Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: la serie Prime Video dal romanzo cult

Dopo il film del 1981, arriva la nuova serie tratta dall'omonimo romanzo di Christiane F.: ecco le nostre prime impressioni.

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: la serie Prime Video dal romanzo cult
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Sono passati più di quarant'anni da quando, nel 1978, due giornalisti e una ragazza sconosciuta hanno pubblicato un romanzo per raccontare, senza filtri, il mondo della droga e della prostituzione giovanile. Oggi, dopo il successo editoriale e un film cult, i ragazzi del Bahnhof sono tornati.
Dopo l'annuncio ufficiale di Amazon Prime Video lo scorso marzo, la serie Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino approda ufficialmente sulla piattaforma streaming. Otto episodi che ripartono dalle memorie di Christiane F. per mostrare le avventure di un gruppo di adolescenti berlinesi e la loro rovinosa caduta nel tunnel dell'eroina. Abbiamo visto il primo episodio e ci siamo fatti qualche idea su un titolo che (speriamo) farà ancora parlare di sè. Tra genitori assenti e misteriose sparizioni, eccovi le nostre prime impressioni su questa nuova serie Amazon Original.

Onore al Duca Bianco

Non si può parlare di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino senza citare il compianto David Bowie. Il Duca Bianco aveva già collaborato al film omonimo del 1981 diretto da Uli Edel. Infatti, era stato proprio lui a comporre la colonna sonora: il brano Heroes , cantato durante la scena memorabile del concerto, era diventato il simbolo della pellicola.

Il primo episodio, Cuccioli, si apre con un omaggio (breve ma toccante) della rockstar, interpretata da un somigliantissimo Alexander Scheer. Impossibile trattenere un moto di commozione nell'intravedere gli iconici capelli rossi di Ziggy Stardust. Vediamo Bowie e Christiane in un flashforward a bordo di un jet privato diretto verso una destinazione (ancora) sconosciuta. Durante una turbolenza, la ragazza lo rassicura: non accadrà nulla di male, loro sono immortali. Esattamente come la sua musica.

Il tributo a Bowie continua lungo tutta la durata dell'episodio, con l'inserimento di due delle sue canzoni più famose: Rebel Rebel e Starman. Interessante notare come questi brani anticipino rispettivamente due momenti fondamentali nello svolgimento della trama: la presentazione di Christiane e degli altri giovani protagonisti, e l'incontro con Dijan, un misterioso dj e tuttofare, il cui ruolo nella serie sembra essere alquanto chiave.

Back in Berlin

Si torna a Berlino. Ovest, per la precisione. Siamo alla fine degli anni Settanta, eppure non abbiamo la netta percezione della presenza del muro che spacca in due la città. Si percepisce il contesto storico solo a partire dagli abiti dei personaggi e dalle scenografie, in tema con l'estetica del tempo. Nonostante questo, la città si qualifica fin da subito come un'altra protagonista della storia.

Cuore pulsante della vicenda è sicuramente Bahnhof, la fermata della U Bahn vicina allo zoo di Berlino, attorno alla quale gravitano molte delle vicende dei giovani personaggi. Un luogo di passaggio, in cui nessuno vuole restare e in cui frammenti di vite diverse collidono.

Rispetto al film, resta centrale il Sound, la discoteca dove il gruppo di ragazzi si riunisce per la prima volta. Qui avviene la scena più bella dell'episodio, quella finale, ma non vi sveleremo oltre per non fare spoiler. Dategli una possibilità e arrivate fino alla fine: non rimarrete delusi!

I personaggi

Facciamo subito la conoscenza dei ragazzi di Bahnhof. Emergono chiare le prime differenze con il film. Ciò che salta immediatamente all'occhio è la tridimensionalità dei personaggi personaggi, ognuno dei quali caratterizzato da uno stile distintivo non solo nel vestire, ma anche nel muoversi e nel parlare.

Se nella pellicola il punto di vista era esclusivamente quello di Christiane, ora il focus include anche gli sguardi del resto del gruppo. La durata più ampia dell'arco narrativo permette di concentrarsi sulle singole storylines, andando a indagare il disagio di ognuno dei personaggi e i motivi che (immaginiamo) li spingeranno a provare l'eroina.

Vediamo Christiane (Jana McKinnon) alle prese con una famiglia distratta: la sua voglia di emergere la spinge ad avvicinarsi agli altri membri del gruppo. C'è poi Stella (Lena Urzendowsky), in fuga da una madre alcolizzata e dalla responsabilità di accudire le sue due sorelline. Benno (Michelangelo Fortuzzi) conquista immediatamente per la dolcezza dei suoi occhi da cucciolo sperduto: per curare il suo cane Easy, l'unico essere al quale sia legato, inizierà a prostituirsi.

Axel (Jeremias Meyer) è il primo del gruppo che vediamo fare uso di eroina. Fin dalla sua prima apparizione, intuiamo una certa affinità con Christiane, ma ancora non ci viene svelato molto del suo background. Lo stesso vale per Michi (Bruno Alexander), che intuiamo aver già una certa conoscenza dei giri nell'ambiente della droga berlinese. Ultima, ma non per importanza, Babsi, rampolla di una famiglia agiata la cui infanzia è stata segnata da un evento traumatico che ha coinvolto suo padre.

Altra novità rispetto al film sono gli adulti, prima (quasi) del tutto assenti. Stavolta, le loro azioni giocano un ruolo cruciale nello svolgimento della trama. Ad esempio, ci vengono mostrati entrambi i genitori di Christiane (nel film, la ragazza vive solo con la madre) in piena crisi matrimoniale. Intuiamo che saranno proprio queste loro frustrazioni a distrarli, troppo occupati a correre dietro ai propri problemi per accorgersi di ciò che sta accadendo alla figlia.

Una nota thriller entra in scena con il personaggio già citato di Dijan, il misterioso dj del Sound , coinvolto in un giro di prostituzione minorile. Qualcosa ci dice che sarà lui a far entrare i ragazzi nell'ambiente, soprattutto Babsi, con la quale instaura fin da subito un legame. Non ci resta che guardare il resto degli episodi per scoprirlo.

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino Il primo episodio di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino esordisce con uno sguardo nuovo e moderno che cerca di catturare il clima della Berlino di fine anni Settanta e Ottanta, indagando temi universali come la dipendenza, la perdita dell'innocenza, il racconto di formazione, l'amicizia e l'amore. Si tratta di uno sguardo estremamente moderno su un'epoca ormai svanita, eppure estremamente attuale. C'è la volontà di riproporre questa storia alle nuove generazioni, che probabilmente non conoscono (se non per fama) la pellicola o il libro originali. Ma si cerca anche di comunicare a coloro che quegli anni li hanno vissuti. Un'inizio che si pone in modo curioso e accattivante, pronto per essere divorato tutto d'un fiato.