The Walking Dead: prime impressioni sulla nona stagione

La serie zombie della AMC si reinventa e promette un nuovo corso narrativo per la nona annata, ma sarà veramente così?

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Per quanto potrà ancora andare avanti The Walking Dead? È la domanda che si pongono tutti da alcuni anni, alla luce di due fatti in netta contrapposizione: da un lato, l'intenzione annunciata della AMC di continuare a trasmettere episodi inediti della serie basata sui fumetti di Robert Kirkman per almeno altri dieci anni; dall'altro, il declino continuo degli ascolti, anche in occasione delle puntate-evento come i debutti e i finali di stagione, o la transizione midseason che quest'anno è riuscita a deludere gli spettatori pur regalandoci il momento che molti aspettavano da tempo, ossia la morte di Carl Grimes. Per due anni abbiamo assistito al conflitto con Negan, avversario tanto affascinante nei fumetti quanto debole sul piccolo schermo, vittima di una scrittura che puntava sempre di più sui pochi momenti forti a disposizione e sempre di meno su uno sviluppo coerente delle storyline e dei personaggi. Poi, sei mesi fa, la svolta: Negan definitivamente sconfitto, e la promessa di un nuovo corso per la serie, con tanto di passaggio di consegne per quanto riguarda lo showrunner (Scott M. Gimple, promosso a supervisore generale di tutto il franchise catodico, è stato sostituito da Angela Kang). Un nuovo corso reso ancora più esplicito, durante l'estate, dalla conferma delle dipartite di Andrew Lincoln e Lauren Cohan, entrambi destinati a congedarsi dal pubblico nelle settimane o nei mesi a venire (lei ha firmato solo per sei episodi, mentre lui non ha precisato quale sarà la sua puntata finale).

E si ricomincia


La nona stagione inizia con un episodio intitolato, non a caso, A New Beginning, diretto dal regista principale Greg Nicotero. Sono passati due anni dalla sconfitta di Negan, e le varie comunità hanno imparato a coesistere pacificamente. O almeno così sembra: le tensioni tra Rick, Maggie e Daryl sono ancora forti, e ci sono segnali di dissenso rappresentati da graffiti che auspicano il ritorno dell'ex-dittatore locale, attualmente imprigionato. Ed è proprio quella tensione a dare a questa premiere di stagione un'aria più "viva" del solito, alimentata anche dalla consapevolezza che due dei tre personaggi principali coinvolti nel conflitto non saranno più tra noi entro la fine del nono ciclo.

Il rinnovo (suggellato anche da una sigla modificata che indica la transizione dalla morte alla nuova vita) è ora una realtà, che si concentra su quei pochi elementi che costituiscono il nucleo drammaturgico dello show anziché sparpagliarsi per dare un minimo di spazio a ogni personaggio, per quanto minore o irrilevante. Naturalmente è ancora troppo presto per cantare vittoria, ma dopo un paio di stagioni all'insegna della confusione tonale e dell'allungamento del brodo, il primo episodio della gestione Kang suggerisce che lo show abbia nuovamente le idee chiare, con una storyline degna del trattamento lungo e personaggi sottoposti a una progressione narrativa coerente (vedi la rivalità tra Maggie e Gregory, con una svolta importantissima per gli episodi a venire). In altre parole, l'agonia è, forse, finalmente finita.