The Expanse 4: prime impressioni sulla quarta stagione della serie sci-fi

Dopo la paura cancellazione e l'intervento di Amazon Prime Video, riparte con la sua quarta stagione la serie sci-fi

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Gli ultimi anni del decennio che va a concludersi hanno visto un nuovo proliferare dei prodotti di intrattenimento in salsa fantascientifica - tra serie televisive, cinema, videogiochi, letteratura di genere - dopo una lunga fase in penombra che ha lasciato gli appassionati a bocca asciutta, dovendo farsi bastare prodotti poco ispirati e dalla dubbia qualità, con rare eccezioni rimaste di nicchia. Lo svilupparsi della tecnologia di produzione e sviluppo della computer grafica, unita ad un rinnovato interesse su ampia scala degli immaginari sci-fi, hanno portato ad una massiva ricomparsa multimediale di spazio, pianeti alieni ed astronavi. Il ritorno in pompa magna di brand iconici come Star Trek e Star Wars, le grandi saghe videoludiche, hanno portato sorprendentemente un ambiente storicamente molto legato ad una determinata sottocultura, ad un'esposizione su scala globale, entrando nei meandri del mainstream.

In questo rinascimento sci-fi, una saga in particolare è riuscita a catturare l'attenzione dei fan più affezionati al tema, riuscendo a distinguersi dal resto del panorama per la sua propensione ad una fantascienza nuda e cruda, tutta spazio, scontro tra umanità, metallo e una buona dose di pulp. Tra saga letteraria e serie televisiva, The Expanse è di gran lunga una delle migliori produzioni fantascientifiche degli ultimi anni, la cui fortuna sembrava però destinata all'oblio, dopo la decisione da parte dell'emittente SyFy di chiudere la serie troncandola dopo la terza stagione. Dopo un sollevamento popolare, gli Amazon Studios sono intervenuti prelevando la serie e proponendoci una quarta stagione che altrimenti sarebbe rimasta nel limbo delle idee. Disponibile nella sua interezza dal13 dicembre su Prime Video, abbiamo potuto visionare in anteprima i primi sei episodi, e siamo quindi qui a darvi le nostre impressioni preliminari, rigorosamente senza spoiler.

Mondi lontanissimi

Nonostante il cambio di produzione, la serie tratta dalla saga del duo conosciuto con lo pseudonimo di James S. A. Corey, riprende esattamente da dove la terza stagione aveva interrotto il racconto. Così come già le stagioni precedenti, anche questa quarta ripercorre pedissequamente, per quanto possibile, la controparte cartacea, andando in questo caso a predisporre su schermo gli eventi affrontati durante il quarto volume dei romanzi, Cibola Burn.

I lettori della saga potranno già immaginare quindi quale sarà il plot e lo svolgimento di questo nuovo ciclo di episodi, per tutti gli altri cerchiamo di dare una panoramica generale del contesto che le puntate da noi viste mettono in piedi, costituendo di fatto un'introduzione lunga sei episodi.

Situazione che potrebbe sembrare stranissima, non fosse che la nuova stagione ha il compito di creare l'impalcatura per un nuovo ciclo narrativo, un punto di ripartenza per la serie, sia a livello produttivo sia narrativo. Curioso il fatto che questo rilancio sia poi coinciso con un effettivo cambio di registro e di narrativa in atto nella stessa saga letteraria.

La fine della terza stagione aveva lasciato una prospettiva gigantesca, l'apertura tramite il Ring Gate di un'infinita possibilità di esplorazione, di innumerevoli varchi dimensionali verso altri mondi, con la possibilità di trovare pianeti abitabili, nuove risorse, un posto per tutti appianando così le divergenze e le asperità nate tra le varie fazioni in cui l'umanità si era frammentata.

Nonostante questo però, l'animo umano non cambia, ed anche con l'infinità dell'universo a disposizione ci si trova nel mezzo di conflitti territoriali, nello specifico nella contesa di Ilius, o Nuova Terra, tra un gruppo di profughi cinturiani, avventuratisi autonomamente attraverso gli anelli dimensionali, e un gruppo della Royal Charter Energy inviato ufficialmente dalle nazioni unite per motivi di ricerca. La disputa sulla rivendicazione del pianeta è il pretesto per rivedere di nuovo in azione l'equipaggio della Rocinante, ed aprire nuove prospettive per una trama sempre più estesa, ed attenta a sviscerare le storyline dei propri protagonisti.

Prospettive

Uno dei punti di forza più evidenti di questa stagione è infatti il lavoro svolto sulla caratterizzazione dei diversi personaggi che abitano l'universo di The Expanse, anche grazie all'espediente degli anelli, che vede quindi tra di loro fisicamente distanti i diversi protagonisti, portando avanti linee narrative eterogenee per tematiche e modalità.

Se infatti James Holden (Steven Strait) e soci sono impegnati sul pianeta Ilius tra misteriosi artefatti, probabilmente legati alla protomolecola, e le due fazioni in conflitto, - da cui abbiamo l'inserimento nel cast di nuovi interessanti personaggi, - l'equipaggio della Behemoth ha trovato una nuova ragione di vita nell'esplorazione dei vari varchi; così come un altro punto di vista ci porta nelle sale del potere, sempre tramite gli occhi del segretario Chrisjen Avasarala (Shohreh Aghdashloo), ed infine ritroviamo la marziana Bobbie Draper (Frankie Adams) alle prese con una storyline inaspettata e piuttosto interessante.

Più di questo non vogliamo sbottonarci, diciamo solo che la ripartenza targata Amazon si prende i suoi tempi per disporre al meglio le sue pedine sul tavolo, fornendoci quella che sembra una stagione che mantiene gli elevati livelli di scrittura a cui la serie ci aveva abituati, supportata poi da una rinnovata potenza visiva, portata in dote dalle disponibilità economiche e creative degli Studios del colosso americano.

The Expanse - Stagione 4 Nata dopo un limbo di incertezza, la quarta stagione di The Expanse si prospetta come un ottimo spaccato di fantascienza, diviso tra una trama interessante, personaggi scritti molto bene ed una buona messa in scena. Per essere una serie passata dalla cancellazione alla rinascita sotto un’altra emittente, i primi sei episodi spazzano via i dubbi su eventuali ripercussioni sulla qualità proposta, e al momento l’unico effetto imputabile al passaggio di timone può essere l’estrema lentezza con la quale la trama prende il via, anche considerando il ritmo delle stagioni passate, che potrebbe essere considerato un difetto, ma che sentiamo possa aver giovato ad una precisa caratterizzazione dei personaggi e definizione di un contesto tutto sommato nuovo per la serie.