The Purge: first look della nuova serie disponibile su Prime Video

Dopo numerosi successi al botteghino, la saga creata da James DeMonaco sbarca anche in tv, distribuita in Italia da Amazon

first look The Purge: first look della nuova serie disponibile su Prime Video
Articolo a cura di

All'interno dello speciale dedicato a The Purge abbiamo analizzato il successo di una saga cinematografica che, nata con una pellicola dal budget ristretto (circa 3 milioni di dollari), èriuscita in pochi anni a collezionare una lunga serie di trionfi al botteghino. La violenza, l'inconsueto concept e i riferimenti politici hanno fatto innamorareil pubblico di quella che poi è diventata una delle distopie più chiacchierate all'interno del mondo cinematografico. Cinque anni dopo il suo arrivo nelle sale, l'universo di The Purge si espande ulteriormente con una serie in arrivo su Amazon Prime Video, in contemporanea con i network americani. Chissà che, dopo il successo sul grande schermo, il franchise di James DeMonaco non riesca a trovare delle vesti adatte per convincere anche in tv.

Una lenta ascesa

Se le varie iterazioni della saga cinematografica ci hanno abituato a qualcosa, si tratta sicuramente della velocità con cui le strade si trasformavano da banali panorami cittadini in valli di morte e disperazione. Eccezion fatta per il primo capitolo, che introduceva con la dovuta calma lo spettatore alla pazzia collettiva che ha travolto gli Stati Uniti dei Nuovi Padri Fondatori, tutte le altre pellicole tendono a dedicare il minor tempo possibile alla presentazione dei personaggi per per gettarsi subito nell'azione.
La struttura radicalmente diversa del medium televisivo ha, al contrario, il pregio di non costringere gli sceneggiatori a una narrazione forsennata e condizionata dai limiti temporali di un lungometraggio. Non sorprende quindi la decisione di utilizzare questo primo episodio come un preambolo alle vicende, in cui fanno la propria comparsa sul palco quasi tutti i personaggi che accompagneranno il pubblico nel corso dei dieci episodi previsti per questa stagione. Da Miguel (Gabriel Chavarria), marine appena rimpatriato e impegnato nella ricerca della sorella scomparsa, a Jane (Amanda Warren), manager costretta dal proprio capo a lavorare anche in una data così critica, passando per la coppia composta da Rick (Colin Woodell) e Jenna (Hannah Emily Anderson), anomali invitati di un party organizzato dai Nuovi Padri Fondatori. Lo sguardo della macchina da presa si alterna tra i rappresentanti di diverse classi sociali, sulla falsariga di quanto era già successo con Anarchia: la notte del giudizio e La notte del giudizio: Election Year.

Budget o impegno?

Il ritmo più blando che caratterizza la serie tv non va però visto come un possibile ostacolo al suo successo. Per quanto possa apparire avulso rispetto all'iperattività delle pellicole a cui il pubblico è stato abituato, si tratta di un'occasione per gli sceneggiatori di indagare più approfonditamente i personaggi e non limitarsi solamente a replicare il contenuto delle pellicole adattandolo a un formato più longevo. Fornisce il contesto adeguato a sviluppare in maniera ancora più approfondita quegli accenni sociali che hanno caratterizzato soprattutto La prima notte del giudizio e La notte del giudizio: Election Year. Eppure, nella premiere distribuita il 5 settembre non vi è traccia di tutto questo. Per quanto possa essere corposo il tempo trascorso dai differenti personaggi sullo schermo, la loro presenza sembra più funzionale in un'ottica di giustificazione delle vicende seguenti che per imbastire un contesto all'interno del quale lo spettatore possa sentirsi partecipe.
Vi è nell'aria la sensazione che la serie stessa sia impaziente di arrivare all'azione, di abbandonare i convenevoli, per gustare la sanguinosa portata principale. Non sembra essere infatti un caso la sua goffaggine in questo primo episodio più ricco di dialoghi che di azione. La pressoché totale mancanza di tensione porta inevitabilmente il pubblico a volgere la propria attenzione verso la lunga serie di imperfezioni e debolezze che lo caratterizzano.

L'impressione, un po' agrodolce, è quella di un prodotto fortemente ridimensionato per il contesto nel quale si cala, in cui i buoni (e rari) elementi tecnici del regista Anthony Hemingway si trovano a cozzare rumorosamente con evidenti lacune narrative e recitative.
È ancora presto per etichettare l'arrivo di The Purge nel mondo delle serie tv come un'occasione persa. Eppure, per ora i segnali sono tutt'altro che incoraggianti. Nella ricetta messa a punto da James DeMonaco, a preoccupare non è la totale mancanza di tensione, ma il fatto che questa non sia bilanciata da un'attenta indagine dei personaggi o articolazione del contesto in cui essi agiscono. L'impressione è che lo show stesso sia consapevole di dover ricorrere a rimedi estremi per compensare le lacune nate da una mediocre padronanza del medium scelto e così sopravvivere nella manciata di ore che ancora ci separano dalla fine di questo sfogo.