Surface: Apple TV+ offre un nuovo thriller psicologico su cui indagare

Gugu Mbatha-Raw è una protagonista senza più memoria della sua vita, ma soprattutto sul perché, a quanto pare, ha provato a suicidarsi.

Surface: Apple TV+ offre un nuovo thriller psicologico su cui indagare
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Apple TV+ ha un debole per i thriller, in qualsiasi loro sfaccettatura. Dopo l'approdo di Gary Oldman come vediamo nel first look di Slow Horses, del caso tra serial killer e linee temporali nella recensione di Shining Girls o semplicemente nel first look di Black Bird, prison drama su fatti realmente accaduti con protagonisti Taron Egerton e Paul Walker Hausen, sulla piattaforma arriva con le sue prime tre puntate Surface, miniserie scritta e ideata da Veronica West per la regia di Sam Miller. Con protagonista Gugu Mbatha-Raw, non estranea alla serialità vista la sua partecipazione a Black Mirror, The Morning Show e Loki, il grande nome di richiamo del prodotto Apple è la sua produttrice Reese Witherspoon, che dopo Big Little Lies continua a promuovere un femminile che possa trovare svariate sfumature nei racconti audiovisivi.

In questo caso, un po' come per la serie con le sue compagne Nicole Kidman e Laura Dern, anche la protagonista avrà a che fare con un'indagine che va tanto all'interno di se stessa quanto al di fuori con un presunto tentativo di suicidio di cui, però, la protagonista non ha memoria. E non solo di quel giorno nefasto e di quel tuffo che tutti le ricordano di aver fatto. Recuperate le forze e tornata ad una vita semi-normale, Sophie (Gugu Mbatha-Raw) si ritroverà costretta sotto la protezione di un marito (Oliver Jackson-Cohen) che sente nascondergli qualcosa e l'apparizione di un poliziotto, il detective Baden (Stephan James), col quale sembra aver avuto rapporti più intimi di quanto potesse pensare.

Una donna alla ricerca di sé

Una condizione di vuoto totale per la donna che non può più passare sopra ad un ponte senza aver paura di cadere in acqua e che si sente intrappolata nella sua medesima testa senza più nemmeno un ricordo.

Una ricerca della propria identità che dovrebbe passare in questo caso attraverso il racconto degli altri, filtrato però da una sequela di incomprensibili e fuorvianti bugie. Chi è Sophie? Per quale motivo si è buttata nell'Oceano aperto? Domande senza risposta a cui la protagonista cercherà di mettere un punto. Ma, per farlo, non dovrà fidarsi di nessuno e, probabilmente, nemmeno di se stessa. Un vuoto troppo grande quello di una donna che non sa più come e se potersi sentire al sicuro. Una miniserie che accompagna la protagonista in un'investigazione privata e personale che riflette però anche sugli eventi esterni che hanno agito su quella barca. E se qualcuno l'avesse spinta? In caso, perché lo avrebbe fatto? Interrogativi a cui solamente le puntate di Surface potranno rispondere, immettendosi nei meandri del thriller psicologico.

Con una componente di mistero che però non esclude degli elementi di scoperta sempre nuovi per lo spettatore, il prodotto di Veronica West setta un'atmosfera tesa all'interno di una bella casa che si fa presto gabbia per la protagonista Sophie e che vede al limite le azioni di un marito eccessivamente premuroso, tendente al predominio e al controllo. Di quelli che scelgono quale vestito indossare ad una serata di gala, che mandano una tua amica a farti compagnia se una sera passano la notte fuori casa, o che arrivano a bloccarti le carte di credito e a sorvegliarti con una telecamera mentre trascorri un weekend fuori città.

Chi è il colpevole? Ma, soprattutto, c'è?

Gesti che si spiegano come il timore di un uomo di perdere definitivamente la donna della sua vita, ma che diventano indizi di una situazione contorta e pericolosa in cui Sophie è oramai incastrata e da cui cerca di sbrogliare una soffocante matassa. Di quelle che non si limitano solamente a legarti o a tenerti dolorosamente stretta.

Bensì prigioni che possono far passare per tentato suicidio quello che in verità è un'omicidio, ma che servono alla miniserie anche per instaurare un continuo dubbio all'interno del pubblico, così da portarlo a scandagliare con attenzione tutti gli alibi e i moventi delle persone che Sophie ha attorno. Una ricerca del proprio essere strappato dalla protagonista o, come vuole farci presumere Surface con gli episodi iniziali, da qualcuno che voleva porre fine alla sua vita. Un'inchiesta di cui Sophie è la principale indagatrice e che si porterà dietro come assistente lo spettatore. Pur con un regia eccessivamente soffusa, con una nebbia che avvolge costantemente San Francisco e i personaggi, soprattutto quando Sam Miller vuole enfatizzare ancor di più il nervosismo di una scena, Surface di AppleTV+ ha un potenziale che solamente con la scoperta del colpevole (se ce n'è uno) può rivelare.

L'investigare del pubblico va di pari passo con quello di una protagonista che ha intenzione di andare fino in fondo ad uno degli accadimenti più traumatici della propria esistenza e che scaverà anche nei luoghi più reconditi della sua mente per estrapolarne qualcosa. Nel frattempo è il presentimento che la muove e fa in modo che gli spettatori la seguano. Quello che c'è qualcosa di molto sbagliato nella sua storia e che lei deve scoprire.

Surface Dalle sue prime puntate Surface su AppleTV+ dimostra di avere un mistero in cui la sua protagonista dovrà entrare e in cui deciderà di indagare portandosi dietro il pubblico per assistere alle sue scoperte. La donna, infatti, dovrà riacquistare la memoria e scoprire come mai ha provato a suicidarsi. La domanda che la miniserie pone però è: tutto è davvero come sembra? O qualcuno ha voluto tramutare un tentato omicidio in un gesto autonomo della protagonista? Un thriller psicologico che rilascia continuamente nuovi elementi e segreti, di cui si potrà capire il vero potenziale soltanto alla fine.