Reservation Dogs Prime Impressioni: Taika Waititi cita Tarantino su Disney+

Tra cultura pop e tradizioni dei nativi americani, Reservation Dogs vuole aprire un mondo forse sconosciuto al pubblico con sensibilità e ironia.

Reservation Dogs Prime Impressioni: Taika Waititi cita Tarantino su Disney+
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Il giovane Bear Smallhill ha nella propria camera il poster di Reservoir Dogs (Le Iene) di Quentin Tarantino (sapevate che Tarantino sta traducendo in romanzo anche Le Iene?). Il film del cineasta statunitense è l'ispirazione prima della serie di cui il personaggio fa parte, che vede riadattato il titolo in Reservation Dogs dal suo creatore Taika Waititi, che insieme al regista nativo americano Sterlin Harjo fonda il suo gruppo di vigilantes di quartiere, nati come criminali, ma finiti per voler difendere i loro territori e la loro casa.

Ed è tutto nella contaminazione tra appartenenza e rimando cinematografico, identità e cambiamento del titolo che si possono delineare i primi caratteri fondamentali della serie che debutta oggi tra le serie Disney+ di ottobre. Se le "iene" di Tarantino erano quegli uomini in giacca e cravatta che disquisivano sul vero significato della canzone Like a Virgin di Madonna e che si ritrovavano a doversela vedere con un colpo andato male e finito con uno storico stallo alla messicana, i "cani" della serie televisiva sono invece appartenenti a una dimensione racchiusa in quella "riserva" che dà nome alla loro storia.

Legame a un luogo, a una cultura che il prodotto esplora con l'ironia bislacca di un genio comico come Waititi, da sempre interessato ai discorsi di unione e rispetto della terra e dei suoi popoli, che in Reservation Dogs si fanno motore spirituale della narrazione e bolla in cui lo spettatore è invitato ad entrare.

Dal mondo del cinema alla cultura dei nativi americani

Rimandi che si ritrovano nei riti di celebrazioni funebri a cui i ragazzi prendono parte, vecchie usanze di zii lontani di cui si tramandano le gesta e superstizioni che è impossibile separare dalle proprie conoscenze e ne diventano perciò parte integrante.

Ed è un collegamento diretto che la serie crea tra una figura che si fa guida per il personaggio di Bear in un limbo posto quasi tra il mondo dei vivi e l'aldilà, tipicamente abbigliato con i costumi dei capi indiani e che cerca di fare chiarezza nella mente del ragazzo nei suoi momenti più confusi. Una dimensione estremamente specifica quella in cui viene inserita la serie, che ne è la forza vibrante e inebriante insieme. L'utilizzo di usanze che i propri ideatori desiderano aprire al pubblico, offrendole nella maniera più disponibile e ironica possibile, usufruendo di un veicolo pop come il riferimento ad un cult storico (Le iene) e condendolo con le particolarità di un mondo che vuole farsi conoscere e far divertire.

Ed è assolutamente l'intrattenimento ciò che da subito è possibile cogliere dalle prime puntate di Reservation Dogs, una disinvoltura nei dialoghi e nelle battute che trasmette il senso di scioltezza e mobilità della serie, che dalle campagne dell'Oklahoma arriva fino allo schermo dello spettatore.

La naturalezza accattivante di Reservation Dogs

È nella direzione degli attori che si percepisce una naturalezza che è ciò che da subito rende partecipe il pubblico del gruppetto di giovani criminali. Una libertà che è quella con cui gli interpreti possono muoversi all'interno delle scene, nelle interazioni che mantengono, dando la sensazione allo spettatore di guardare con un occhio fortemente partecipe gli eventi a cui prendono parte, ridendone beatamente.

Genuinità che le performance degli attori sanno estendere al clima generale della serie, che non cerca mai di essere volutamente o fortemente comica, ma fa sorridere grazie a quelle accuratezze di scrittura che affilano la sceneggiatura e con cui stuzzicare l'umorismo dello spettatore.

In una commistione di autenticità nell'individualità culturale e sociale della serie, che va mescolandosi con la volontà di aprirsi e abbracciare un largo pubblico, Reservation Dogs invita a lasciarsi trascinare nei giri loschi, ma irrimediabilmente buffi dei suoi personaggi, a farsi indicare la via da un peculiare e improbabile nativo americano che appare solamente nell'immaginazione del giovane Bear e, in ultima istanza, a guardare una serie che conosce bene il proprio "Io" e vuole mostrarlo al mondo, che non dovrà fare altro se non sedersi, osservare e svagarsi.

Reservation Dogs Reservation Dogs mostra con le sue prime puntate di voler unire una cultura e una tradizione come quella dei nativi americani ad un pubblico quanto più esteso. Per farlo la serie utilizza un veicolo pop come il cult Le iene di Quentin Tarantino, tarandosi però su una narrazione incentrata su un giovane gruppo di ragazzi, molto più buffi e spaesati che realmente criminosi come quelli del cineasta americano. Una scrittura affilata e una naturalezza che passa tutta per la recitazione degli attori riescono così a catturare e attrarre la curiosità dello spettatore.