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Re:Mind: primo sguardo al thriller giapponese disponibile su Netflix

Undici ragazze si svegliano, prigioniere in una misteriosa sala da pranzo. Le nostre prime impressioni sul debutto del thriller giapponese.

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Una tavola imbandita in una sala da pranzo pomposa, ricca di cristalli, ornamenti dorati e armature medioevali. Il porpora delle pareti a contrasto con i preziosi candelabri lucenti. Apparecchiata finemente per dodici, ospita invece undici commensali, undici cappucci, anch'essi rosso porpora. Silenzio, i corpi sono immobili, c'è chiaramente qualcosa di strano. Poi ecco che un urlo squarcia l'aria muta, ne segue un altro, poi uno ancora, finché le voci strazianti non diventano undici. Uno alla volta i sacchetti purpurei volano via, scoprendo volti prima spaesati, perplessi, poi terribilmente spaventati. Sono tutte ragazzine, nella loro inconfondibile uniforme scolastica. Non ricordano, si guardano intorno, sanno una cosa sola: non dovrebbero essere a quel tavolo. Si apre così Re:Mind, serie thriller originale Netflix, produzione giapponese realizzata in collaborazione con TV Tokyo e dal 15 febbraio disponibile in Italia sulla piattaforma streaming.

Ricordi quella volta a cena

I giapponesi hanno un gusto molto particolare, personale, lontanissimo dalle abitudini di noi occidentali, ma che li differenzia anche da popoli a loro culturalmente più vicini. Figurarsi poi quando si parla di horror e affini, che spesso sfociano in soluzioni artistiche estreme, deviate, disturbanti. Non stupisce quindi la premessa da cui parte Re:Mind: undici ragazzine, rigorosamente vestite da scolarette, si risvegliano incatenate e senza possibilità di muoversi intorno a un tavolo che in modo inquietante dovrebbe ricostruire nella disposizione dei posti una vecchia cena avvenuta tempo prima. Nessuna si ricorda come sia arrivata lì, alcune sostengono di aver incontrato degli strani figuri, ma per lo più non capiscono cosa sta succedendo. Uno dei posti è libero, dovrebbe appartenere ad una compagna a cui sembra sia successo qualcosa di brutto tre mesi prima. C'è da capire il perché, chi è responsabile, dove si trovano, insomma le classiche cose che un concept di questo tipo ci presenta solitamente. Come da titolo, molto si dovrà giocare sul tema del ricordo, rafforzato anche da una citazione di Hemingway che va in questa direzione.
Abbastanza abituale, per chi è più in confidenza con le opere giapponesi, è il setting che ricorda un castello feudale europeo, in contrasto con le uniformi scolaresche. Non mancano a completare il tutto prove di coraggio e intimidazione (in questo caso definite da una fiumana di roditori) che certamente accompagneranno il tentativo di fuga delle undici compagne. Cosa ci dice questo primo episodio? Che Re:Mind si prospetta una serie assolutamente mediocre, a partire dalla realizzazione tecnica, con una regia e un montaggio al limite della telenovela, fino alla poco efficace recitazione, affidata completamente al gruppo di idol Hiragana Keyakizaka46. L'unica speranza è che almeno dal punto di vista narrativo si possa imbastire un racconto che non sia per forza originale, ma almeno interessante. Ma, date le premesse, sembra un desiderio affidato al vento.