Pose: prime impressioni sulla nuova serie creata da Ryan Murphy

Il prolifico produttore, sceneggiatore e regista torna con un nuovo, ambizioso programma televisivo, incentrato sul mondo queer a New York nel 1987.

first look Pose: prime impressioni sulla nuova serie creata da Ryan Murphy
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Quello di Ryan Murphy è un mondo eclettico e paradossale, fatto di contrasti: da un lato gli eccessi grotteschi di Nip/Tuck e American Horror Story e quelli camp di Glee e Feud, dall'altro l'onestà e l'asciuttezza di American Crime Story e The Normal Heart, ad oggi il prodotto più "atipico" nella filmografia di Murphy ma anche quello più personale per lui, apertamente gay e da sempre attento alle tematiche queer nei propri lavori. Questa attenzione raggiunge il proprio apice in Pose, l'ultima serie concepita dall'autore per la famiglia televisiva della 20th Century Fox (quasi tutte le serie da lui create sono andate in onda su Fox o FX negli Stati Uniti) prima del passaggio a Netflix. Ed è, almeno a giudicare dal primo episodio, un "commiato" che riassume tutta la carriera di Murphy: debordante, spudorato, sregolato, ma anche sincero, toccante, spassoso. Un inno alla libertà e alla gioia che è un antidoto necessario alla realtà quotidiana, dalla quale lo stesso Murphy ha apertamente tratto ispirazione per la settima annata di American Horror Story.

America ieri

Pose è stato creato da Murphy insieme al sodale Brad Falchuk e Steven Canals, quest'ultimo ex-assistente di Dustin Lance Black (Milk), ed è ambientato a Manhattan nel 1987. Ma non è l'universo opulento di Donald Trump e altri magnati, per quanto questi siano presenti nel racconto, a interessare gli autori: al centro ci sono gli emarginati, i volti delle comunità queer e transgender, per le quali esiste un luogo sicuro nella forma di vari locali di ballo, occasioni in cui "possono riunirsi tutti coloro che non sono in grado di farlo da nessun'altra parte". I ruoli periferici sono invece assegnati ai personaggi che siamo abituati a vedere in storie di questo tipo: Stan Bowes (Evan Peters), che trova lavoro nella famigerata Trump Tower, sua moglie Patty (Kate Mara), e il suo capo Matt Bromley (James Van Der Beek), uscito direttamente da un universo simile a quello di The Wolf of Wall Street. Attorno ai personagig principali (quasi tutti interpretati da attori transgender, un dato notevole per l'industria audiovisiva americana), Murphy e i suoi collaboratori costruiscono un mondo ricco e denso, di cui questo primo episodio esteso (77 minuti) è solo un corposo assaggio, con altre sette puntate a popolare il palinsesto estivo di FX in un periodo in cui i network tradizionali sono quasi del tutto inattivi. E se il resto della prima stagione sarà all'altezza del pilot, sarà davvero un'estate gioiosa per gli appassionati di serie TV, così come è gioiosa la storia scelta da Murphy.