo di questi tre personaggi potrebbe essere il contraltare filosofico della serie, l'occasione per riflettere sulla natura dell'uomo in pieno stile cyberpunk. In generale, un prodotto del genere è veramente difficile da giudicare da una prima approssimativa visione, tale è l'importanza di una costruzione solida dei contenuti. Il pilot ha infatti tutte le premesse per schiudersi e regalarci delle ottime ore di fantascienza, ma al contempo racchiude tutti i cliché narrativi e visivi che possono trasformarla in una space-opera qualsiasi. Staremo a vedere.