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The Rain: primo sguardo alla stagione conclusiva della serie danese

La serie danese The Rain, disponibile su Netflix, è pronta a chiudere tutti i punti rimasti in sospeso con la sua stagione finale: ecco il first look.

first look The Rain: primo sguardo alla stagione conclusiva della serie danese
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Sbarcata sulla piattaforma di streaming Netflix nel 2018, la serie danese creata da Jannik Tai Mosholt, Esben Toft Jacobsen e Christian Potalivo ha saputo, nel corso delle due stagioni passate, modificare leggermente la propria struttura narrativa riuscendo ad avvicinarsi sempre più ad alcune influenze di stampo quasi orrorifico, creando di fatto un buon connubio con il contesto sci-fi / apocalittico che l'ha caratterizzata fin dalle origini.
Vista la recente pubblicazione della terza e conclusiva stagione di The Rain, siamo pronti, come di consueto, ad analizzare il primo episodio del serial in vista della recensione completa.

Un virus implacabile

L'opera ci trasporta in un mondo che, da un giorno all'altro, è piombato in una spirale di caos e devastazione in seguito a una pandemia mortale - diffusa dalla pioggia - che ha spinto i sopravvissuti ad attivarsi nel tentativo di trovare una cura all'implacabile morbo. La prima stagione, di fatto considerabile come una lunga introduzione generale, è riuscita a espandersi in maniera soddisfacente nella sua diretta prosecuzione (qui la recensione della seconda season di The Rain), focalizzandosi sempre di più sul personaggio di Rasmus (interpretato da Lucas Lynggaard Tønnesen) e di sua sorella Simone (interpretata da Alba August). Nel primo episodio di questa nuova stagione ritroviamo il giovane all'interno di una struttura dell'Apollon (l'organizzazione speciale che ha creato il virus), desideroso più che mai di porre fine alla pandemia che ha distrutto tutto collaborando con Sten, leader dell'organizzazione in grado, grazie al suo carisma, di manipolare i vari personaggi con cui interagisce.

La prima puntata di questa terza stagione risulta a conti fatti soddisfacente, seppur la serie non sia riuscita in realtà (ovviamente per quanto riguarda la prima puntata visionata) a lasciarsi alle spalle alcuni dei principali difetti visti in passato.Nonostante infatti un buon ritmo generale, l'opera in alcuni punti tende a rendere determinati passaggi eccessivamente affrettati, vuoi per una scrittura forse eccessivamente semplicistica degli avvenimenti, vuoi per la probabile fretta degli stessi autori di tentare di chiudere tutte le finestre rimaste in sospeso nel minor tempo possibile.

Vedere infatti la protagonista superare il muro della zona di quarantena per poi tornare subito indietro e andare direttamente a parlare con il fratello (all'interno della struttura Apollon), salvo poi tornare sui suoi passi e decidere di fuggire - tutto sempre nel corso di questa prima puntata - è sicuramente un aspetto che potrà far storcere il naso.

Ma tutti coloro che sono arrivati fin qui avranno sicuramente imparato a fare i conti con questo tipo di problema, presente fin dalle origini (basti pensare al momento in cui i due fratelli nella prima puntata della season one aprono la porta del rifugio provocando indirettamente la morte della loro madre).

Superando comunque questo piccolo scoglio (in realtà non così grave), gli spettatori si ritroveranno nuovamente a seguire le vicende dei due fratelli protagonisti, per comprendere fino a che punto vorranno spingersi per salvaguardare il futuro dell'umanità.

Due fratelli a confronto

Il serial, pur puntando anche su comprimari caratterizzati abbastanza bene, in questa terza stagione probabilmente tenterà di concentrarsi al massimo sui due fratelli protagonisti e ovviamente sul profondo legame affettivo che li unisce. Allo stesso modo, la loro differente visione del mondo (che li ha portati inevitabilmente a scontrarsi tanto in passato quanto in questo primo episodio) spingerà gli stessi spettatori a scegliere da che parte stare, seppur a conti fatti il modus operandi di Rasmus sia dettato in grande parte da una rabbia incontrollata e da una mancanza di lucidità in grado di renderlo molto più vicino alla figura del villain piuttosto che a quella dell'antieroe.

Ovviamente bisognerà solo capire come verrà gestita la progressione degli eventi e se, soprattutto, questa nuova tornata di episodi riuscirà a espandere ulteriormente quanto visto in precedenza. Se infatti nella seconda stagione lo status "superumano" di Rasmus è riuscito realmente a sorprenderci per come è stato gestito, in questa terza season tutti i nodi dovranno per forza di cose venire al pettine, cercando al contempo di non lasciare esageratamente indietro tutti gli altri personaggi comparsi in precedenza, così da portare a conclusione la serie nel miglior modo possibile.

Sempre buono, a livello generale, anche il look visivo, grazie a colori cupi tendenti al blu e al grigio capaci di racchiudere molto bene il mood apocalittico che fin dall'inizio è stato messo al centro dell'intero progetto.
Il primo episodio di The Rain si conferma come un buon punto di partenza per la stagione finale di una serie partita abbastanza in sordina ma capace, grazie alla sua diretta prosecuzione, di ritagliarsi una propria specifica identità.

The Rain - serie tv Nonostante qualche difetto a livello di scrittura, che rende alcuni passaggi molto frettolosi, l'ultima stagione di The Rain promette comunque di regalare agli spettatori vari momenti interessanti grazie al riuscito connubio tra sci-fi apocalittico e influenze horror, che proprio dalla seconda stagione sono diventate sempre più marcate.