Pose: primo sguardo alla seconda stagione della serie Netflix

Su Netflix ritorna con la sua seconda stagione Pose, la serie di Ryan Murphy divisa tra il mondo delle Ballroom e la piaga AIDS

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Ricomincia lontano dai lustrini e le luci delle sale da ballo Pose, su di un'isola ai confini estremi di New York. Un'isola ricoperta di sassi a forma di cuore, lapidi improvvisate di migliaia di emarginati, reietti della società, troppo poveri per permettersi una lapide, troppo malati di malattie considerate scandalose per poter stare insieme agli altri corpi esanimi, perché "chissà come si trasmette quella diabolica malattia".

Parliamo ovviamente dell'AIDS, piaga esplosa a cavallo degli anni '90 e afflizione anche dei due personaggi più rappresentativi della serie creata da Ryan Murphy. È Proprio su Pray Tell (Billy Porter) e Blanca Evangelista (MJ Rodriguez) che si apre la seconda stagione di una delle serie più importanti e necessarie degli ultimi anni, in streaming su Netflix da mercoledì 30 ottobre, e fin dall'inizio pone quello della piaga AIDS come il tema centrale di questo ciclo di episodi, alzando ancora di più il livello di impegno per il racconto e la sensibilizzazione delle cause LGBTQ. In attesa delle serie TV in uscita su Netflix a novembre 2019, lanciamoci nell'analisi preliminare dell'ultima produzione di ottobre: Pose Stagione 2.

Vogue

1990, è da poco uscita Vogue la canzone di Madonna che porta alle luci della ribalta internazionale la pratica del vogueing, la danza regina delle Ballroom; è un momento di improvvisa notorietà per la comunità delle Famiglie ed anche una possibile occasione di riscatto, almeno così la pensa Blanca che elegge la cantante a sua paladina e punto di riferimento. Siamo anche nel pieno del movimento ACT UP, l'AIDS Coalition to Unleash Power, un'organizzazione volta ad attirare l'attenzione sui malati di AIDS e chiedere un giusto sostegno da parte dei governi e le istituzioni, per sviluppare un piano di legislazioni, ricerche scientifiche e sostegno in favore di tutte le migliaia di persone che annualmente venivano piegate dalla malattia.

Dopo una prima stagione maggiormente impegnata a descriverci la realtà delle Ballroom, il loro funzionamento, la composizione delle Famiglie e la condizione personale di ciascun emarginato che nella Famiglia ha trovato un luogo sicuro, la seconda stagione fin da subito amplia il tema, passando dal particolare al generale, dalla lotta intima di ognuno, con i suoi problemi e le sue speranze, ad una lotta più collettiva, di classe, volta a far sentire al mondo un'unica e compatta voce, una richiesta d'aiuto accorata e comunitaria.

All lives matter

È su queste due nature che la serie riparte e si amplia, alternando momenti privati e familiari a quelli comunitari. Momenti di protesta, di manifestazione, di apertura al resto della popolazione, oltre agli immancabili spettacoli nelle Ballroom, luoghi simbolici, rituali, dove poter far sfoggio di un linguaggio quasi tribale, proprio solo di chi a quel mondo appartiene e sente suo.

Ancora una volta sono momenti di bellezza incredibile, dove l'armonia tra la tecnica, la messa in scena e la bravura dei protagonisti crea qualcosa di magico e trascinante, momenti di gioia, spettacolo e competizione che sublimano una serie che però tiene a ribadire che non di soli lustrini e coreografie si parla, ma di esistenza, dignità umana e uguaglianza. L'esordio di questa seconda stagione insomma ribadisce con forza il valore simbolico e artistico della serie e dispone sul piatto spunti interessantissimi per il suo proseguo, che non vediamo l'ora di vedere.