Star Trek Discovery: prime impressioni sulla nuova stagione

Star Trek Discovery ritorna su Netflix con una seconda stagione che sembra aver imparato dagli errori del passato

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Forse stavolta ci siamo davvero. Al termine della prima ora di visione è questo il primo pensiero che affiora, spontaneo e carico di entusiasmo. E non poteva partire meglio la seconda stagione di Star Trek: Discovery, se non con ottimismo e speranzosa positività. Il che non era affatto scontato, visti i trambusti produttivi (ricordiamo l'allontanamento degli showrunner Aaron Harberts e Gretchen Berg), e la non convincente prima stagione, piena di buone promesse tradite da una gestione troppo confusionaria e della trama e dello sviluppo dei personaggi. Forse questa volta ci siamo, dicevamo, perché quella che abbiamo visto su Netflix è stata un'ora che in sé ha raccolto tutti gli spunti e le riflessioni che andassero a correggere i difetti imputati alla stagione precedente, aggiustando così il tiro e restituendoci un buonissimo episodio di Star Trek e di fantascienza in generale.

Una Discovery tirata a lustro

Ricollegandosi agli ultimi secondi della prima stagione, vediamo sbarcare, e prendere il controllo della Discovery, il capitano Christopher Pike (Anson Mount) della USS Enterprise per una missione di salvataggio. Una trama di per sé piuttosto semplice (scoprire l'origine di un segnale misterioso, effettuare conseguente missione di salvataggio, portare a casa la pelle e la missione) racchiude al suo interno tutti gli stilemi di una buona storia: senso di mistero e di avventura, azione, lavoro di gruppo, e più in generale estremo divertimento. D'altronde le parole finali di Pike, che in sostanza dice a Burnham "divertiamoci, andiamo a fare un po' di casino", sono leggibili come dichiarazione d'intenti, messaggio allo spettatore a cui si promette di dare storie entusiasmanti. Quello che emerge infatti da questo pilot è il rinnovato bilanciamento dei vari elementi narrativi, una delle cose più sbagliate della prima stagione. Innanzitutto "Brother", titolo dell'episodio, non è totalmente Burnham-centrico, restituendo al contrario un buon senso di comunità, e affidando a poco invadenti flashback lo sviluppo della protagonista.
Flashback che non solo ci permettono di conoscere un giovanissimo Spock, ma forniscono un senso di approfondimento di Michael (Sonequa Martin-Green) più incisivo che in tutto il resto della stagione passata, creando interesse e umanità intorno a quello che in precedenza risultava un personaggio piatto e "antipatico". Non solo, si presuppone una struttura verticale degli episodi, accompagnata da una comunque presente trama orizzontale, che non dovrebbe essere però troppo invadente. Questa cosa ci porta all'ultimo, fondamentale, punto. Il pilot ci promette un rinnovato bilanciamento tra azione, fin troppo preminente nella prima stagione, e avventura. Si spara e combatte di meno, si scopre ed esplora di più, senza rinunciare a una sana dose di adrenalina e senso del pericolo. Insomma, se dovessero essere mantenute le premesse dell'esordio, questa nuova stagione di Star Trek: Discovery segnerebbe un punto di svolta per la serie, figlia dei propri errori a cui ha saputo porre rimedio, per portarci in una entusiasmante storia spaziale. Non ci resta quindi che continuare a seguirla, e scoprire se le nostre speranze si concretizzeranno fino in fondo.