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The Eddy: un primo sguardo alla serie prodotta dal regista di La La Land

Dopo "La La Land", Damien Chazelle si misura con un'altra storia di musica per immagini. Arriva "The Eddy" e Netflix si tinge di Jazz.

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Musica e cinema sono da sempre due forme d'arte che ben si armonizzano. Quante colonne sonore hanno valorizzato produzioni zoppicanti? Lo sa bene Damien Chazelle, regista premiato con L'Oscar per La La Land, il quale ha diretto una nuova miniserie, una delle uscite Netflix di punta del mese di maggio. The Eddy fa della musica la protagonista e, con i suoi otto episodi, vuole portare al grande pubblico la sofisticatezza del jazz, traducendola per immagini. Siamo riusciti ad avere in anteprima i primi episodi della miniserie, che abbiamo seguito per voi.

Un Jazz club in difficoltà

Elliot Udo (Andrè Holland), ex musicista jazz, ha aperto, insieme al suo socio Farid (Tahar Rahim), un Jazz Club, chiamato The Eddy. Fortuna vuole che una sera sia presente tra il pubblico il discografico Franck Levy (Benjamin Biolay), che nota fin da subito Maja (Joanna Kulig), la cantante della band. Nonostante ciò la donna non è di buon umore e la sua performance potrebbe non rivelarsi convincente per Levy.

Elliot, a fine serata, viene minacciato da un gruppo di persone che pretendono il pagamento di una somma di denaro. Lui non sa di cosa si tratti, ma alla fine sarà Farid a rivelarglielo: si deve pagare un fornitore. Elliot ne era all'oscuro perché non spettava a lui il lavoro amministrativo del locale, ma al suo socio. The Eddy infatti non se la passa bene, il pubblico latita e Farid deve fare i salti mortali per tenerlo aperto.

Dall'America, arriva a Parigi, Julie (Amandla Stenberg), la figlia di Elliot, la quale cerca di riportarlo negli Stati Uniti, ma l'uomo non ne vuole sapere, il motivo è presto spiegato: Elliot è fuggito da NewYork e dalla morte del figlio Fred. L'evento ha aperto una frattura con la figlia che stenta a chiudersi. Nemmeno la musica pare possa unirli di nuovo. La vita prosegue giorno dopo giorno, finché qualcuno assale alle spalle Farid e ne provoca la morte.

Jazz come vita

The Eddy, ad una prima occhiata, rende subito evidenti i suoi punti cardinali. È una miniserie raffinata ed elegante che tende ad armonizzare la musica con le immagini. Si avverte che il punto nodale della produzione non è solo e soprattutto lo sviluppo di un intreccio, ma anche la ricostruzione di vite dedicate alla musica. Musica come vita, come stile, senza condizioni e condizionamenti, che permette di superare tutti gli affanni ed i problemi.

Persino i rancori e i dissapori vengono accantonati dinanzi alla musica. Per questo motivo, lo sviluppo della trama è volutamente frammentario, con precisi tagli e cambi improvvisi di luogo ed azione. L'interesse è per le vite dei protagonisti, per la loro quotidianità, mentre l'intreccio è posto sullo sfondo, secondo uno stile autoriale originale ed atipico per una produzione destinata al circuito mainstream. Elementi che approfondiscono i rapporti trai personaggi ed il loro passato emergono timidi nei dialoghi ben armonizzati e quasi sussurrati.

Il susseguirsi delle scene e dei passaggi risulta simile ad una sessione jazz in cui i cambi e le personalizzazioni sfuggono alle rigide regole musicali, così come The Eddy, nella narrazione, non dipende dalle normali regole del racconto. The Eddy è un'opera fatta di immagini e musica con dialoghi minimalisti, sguardi e posture che comunicano emozioni. Tutti vivono di musica e per la musica. Nel secondo episodio, dedicato a Julie, la figlia di Elliot, la ragazza viene mostrata a scuola, ove segue la lezione con occhi spenti, che si riaccendono nel momento in cui, nel locale, osserva Maja cantare.

Jazz come immagini

Peculiare nel racconto e peculiare anche nella tecnica; così può definirsi The Eddy a prima vista. La regia è compulsiva, frammentata, con piani sequenza veloci, valorizzati dall'ottima musica. La camera non è mai fissa, ma sempre alla ricerca del movimento, che può così tradurre per immagini le emozioni del personaggio inquadrato. Vengono prediletti i campi ravvicinati, come se l'attenzione non fosse per il contesto, ma solo per i personaggi ed il loro sentire, per le loro espressioni.

Gli attori recitano prevalentemente in primo piano, dando un'ottima prova di sé. La fotografia è grezza nel suo intento puramente realista, con abbondanti contrasti, che nascondono i dubbi dei personaggi, pieni di zone d'ombra e con poca luce da far brillare, ma al tempo stesso è raffinata, quando si trova a creare un'atmosfera fumosa e raccolta. Fanno eccezioni i fasci brillanti che illuminano e fanno risplendere gli strumenti musicali, raggi che creano quella magia che manca nel mondo reale, ma che garantisce a The Eddy un'atmosfera peculiare.

The Eddy - Stagione 1 The Eddy, pur nascendo dalle abili mani di Damien Chazelle, abituato ad interpretare il gusto del grande pubblico, può rivelarsi una miniserie di nicchia. Lo stile minimal e la sua ricerca del realismo e della durezza del quotidiano potrebbe non incontrare i favori di un pubblico abituato a dialoghi brillanti, fotografia patinata e sovraritmi della narrazione. The Eddy è Jazz puro e duro e sembra somigliare alla musica da cui nasce: anarchica, controtendenza, anticonformista e per questo foriera di soddisfazioni, una volta calati nel mood giusto.