The Rain: primo sguardo alla seconda stagione disponibile su Netflix

La serie survival danese torna con un inizio adrenalinico, ulteriori interrogativi e nuove svolte sulla natura del virus letale

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Scenari plumbei, atmosfere fredde e quella crescente sensazione di angoscia. Da qualche anno la serialità germanica e scandinava è approdata su Netflix, conquistando il pubblico con prodotti di impronta simile ai più noti titoli americani, ma dai toni cupi tipici delle produzioni europee.
Se con Dark ci siamo incaponiti per comprendere una trama infarcita di salti temporali e con Perfume abbiamo assistito a uno sconsolato rifacimento del romanzo di Süskind, con il danese The Rain ci siamo immersi in un cupo scenario post-apocalittico e in un mondo ormai devastato da un virus trasmesso dall'acqua.
Grazie agli stilemi spesso vincenti dei survival, la gradevolezza della visione non è stata intaccata eccessivamente da uno sviluppo narrativo un po' semplicistico, ma la seconda stagione non può più evitare di rispondere ai molti interrogativi che sorgono spontanei di fronte alla diffusione di un virus tanto devastante. In attesa di ottenere queste risposte, abbiamo visto il primo episodio della nuova stagione, di nuovo pronti a sfuggire alla pioggia e a tutti i pericoli di un mondo ormai cambiato.

Un inizio rocambolesco

Nonostante alcuni difetti di trama, The Rain ha sempre avuto tra i suoi meriti principali quello di riuscire a trovare il modo di tenere alta l'attenzione dello spettatore con svolte inaspettate, qualche buona scena d'azione, molti dubbi sulla natura del virus e situazioni adrenaliniche tipiche dei survival. Questo inizio di seconda stagione non smentisce i toni e i ritmi della prima. Dopo un rapido scorcio agli eventi immediatamente precedenti le iniziali manifestazioni del virus, l'azione comincia in medias res, durante la forsennata fuga in auto dei protagonisti.
Nel tentativo di impedire l'uscita del figlio - e del virus da lui portato in corpo - dalla zona di quarantena, il padre di Rasmus (Lucas Lynggaard Tønnesen) e Simone (Alba August) li insegue con i soldati dell'Apollon. In un moto di pentimento, l'uomo fornisce loro le coordinate di una base e rivela l'unico modo per sconfiggere la malattia senza che l'ospite rimanga ucciso.

Comincia così una nuova avventura per il gruppo di sopravvissuti, un viaggio che ancora non riesce a chiarire gli interrogativi che la prima stagione ci ha lasciato, ma che si spera ci avvicini sempre di più alla verità. È proprio Rasmus, in particolar modo, il fulcro della nuova missione, colui che non solo ha dimostrato nella prima parte della serie di portare con sé il virus, ma che dà prova qui di essere responsabile di alcune sue manifestazioni, soprattutto quando non è in grado di controllare le proprie emozioni. Ai vecchi dubbi se ne aggiungono insomma di nuovi, forse nel tentativo di mantenere dinamica la narrazione. In questo modo la serie rischia però di chiudere troppe poche porte e di lasciarne aperte alcune importanti.

Un'originalità che mette di fronte a parecchi rischi

La seconda stagione di The Rain riesce a dimostrare ancora una volta che l'appartenenza al genere survival è già di per sé un ottimo punto di partenza per calamitare l'attenzione degli spettatori. Gli stessi scenari conferiscono facilmente fascino al prodotto: rovine, la natura che sta gradualmente prendendo il controllo delle aree urbane, zone del tutto abbandonate e lasciate a se stesse. A questo si aggiungono le inevitabili missioni per trovare un riparo o la salvezza e il tocco di grigio della fotografia tipicamente europea.
Tutto ciò non è però sufficiente a proteggere una serie dai suoi stessi errori, che qui sembrano quasi essere profetizzati da una svolta piuttosto audace nella ricerca della fonte del virus.
La base di ricerca indicata dal padre di Rasmus viene trovata in fretta e quest'ultimo, in quanto Paziente Zero, viene sottoposto a numerosi test. Come ci era stato anticipato nella prima stagione, il ragazzo potrebbe essere l'elemento chiave per sconfiggere la minaccia, ma durante il suo svolgimento la puntata ci mostra che, oltre a una potenziale salvezza, Rasmus rappresenta anche una minaccia enorme, a causa delle pericolose manifestazioni del virus all'interno del suo corpo.

Chi sperava dunque di ottenere risposte più certe fin da questo primo episodio dovrà portare un po' di pazienza e accettare nuovi interrogativi e svolte inaspettate che, pur dimostrando una certa originalità nella scrittura, fanno correre alla serie il rischio di impantanarsi nei suoi stessi plot twist.
È tuttavia ancora presto per fare anticipazioni, poiché di tempo per chiarire i dubbi nelle prossime sette puntate ce n'è molto, e non si può negare che qualche novità riguardo a questo misterioso virus potrebbe assicurare una seconda stagione più complessa e interessante della prima.
Questo primo episodio si è comunque confermato piuttosto valido, grazie all'alternarsi ben equilibrato di scene drammatiche e istanti di leggerezza tra i membri del gruppo. Una buona gestione del nuovo intreccio potrebbe davvero confermare la validità di questa serie tv danese, permettendole di continuare ad affascinare il pubblico con la sua vicenda di sopravvivenza ad alta tensione.