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The Umbrella Academy: guida al mondo della nuova (strepitosa) serie Netflix

Sbarcherà su Netflix il prossimo 15 febbraio The Umbrella Academy, progetto che ha tutte le carte in regola per divenire la vostra nuova ossessione

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Ci sono supereroi e supereroi, e poi c'è The Umbrella Academy. L'opera fumettistica nasce dalla mente di Gerard Way, noto per essere stato il frontman della band punk-rock My Chemical Romance e divenuto ormai da anni anche affermato sceneggiatore. L'idea è tutta farina del suo sacco, tanto che sorprende la precisione chirurgica con cui, alla sua prima esperienza con una forma artistica tanto complessa, l'autore abbia saputo imprimere carattere e personalità ai personaggi e alla storia.
Parliamo di un'opera estremamente mainstream, che rispetta cioè dei canoni stilistici adatti a grandi platee di lettori, ma che al contempo ha un sapore diverso, radicato nell'intimo dei protagonisti, che fluiscono da Way alla carta fino al pubblico ricchi d'umanità, quindi sbagliati e pieni di difetti nonostante i superpoteri. C'è tutto un preciso impianto famigliare e reggere la narrazione sagace e intrigante del fumetto, che è poi l'elemento essenziale e primario che Steve Blackman, Way e Netflix hanno deciso di abbracciare e sviluppare nell'adattamento - disponibile dal 15 febbraio - del fumetto, trasponendolo fedelmente nell'anima. Muta il contenuto dove necessario ma non mutano intenzioni, intuizioni e carattere, in una serie che di supereroistico ha davvero poco, perché ad emergere sono le donne e gli uomini dietro le maschere, la loro parte più intima e delicata. The Umbrella Academy è ancora molto più di questo, e in questa anteprima (rigorosamente senza spoiler) proviamo a spiegarvi i motivi per cui la nuova serie Netflix diventerà presto la vostra nuova ossessione.

Esseri umani o numeri?

Su tutto, come intuibile, a spiccare sono i personaggi. La storia di The Umbrella Academy si apre nel 1989 - almeno nella serie -, anno di eventi culturalmente e storicamente rilevanti quali la Rivolta di Piazza Tienanmen e la Caduta del Muro di Berlino. Data, questa, scelta tra decine di altre possibili, non avendo il fumetto un sua precisa collocazione temporale, ma Blackman e gli sceneggiatori hanno optato proprio per un anno di cambiamenti radicali. Proprio nel 1989, e precisamente il primo ottobre a mezzogiorno, 43 donne partoriscono contemporaneamente - ma prima del parto nessuna di loro era incinta. Di questi 43, sette vengono adottati (o meglio, comprati) da Sir. Reginald Hargreeves, avventuriero, filantropo e miliardario intenzionato a sfruttare questi bambini - e soprattutto le loro abilità sovrumane - per migliorare il mondo.
Il salto è direttamente al 2019, i giorni nostri. I protagonisti sono ormai trentenni, ognuno con la propria vita, tutti a loro modo spezzati dentro. Cresciuti come oggetti da sfruttare, privati di un affetto paterno e visti soltanto come mezzo per un fine, i bambini sono infatti maturati molto velocemente covando un odio viscerale verso l'arcigno padre, talmente anaffettivo da considerarli numeri.
Il Numero Uno, Luther (Tom Hopper), è il più forte. È proprio questo il suo potere: una forma fisica incredibilmente portentosa unita ad abilità atletiche al di sopra del normale. Ha anche una resistenza invidiabile e nei tempi d'oro dell'adolescente vita da supereroe aveva un soprannome molto anni '50: Spaceboy. Scelto come leader da Hargreeves, sulle sue spalle ricade la guida del gruppo, ma Luther è un capo molto introverso e ligio al dovere, in parte succube del volere paterno. Tra tutti, è forse il più nobile e probabilmente il più etico, ma una volta sul campo diventa un bulldozer inarrestabile.
Al contrario, Il numero 2, Diego (David Castaneda), è il ribelle del gruppo, il più arrabbiato ma anche il solo a comportarsi da supereroe in età adulta, nonostante agisca più come giustiziere mascherato. Il suo odio per Hargreeves non conosce argini, ma è paradossale come sia il membro della famiglia che ha recepito più a fondo gli insegnamenti giusti impartiti nel modo sbagliato dal padre. È una sorta di Watchman, molto simile al Comico, pungente, diretto, perennemente accigliato. Il suo potere consiste nel poter deviare e quindi guidare la traiettoria di qualsiasi coltello.

Allison (Emmy Raver-Lampman) è invece un'attrice affermata, amata dal grande pubblico che continua anche a chiamarla Numero 3 o Voce, suo nome da eroina. È una delle due donne dell'Umbrella Academy, nonché quella con un legame particolarmente forte con Luther. La sua sembra una vita di sfarzi, bellezze e viaggi nel mondo, ma nell'intimo e nel privato nasconde molta sofferenza e diversi peccati taciuti. Il suo è il potere più affascinante: pronunciando la frase "I heard a rumor" - ovvero "ho sentito che..." - può costringere il suo uditore a fare qualunque cosa gli venga detta successivamente.
Chiudono il gruppo Numero 4, Klaus, Numero 5 (senza nome) e Numero 7, Vanya. Questo trittico finale è probabilmente quello che più di tutti riuscirà a imprimersi nelle mente dello spettatore, per caratterizzazione, dinamiche personali e atteggiamento superbamente sopra le righe. Sono gli assi vincenti della serie, intesi come i più accattivanti, divertenti, eccentrici e introspettivi. Merito questo anche dei rispettivi interpreti, che sono Robert Sheehan (Miss Fits, Macchine Mortali), il giovanissimo Aidan Gallagher ed Ellen Page, che non ha bisogno di presentazioni.
Klaus è il membro più strano dell'Umbrella: un medium spaventato sin da piccolo dalla propria abilità di parlare con i defunti. È il personaggio in definitiva più intrigante della serie, un tossicodipendente recidivo che si muove tra atteggiamenti alla Jack Sparrow e qualcosa di completamente nuovo, sfacciato nella sua totale libertà di interpretazione, con un guardaroba vistosissimo e scene assolutamente esilaranti.

C'è poi questo bambino tredicenne in mezzo ai grandi, di cui non faremo parola per non spoilerare una parte importante del racconto, ma vi basti sapere che insieme a Klaus è sicuramente il protagonista più originale e sboccato, ma anche il più letale. Il suo potere? Un Doctor Who senza Tardis: può viaggiare dove e come vuole nello spazio e nel tempo, con i dovuti limiti imposti dal dispendio di energie.
Infine abbiamo Vanya, l'unica ordinaria del gruppo. È cresciuta all'ombra dei suoi fratelli e della sorella superdotati, sentendosi inutile, lo scarto dell'Umbrella Academy, così isolata e amareggiata per la sua mancata inclusione da aver scritto un libro su tutti i segreti dell'Academy - cosa che l'ha resa ancora meno amata dai fratelli e dalla sorella.
Il suo talento risiede nella musica, sua grande passione e lavoro, ma la sua vita ha più lati bui che luminosi. Soffre di ansia e attacchi di panico ed è ormai scesa a patti da tempo con la sua ordinarietà. È il membro letteralmente più umano dell'accademia, capace di grandissima empatia, tratteggiata con cura nonostante il suo essere fortemente "trattenuta" nelle sue emozioni, anche nel fumetto di partenza.
In generale, nella serie ogni rapporto familiare tra i personaggi, ogni loro dialogo e piccolo litigio è di per sé ricco di contenuto, ironico o drammatico che sia, anche se non manda avanti la storia. La narrazione la fanno loro: ci muoviamo attraverso i loro occhi e per questo l'empatia si fa decisa e molto forte. Sono supereroi che aderiscono di peso al mantra del compianto Stan Lee: "super umani con super problemi", senza mezze misure. Sono "gli eroi del 21esimo secolo", come li ha descritti il buon Grant Morrison (non l'ultimo arrivato!), pronti a scardinare con la loro carica giovane e impaziente i canoni del genere, soprattutto in tv, in particolar modo in un periodo di produzioni di genere tutte molto simili.

Si vive di momenti

Oltre ai protagonisti, da The Umbrella Academy potete aspettarvi anche nemici improbabili e situazioni al limite dell'assurdo. Per quanto riguarda i primi, la gamma è decisamente ampia e riuscita, equilibrata tra cattivi scontati ma intriganti e assassini decisamente stravaganti. Si dimostrano affascinanti e persino empatici, con pennellate emotive che lasciano intravedere un po' di Wes Anderson e un po' di Garth Ennis, senza però soluzione di continuità. Come nel fumetto, così nella serie, tutto è largamente sostenuto da una sospensione dell'incredulità che non lascia scampo a visioni neutrali del mondo, sconclusionato, ucronistico e originale. L'opera fumettistica gode dei magistrali disegni di Gabriel Bá, fumettista che sfrutta uno stile colorato e dettagliatissimo molto vicino a David Rubin, capace di dare vita e dinamicità alle tavole con tratti decisi e insieme imprecisi, deformando con uno stile unico protagonisti e azione, caricando tutto con singolare bellezza e rendendo irresistibile ogni passaggio.

E l'adattamento Netflix di The Umbrella Academy vi sorprenderà anche dal lato visivo. Non tanto per gli effetti speciali quanto per una messinscena che vuole assicurarsi l'attenzione incondizionata dello spettatore, catturandolo in un vortice d'azione e di momenti pop incredibili, davvero qualcosa di mai visto prima in una serie di questa portata, con intenzioni chiarissime.
Vi ritroverete improvvisamente a cantare canzoni nel bel mezzo di combattimenti spietati, a voler bene a ogni personaggio, a fare il tifo e ridere in momenti di tensione, vivendo i drammi e le paure degli stessi protagonisti. The Umbrella Academy vi inviterà a fare una cosa e una sola: un passo avanti per lasciarvi catturare. Al resto ci penseranno poi Luther, Klaus, Numero 5 e gli fratelli e sorelle. L'appuntamento è al 15 febbraio.