The Dangerous Book for Boys: prime impressioni sulla nuova serie Amazon

La nuova creatura di Bryan Cranston è un mix di tradizione e tematiche complesse, inserite in una cornice piacevole e leggera.

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Una serie tratta da un libro indirizzato ai giovani, in uscita il 30 Marzo, con tre protagonisti in difficoltà nell'affrontare un lutto tremendo e improvviso... No, non è Una Serie di Sfortunati Eventi. Ci troviamo, infatti, dall'altra parte della barricata virtuale, nella trincea opposta sbandierante il logo di Amazon, che propone un nuovo prodotto creato ancora da Bryan Cranston (già ideatore di Sneaky Pete), questa volta accompagnato da Greg Mottola. La scelta della data di rilascio risulta effettivamente curiosa, perché The Dangerous Book for Boys rischia davvero di essere bollato come una risposta all'attesissima serie Netflix, un avversario diretto quasi impossibile da debellare. Ma, sotto le evidenti somiglianze, si staglia qualcosa di diverso, molto più canonico nella sua impostazione, incentrato particolarmente sul lutto e su come confrontarlo, facendosi inoltre carico di un assortimento di messaggi ben più corposo. Una formula divergente che rende il prodotto ben diverso dalla sua presunta controparte e che, soprattutto, per ora sembra funzionare.

Figli di un inventore

Ambientata nella cittadina di Akron, Ohio, The Dangerous Book for Boys segue le vicende della famiglia McKenna alle prese con l'inaspettata dipartita del capofamiglia, l'amato inventore Patrick (Chris Diamantopoulos). La reazione del nucleo familiare, composto dalla madre Beth (Erinn Hayes), dai tre fratelli Wyatt (Gabriel Bateman), Dash (Drew Logan Powell) e Liam (Kyan Zielinski), dal fratello-gemello di Patrick, Terry, e dalla nonna Tiffany (Swoosie Kurtz), è univoca: parlare dell'argomento in questione il meno possibile e fare di tutto per tornare alla normalità. L'unico a non digerire questa situazione è il più giovane, Wyatt, stufo della mancanza di confronto e della chiusura dei suoi fratelli, concentrati unicamente sui loro giochi e sui loro smartphone. Uno stallo che termina quando viene ritrovato in cantina un libro composto da Patrick appositamente per i suoi figli, il The dangerous book for boys, appunto, contenente una miriade di piccoli e grandi progetti che ogni ragazzo dovrebbe saper compiere. Affascinato dagli schemi minuziosi e allegri ideati dal padre, la fantasia di Wyatt viene sollecitata a tal punto da immaginarsi di vivere quelle mirabolanti avventure, come ad esempio atterrare sulla luna, e trovare in esse la forza per uscire da un silenzio diventato eccessivamente assordante e deleterio.

Luci (tante) e ombre (poche ed eventuali)

Come detto, ciò che sorprende non è l'impostazione dei singoli episodi, estremamente classica - una situazione da risolvere condita da una particolare fantasia - ma l'insieme dei messaggi che la serie intende trasmettere. L'importanza di una, seppur leggera, guida o supporto per affrontare un avvenimento così doloroso e traumatico rappresenta di per sé un immenso punto a favore, condito da una delicatezza e una genuinità capace di trasporre su schermo scene dall'impatto emotivo non trascurabile. Inoltre, non vanno sottovalutati i continui siparietti che vedono Beth tentare di strappare i suoi figli dagli oppressivi tentacoli della tecnologia, comicamente deliziosi e intrecciati alla perfezione con il tema essenziale della serie, quell'inno senza freni all'immaginazione, concepita non come via di fuga o unica speranza, ma come un motore che alimenta la vita, che incrementa la voglia di viverla fino in fondo e che incita a perseguire i propri sogni. Tutto ciò è meraviglioso, ma non è esente da qualche stortura.
L'anello debole sembrano essere i personaggi che, ad esclusione di Beth e Wyatt, sono delle macchiette stereotipate senza alcun tratto distintivo. Tiffany sembra distinguersi, tuttavia si tratta di una donna matura che ascolta musica rock ad alto volume e si lamenta del fatto che il cantante dei Kiss le deve dei soldi. Alienante, a dir poco, per non dire totalmente senza senso in un contesto del genere. L'unico altro problema è in realtà un dubbio e una paura, in relazione alle tematiche. Riusciranno gli sceneggiatori a non cadere in facili cliché e discorsi ridondanti? La banalizzazione è dietro l'angolo, quanto sarebbe comodo farsi risucchiare nella moltitudine di luoghi comuni e frasi fatte che simili argomenti portano nel loro bagaglio. Per ora, The Dangerous Book for Boys si è comportato da acrobata (quasi) ineccepibile, scansando brillantemente le defezioni comuni e presentando un ulteriore margine di crescita incoraggiante. E speriamo eluda ogni minaccia futura.