Omicidio a Easttown: la serie thriller con Kate Winslet

HBO continua a investire su prodotti crime e colmi di mistero, questa volta con uno show che vede il ritorno di Kate Winslet sul piccolo schermo.

Omicidio a Easttown: la serie thriller con Kate Winslet
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È da molto tempo, ormai, che HBO ha deciso di investire su grandi show televisivi per rilanciare la sua programmazione, segno di rinascita dopo una pandemia globale di COVID-19 che ha falcidiato tutti, compresa l'apparentemente immortale industria audiovisiva. Gli ultimi mesi del 2020 (e i primi del 2021) hanno segnato, in questo senso, un'importante tappa nel futuro dell'emittente che ha sempre regalato al pubblico mondiale produzioni di altissimo livello - basti pensare a serie già diventate dei mini-cult come si evince dalla nostra recensione di Raised by Wolves, o ad altri progetti particolarmente interessanti come dimostra la recensione The Undoing.

Proprio sulla scia del thriller con Nicole Kidman e Hugh Grant, l'emittente televisivia sussidiaria di Warner Media ha deciso di investire su un'altra opera caratterizzata da un cast stellare, e da una storia articolata e contorta, come il nuovo show Omicidio a Easttown (il cui titolo originale è Mare of Easttown), miniserie che vede come protagonista una colonna portante del cinema contemporaneo come Kate Winslet. Abbiamo avuto l'opportunità di vedere in esclusiva i primi 5 episodi (su 7 in totale) dello show scritto da Brad Ingelsby e diretto da Craig Zobel, e vi daremo le nostre prime impressioni su quanto visto sinora, rimandando il giudizio completo a stagione ultimata.

Il male insito nella comunità

L'incipit del racconto, per quanto suggestivo, non è di certo tra i più rivoluzionari nella storia della televisione. Mare Sheehan (ovvero Kate Winslet) è una detective dal grande talento, ma dalla personalità turbolenta, che vive all'ombra di un glorioso passato come giocatrice di basket liceale, una carriera accantonata anzitempo. Dopo un matrimonio fallito, la vita privata della donna si divide tra una madre oltremodo apprensiva e particolarmente invadente (interpretata da una brillante Jean Smart), due figli difficili da gestire, e un ex marito che si sta ricostruendo una vita con la sua nuova fidanzata. A completare il quadro non particolarmente rivoluzionario, troviamo il rapporto complicato con la maggiore dei suoi "bambini", l'adolescente Siobhan (ovvero Angourie Rice, già famosa per far parte del franchise Marvel di Spider-Man), che preferisce la compagnia del padre. Sicuramente, la possibilità di indagare fin dai primi minuti nella vita del personaggio di Mare aiuta il pubblico nell'immedesimazione, e porta a comprendere le motivazioni dietro alla psiche tormentata della detective; tuttavia, è innegabile che la parte meno interessante della narrazione, sia proprio il portare all'estremo uno stereotipo sfruttato già in maniera estensiva da svariati altri lavori, senza peraltro aggiungere nulla di nuovo alla tematica.

Fortunatamente, la presentazione della piccola cittadina di Easttown è, invece, ciò che più rende viva e interessante la trama. Il sobborgo della Pennsylvania, sede di una comunità all'apparenza unita e solidale (ma che è, invece, piena di contraddizioni), ci porta a esplorare un lato della realtà suburbana americana, che non viene trattato così spesso dal cinema e dalla televisione. La vita di paese non è cosa facile per chi cerca di condurre un'esistenza isolata e lontana da occhi indiscreti: tutti sono esposti al giudizio altrui, nessuno è totalmente sconosciuto, e il doppio volto dell'idilliaca periferia ci trascina all'interno di una serie di giochi perversi, volti a smascherare tutto il male insito in una comunità, colma di risentimento e di rabbia repressa.

Mistero e fascino

La trama inizia e si muove tramite l'esplorazione di un sentimento di rancore, ormai permeato all'interno degli abitanti di Easttown. Il motore scatenante della vicenda, sviluppata nel corso delle puntate, è infatti l'odio che porta alla morte di una giovane ragazza, già vittima di bullismo e di violenza (anche domestica), e la cui unica colpa era quella di volersi sentire uguale ai suoi coetanei. Un caso di omicidio, nel quale chiunque potrebbe essere il colpevole, perché in molti - purtroppo - avevano un movente. Mare inizia le sue indagini, partendo dai sospettati maggiori, per scoprire che la realtà è ben più complessa e pesante di quello che possa sembrare. Inoltre, al terribile crimine che ha sparso il sangue nella cittadina, si aggiungono anche dei casi di sparizione, che sembrano legati da un filo rosso crudele e perfido, come se un marionettista sadico avesse deciso di sfruttare il primo momento di cedimento della comunità, per dare sfogo a tutta l'immoralità rimasta sopita per troppo tempo.

Di certo, Omicidio a Easttown non si realizza nel racconto di Mare e della sua vita, quanto piuttosto nella rappresentazione dell'intera città e dei suoi toni cupi. La tensione si costruisce all'interno dei vicoli bui nei quali veniamo trascinati, nei boschi affascinanti e spaventosi, nelle case che nascondono dei potenziali carnefici, in tutta la ragnatela di intrighi e segreti, che sembra aver rinchiuso gli abitanti del posto in una gabbia senza uscita. Come tessere di un brutale domino, le vittime si moltiplicano, ed è compito di Mare porre fine a un gioco che rischierebbe di distruggere centinaia, se non migliaia, di esistenze.

Una tematica apprezzabile, che emerge dal prodotto HBO ideato da Ingelsby, è quella del dolore. Molto spesso, nei crime thriller di questo genere, si tende a non considerare molto la componente emotiva degli esseri umani costretti a vivere le tragedie sulla loro pelle, focalizzandosi soprattutto sulla frenesia e l'azione, con gli eroi che sono solamente intenzionati a fermare il killer di turno, per porre fine al suo ciclo di violenza. Nella serie diretta da Craig Zobel, invece, la componente psicologica della tragedia e della perdita non viene trascurata, e ciò permette di trattare un concetto non troppo popolare, ma quanto mai verosimile, all'interno di una storia del genere.

La vittima di un delitto non è mai una sola, in quanto la sofferenza e il tormento sopprimono crudelmente anche coloro che erano legati alla persona deceduta. Se il sentimento di disperazione non viene curato in qualche modo, esso può portare a una reazione a catena incontrollabile, ed è quello a cui si assiste nel corso degli episodi, che diventano sempre di più una corsa contro il tempo, per evitare che la situazione degeneri in maniera irreparabile. Il finale della quinta puntata, da questo punto di vista, offre allo spettatore un pathos e una sensazione di inquietudine incalzanti, che culminano in uno dei momenti più concitati dell'intera opera. La conclusione della vicenda ci saprà dire se, quanto di buono sia stato fatto fino a questo momento, verrà concretizzato a dovere, ma per ora - almeno dal punto di vista dello schema narrativo - possiamo definirci più che soddisfatti.

Una tecnica non sempre efficace

Presentati in maniera esaustiva i punti di forza della miniserie, non possiamo tuttavia non evidenziare come la realizzazione tecnica di Mare of Easttown soffra di alti e bassi, non così comuni quando si tratta di HBO (che di solito è caratterizzata da una cura maniacale delle sue produzioni). La regia mostra dei buoni spunti, specialmente nelle fasi action, risultando però piatta nelle scene statiche e introspettive, mostrando il fianco a una scrittura non troppo brillante dei dialoghi, altra nota dolente dello show. La fotografia, per giunta, soffre delle stesse problematiche della messa in scena, a tratti brillante e ben congeniata, e altre volte pigra e svogliata.

Inoltre, non risulta ben chiaro il tono con il quale ci viene presentato il prodotto. A interminabili sequenze lente e prive di spunti, si alternano situazioni frenetiche e troppo veloci da seguire, che rendono faticosa la visione. Da questo punto di vista, la struttura degli episodi pare mettersi al servizio di un ritmo alternato quasi fastidioso, con decine di minuti passati ad ascoltare lenti scambi di battute, che portano alla naturale conseguenza di veder relegati tutti i colpi di scena e i cliffhanger solo alla fine delle varie puntate, rendendo quasi inutile quanto visto prima. Se da un lato l'intensa descrizione di luoghi e della comunità mostra il lato migliore dell'opera, dall'altro i personaggi sono tutti piuttosto prevedibili nelle loro parole e azioni, dando l'impressione di avere a che fare con un lavoro piuttosto derivativo.

L'atmosfera, di sicuro, è affascinante, e a volte basta per nascondere tutti i difetti di realizzazione, ma la domanda che ci poniamo, a due soli episodi dalla fine, è quanto il setting sia stato funzionale a ciò che abbiamo visto. Non trattandosi di una sceneggiatura volta all'esplorazione degli ambienti, ma che dovrebbe invece utilizzarli solo come mezzo per portare avanti il racconto, è possibile che spesso lo spettatore possa anche distrarsi, e perdere la consapevolezza di quanto stia accadendo. Per questo, la più grande mancanza - in una serie, comunque, discreta - è quella di una direzione precisa, che potesse permetterci di inquadrare in maniera più definita ciò a cui abbiamo assistito.

Nota a margine la dedichiamo alle interpretazioni del cast. Purtroppo, anche in questo caso, ci troviamo di fronte a un insieme di performance sufficienti, che si limitano a portare in scena degnamente il copione, non facendoci gridare al miracolo. La Winslet è sempre carismatica e brillante, e di certo si dimostra la migliore sul set, ma il vero problema è che la sua Mare ha un carattere poco a fuoco. La donna dovrebbe colpirci per la sua drammatica condizione psico-fisica, ma in realtà non ci trasmette grandi emozioni, e di sicuro non suscita particolare empatia. Gli altri attori - guidati da un mostro sacro del grande schermo come Guy Pearce - sono relegati a personalità già viste decine di volte, sia al cinema che in televisione. Per quanto molto sfaccettate, le figure che ci vengono presentate appaiono senza il mordente necessario per rimanerci impresse. In definitiva, Omicidio a Easttown è un'occasione sprecata? È ancora presto per dirlo. È innegabile che la qualità complessiva risulti più che buona, al netto delle sbavature tecniche, e di una serie di imprecisioni, che rendono questo esperimento di difficile collocazione all'interno panorama seriale contemporaneo. Si tratta di uno show comunque godibile dall'inizio alla fine, almeno nei suoi primi cinque episodi.

Considerare la bontà di un'operazione simile, però, vuol dire anche osservare come la storia trattata dalla nuova creatura HBO sia alquanto prevedibile, e senza elementi inattesi in grado di uscire dai soliti cliché, nei quali il genere thriller sembra cadere da anni a questa parte. Le puntate finali ci sapranno dire se la nostra impressione sarà confermata o se una conclusione a sorpresa riuscirà a donarci quella nota di imprevedibilità che, per ora, ci è mancata. Al momento, si tratta di un prodotto piacevole per una serata all'insegna della suspense, ma che non ci sentiamo di consigliare a chi cercasse qualcosa di più. Noi, in ogni caso, non vediamo l'ora di scoprire la verità che si cela dietro al mistero di Easttown.

Mare of Easttown Omicidio a Easttown è una serie che parla di dolore e di rabbia. L'intensità dei momenti vissuti all'interno di una comunità piena di segreti e di un male nascosto per anni (forse decenni), è di gran lunga la nota più positiva di una narrazione che non sempre riesce a fare centro nell’animo dello spettatore, soprattutto a causa di caratterizzazione dei personaggi piuttosto blanda. La presenza di innumerevoli elementi tipici, riproposti da sempre nel genere del crime thriller, contribuisce a un senso generale di poca originalità. Muovendosi in bilico tra banalità e idee gradevoli, lo show - che segna il piacevole ritorno sul piccolo schermo di Kate Winslet - è un tentativo, riuscito solo in parte, di coinvolgere il pubblico all'interno di una storia torbida, e dal sapore macabro. Vedremo se il gran finale sarà in grado di ribaltare le nostre prospettive, e di dare una degna conclusione all'operato di Brad Ingelsby e Craig Zobel, per ora di buon livello, ma non eccellente.