The Third Day: su Sky la nuova miniserie HBO con Jude Law

Il creatore e il regista di Utopia accompagnano lo spettatore su un'inquietante isola dove nulla è come sembra.

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La collaborazione tra Sky ed HBO sta davvero portando a felici risultati. Basterebbe orientarsi tra la nostra recensione di Chernobyl, la prima della serie, e la recensione di We Are Who Are, l'ultima in ordine di release, per rendersi conto della diversificazione operata dai due colossi in termini tematici e stilistici. Tutto questo porta grande lustro alla proposta dei cosiddetti "Sky Originals", che arricchiscono di mese in mese l'offerta destinata agli abbonati, che possono godere dei migliori prodotti anche via streaming, tramite la piattaforma NOW TV.

Le novità Sky di ottobre ci spingono a fare la conoscenza dell'ultima coproduzione SKY/HBO a fare il suo ingresso nel palinsesto. Stiamo parlando di The Third Day, un mistery drama in sei episodi che ha più di un motivo per essere visto e vissuto. Possiamo infatti essere certi che non ci troveremo di fronte ad una narrazione qualsiasi, sia dal punto di vista della sceneggiatura che da quello della regia.

Su questi fronti abbiamo infatti la garanzia di Dennis Kelly e Marc Munden, rispettivamente creatore/sceneggiatore e regista della versione originale di Utopia, la serie cult del 2013, il cui remake è attualmente disponibile su Prime Video (a tal proposito vi invitiamo a leggere le nostre prime impressioni su Utopia). Già con questi presupposti The Third Day si preannuncia una miniserie intrigante, ma cerchiamo di addentrarci più nel dettaglio, dopo aver visto i primi due episodi in anteprima, in vista della messa in onda del 19 ottobre alle 21:15 su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV.

Estate ed inverno

Un altro motivo per non perdere The Third Day è senz'altro il ritorno di Jude Law in una coproduzione Sky/HBO dopo il successo di The Young Pope e di The New Pope di Paolo Sorrentino, qui affiancato da Naomie Harris (Skyfall, Moonlight). Entrambi dovranno loro malgrado a fare i conti con i misteri di Osea, l'isola misteriosa sulla quale si ritroveranno in tempi e per motivi diversi, dove i confini tra realtà e fantasia diverranno sempre più sfumati. Questo rende di fatto The Third Day una miniserie in due parti, costituite da tre episodi ciascuna. Nella prima, intitolata "Estate", Sam (Jude Law), dopo aver salvato casualmente un'adolescente in un bosco, finirà per riaccompagnarla a casa, ma si troverà a varcare i confini dell'isola, la cui via d'accesso dipende dal costante fluire e defluire delle maree.

Lì Sam sarà immerso in un clima differente da quello dal quale proviene, affascinato e respinto al tempo stesso da quella popolazione e da quelle tradizioni che fondono cristianesimo e culti celtici, nel quale si ritroverà a fare i conti con un pesante trauma del passato. Nella seconda parte, "Inverno", Helen (Naomie Harris) giungerà in vacanza sull'isola con le sue due figlie, attirata inspiegabilmente da quel misterioso luogo, che la intrappolerà nel suo fluire surreale di eventi.

Gli episodi che abbiamo avuto modo di visionare fanno entrambi riferimento alla prima parte della miniserie e, quindi, alle vicende relative al personaggio di Jude Law, perfettamente calato nei panni di Sam e padrone della scena e del personaggio. Non avendo presente il quadro completo della sua storia sull'isola, non sappiamo ancora se e come la sua narrazione andrà ad abbracciare quella di Helen, pur sapendo che entrambe le vicende saranno comunque in qualche modo intrecciate.

Benvenuti ad Osea Island

L'aspetto più interessante di questi primi episodi di The Third Day è proprio il disvelamento progressivo del setting; una scoperta della quale siamo partecipi in contemporanea con Sam, nonostante già dalle prime battute sia evidente che il nostro e l'isola abbiano un rapporto ben più radicato, la cui origine potrebbe trovare fondamento nella storia stessa del luogo.

Osea Island è di fatto uno dei protagonisti del racconto ed è proprio in questi casi che ci si rende conto quanto sia importante far vivere il mondo della narrazione attraverso un world building dettagliato all'interno del quale porre i propri protagonisti. Quando poi si fa riferimento a comunità isolate, ancorate ad antichi culti o tradizioni, non si può fare a meno di subirne il fascino esotico.

Senza per ora raggiungere gli estremi di Midsommar, la popolazione di Osea, all'apparenza normale, cela nella propria storia e nelle proprie tradizioni - una crasi crisitiano-celtica - una nota di perturbante che lascia costantemente sull'attenti e curiosi di scalfire la superficie, per sondare quanto di questa comunità sia nascosto al di sotto di essa e quanto ad essa siano collegati temi quali l'immigrazione, la giustizia e il rapporto con il mondo moderno.

Sul fronte tecnico non possiamo che gioire della sopracitata presenza di Marc Mullen alla regia, che ci regala composizioni alienanti, che giocano come di consueto sulle lunghezze focali, con un amore dichiarato per il grandangolo e una predilezione in certi frangenti per la camera a mano. Anche la palette dei colori è studiata meticolosamente e ciò non sorprende, dato lo scrupoloso lavoro di post-produzione eseguito su Utopia per far rivivere le atmosfere pastello dell'era Technicolor.

In questo caso Mullen gioca con i contrasti, con la presenza e l'assenza di colore e più in generale sulla saturazione della palette del verde. A livello visivo assume grandissima importanza l'aspetto simbolico e simbolista della serie, che si riversa così dalla pagina allo schermo. Encomiabile il livello di messinscena raggiunto nel secondo episodio, nel quale - senza spoilerare nulla - assisteremo ad una scena diegeticamente straniante, che gli appassionati di direzione della fotografia e di regia non potranno che guardare con interesse e accondiscendenza.

The Third Day The Third Day si presenta in ottima forma. Forte della guida di Dennis Kelly e Marc Munden, la miniserie Sky/HBO presenta nella sua prima parte le vicende di Sam (Jude Law), giunto su una misteriosa isola dove i confini tra realtà e fantasia sono più che mai labili. Una narrazione criptica, a tratti ermetica ed inquietante, che ci regala indizi e domande ad ogni scena, giocando con lo spettatore e con la messinscena, attraverso una regia e una fotografia stranianti, che non temono il ricorso a virtuosismi. La location di Osea Island respira insieme ai suoi personaggi, i cui interpreti sono sempre all'altezza e frutto di un buon casting, ed emana un'atmosfera perturbante perenne, che non può che incuriosirci in vista dei prossimi episodi.