Philip K. Dick's Electric Dreams: prime impressioni sulla serie antologica

Debutta oggi su Amazon Prime Video la nuova serie antologica tratta dai racconti di Philip K. Dick. Ecco le nostre impressioni dopo il primo episodio

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Ci troviamo di fronte ad un inevitabile cortocircuito. Siamo in un mondo nel quale la fantascienza permea tutto quello che noi facciamo; in un mondo che si nutre di immaginari creativi il più delle volte votato al futuribile, al distopico, ereditando visioni di folli che prima degli altri sono riusciti a intuire e dipingere una realtà impossibile ma non troppo. Quello che noi vediamo, leggiamo e giochiamo in ambito sci-fi ha due grandi padri: Asimov, prima, e Philip K. Dick poi. Soprattutto il secondo è quello che ha influenzato di più i vari media, che dalla sua distorta immaginazione hanno tratto spunto per creare miriadi di prodotti più o meno riusciti, più o meno ispirati, direttamente e indirettamente. Non c'è bisogno chiaramente di fare le presentazioni a Blade Runner, ma quel tipo di fantascienza votato al cyberpunk ha generato figli che ci accompagnano da anni. Che siano tratti direttamente dalle sue opere, come Blade Runner, appunto, o The man in the high castle, o che siano semplicemente figli di quel mondo (pensiamo alla saga videoludica Deus Ex, a Mr. Robot, a Black Mirror), poco importa. Siamo nati e cresciuti parlando di queste cose, stupendoci, affascinandoci, e sempre più abituandoci a un certo tipo di narrazione, che seppur sempre interessante e a tratti meravigliosa, non ha indubbiamente più l'effetto catastrofico e rivoluzionario che poteva avere nei tempi di allucinata insurrezione dei padri fondatori sopracitati. In un contesto del genere, quindi, cosa può succedere se si decide di riprendere in mano i testi originali di Dick e farne una trasposizione televisiva?

Ma gli uomini sognano uomini elettrici?

Prodotto da Channel4 e distribuito a livello mondiale da Amazon, è uscito il 12 gennaio Philip K. Dick's Electric Dreams. La serie, composta da dieci episodi, tutti ispirati e/o tratti da corrispondenti storie del narratore di Chicago, si imposta come un racconto antologico alla Black Mirror, presentandoci mondi futuristici possibili e dalle altrettante criticità. Ecco subito evidente il cortocircuito di cui parlavamo all'inizio: guardare Electric Dreams significa pensare a Black Mirror, serie di riferimento per il genere da anni, quando la stessa Black Mirror profumava di distopismo dickiano con cui ha sempre avuto un chiaro debito. A pensarci bene, siamo stati noi stessi catapultati all'interno di un possibile racconto di Dick, analizzando questa situazione. Quale è il mondo vero, quale l'imitazione o la finzione? Viene prima Black Mirror, anch'essa inizialmente prodotta da Channel4, o Electric Dreams? Una è uscita prima, ma l'altra traspone alcuni tra i racconti che hanno ispirato la prima, che però ha ispirato la seconda nel linguaggio televisivo, che non sarebbe mai nato senza che fossero esistiti quei racconti e quello scrittore. Potremmo delirare all'infinito, ma la domanda rimane sempre la stessa, quale è la realtà? La domanda ci collega a quello che su Amazon Prime Video è presentato come il primo episodio della serie, "Real Life".

Sogno o son desto?

Tratto, e molto liberamente ispirato, dal racconto Un pezzo da museo (Exhibit Piece in originale), Real Life ci presenta il tenore della serie, con le atmosfere tipicamente ambigue di Dick riportate a un'attualità più incisiva. Dove il racconto originale partiva dal concetto di salti temporali, qui parliamo di VR, headset tecnologici e realtà alienanti. Sarah (Anna Paquin) è una poliziotta del futuro che decide di cedere al fascino di una nuova tecnologia in grado di simulare vite alternative. Nell'altro mondo è George (Terrence Howard), capo di un'innovativa azienda produttrice di visori per la VR. L'alternanza tra i due mondi farà sorgere in Sarah/George la più estrema confusione: quale è il mondo vero e quale il sogno? Da questa breve sinossi ci sembrerà qualcosa di già visto, di analizzato da ogni punto di vista in questi anni. E in parte è così, perché proprio da queste elucubrazioni di quarant'anni fa è partito tutto.

Non possiamo aspettarci innovazione da Electric Dreams, perché sta paradossalmente alla base di tutto quello che è venuto prima di lei, almeno nelle tematiche. Quello in cui possiamo sperare sono i guizzi visivi, una messa in scena convincente e una recitazione di altro livello. Ed è quello che sembra suggerirci questo primo episodio, dove comunque il senso di dejà vu è placato dalla buona realizzazione. Che si voglia puntare non tanto sulla sorpresa, ma sulla qualità realizzativa lo intuiamo anche scorrendo il cast, che tra Bryan Cranston, Steve Buscemi e Lara Pulver sembra prometterci comunque uno show di qualità.