The L Word, Generation Q: la Stagione 2 non convince

Torna su Sky il sequel della serie iconica del 2000, con una prima puntata che allude ad argomenti interessanti, ma che si lascia andare a qualche banalità

The L Word, Generation Q: la Stagione 2 non convince
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Era il 2004 quando su Showtime andò in onda la prima puntata di The L Word, una serie tv che avrebbe fatto la storia della serialità LGBT. Con uno stile a tratti drammatico e a tratti divertente, questo titolo - creato da Ilene Chaiken - è riuscito a catalizzare l'attenzione dello spettatore su dinamiche che ai tempi ancora venivano considerate tabù, come l'omosessualità femminile, la bisessualità, la disforia di genere, l'omogenitorialità e molto altro, donando loro visibilità, ma soprattutto normalizzandole.

In 6 stagioni andate in onda dal 2004 al 2009, i temi trattati, le dinamiche amorose, i plot twist, i cliffhanger e i drammi sono stati molti, ma lo show non è terminato con quell'ultimo - e scioccante - episodio. Ben dieci anni dopo, infatti, la stessa Chaiken ha ideato un sequel: The L Word: Generation Q, dedicato a nuovi personaggi e a qualche figura resa iconica dalla serie originale. Incluso nelle nuove uscite di agosto di Sky, The L Word: Generation Q esordirà il 14 agosto 2021 su Sky Atlantic, riprendendo da dove si era conclusa la prima stagione. Come proseguiranno i drammi amorosi delle protagoniste? Scopritelo nel nostro first look, nel quale saranno presenti alcuni spoiler della prima stagione, siete avvisati

E se siete alla ricerca di qualche altro show con cui riempire le vostre calde giornate estive, non perdetevi le nuove uscite Netflix di agosto 2021 e le serie Disney+ di agosto 2021!

Un prologo che non convince del tutto, ma anticipa approfondimenti interessanti

Ci eravamo lasciati con un ultimo episodio pieno di colpi di scena (per rinfrescarvi la memoria potete recuperare la nostra recensione di The L Word: Generation Q). Alice e Nat (Stephanie Allynne) decidono di concludere la parentesi poliamorosa che avevano intrapreso assieme alla ex moglie di Nat, Gigi (Sepideh Moafi), mentre Sophie (Rosanny Zayas) - in procinto di sposarsi con Dani (Arienne Mandi) - tradisce la fidanzata con l'amica Finley (Jacqueline Toboni), che poi lascia Los Angeles in preda ai sensi di colpa. Bette affronta un difficile campagna elettorale, mentre Micah scopre che il ragazzo che sta frequentando è sposato.

Chiusasi con un cliffhanger che lascia lo spettatore in sospeso per più di un anno (ossia la scelta finale di Sophie tra Finley e Dani), The L Word: Generation Q si riapre proprio sulle questioni lasciate in sospeso dalla prima stagione.Se la nuova è stata pensata per poterle risolvere in modo innovativo, non si può purtroppo dire che il tentativo sia andato a buon fine, almeno per quanto riguarda questo primo episodio. Le storyline che verranno intraprese si possono già facilmente intuire dallo svolgimento della puntata, ma la carne messa sul fuoco dagli sceneggiatori non sembra degna di un Ferragosto con i fiocchi.

Nella serie originale degli anni 2000 una delle manovre principali era proprio normalizzare l'omosessualità su ogni livello, mostrando - non sempre con successo - tanto i normali problemi di una coppia ormai navigata, quanto le avventure dei personaggi più disinibiti. A distanza di ben dieci anni i tabù da scardinare si sono fatti sempre meno impegnativi, ma cresce la necessità di presentare vicende e risvolti originali, per offrire agli spettatori una serie tv fresca e moderna.

Non appartiene a questa presunta freschezza lo stratagemma narrativo del tradimento a breve distanza dalle nozze, né tantomeno il rientro improvviso dell'amante e la sua dichiarazione d'amore proprio a pochi minuti dal fatidico sì tra le due fidanzate. Non c'è originalità nemmeno in una protagonista che cerca di far ingelosire la ex moglie di cui è innamorata, anch'essa in procinto di convolare a nozze con la nuova compagna. Le situazioni, i presunti colpi di scena, perfino i dialoghi sanno di già visto e già sentito, tanto che in alcuni casi è facile prevedere ciò che succederà.

Intoccate da questi difetti restano però alcune linee narrative su cui la seconda stagione di The L Word: Generation Q sembra volersi concentrare nei prossimi episodi e che a tutti gli effetti potrebbero rappresentare la componente più innovativa - o quantomeno appassionante - della serie.

Un viaggio alla scoperta di sé e del poliamore?

Di molte cose ha parlato The L Word nei suoi anni d'oro, ma tra le avventure delle sue protagoniste non è stato mai approfondito con attenzione il tema del poliamore. Proprio perché le serie tv dedicate a questa sfumatura della bandiera LGBT+ sono poche (ricordiamo tra queste You Me Her), The L Word ha tutte le carte in regola per sondarla, nonché la responsabilità di farlo con mentalità aperta e con cognizione di causa.

Ci ha provato infatti già con la prima stagione, presentando al pubblico - composto tanto da appassionati del prodotto del 2000 quanto dai nuovi spettatori - una storia d'amore a tre tra Alice (personaggio storico, nonché iconico della serie), la nuova compagna Nat e l'ex moglie di lei Gigi, un sentimento ben gestito dal punto di vista dei ritmi narrativi. Se il processo di normalizzazione del poliamore era ancora acerbo nella prima stagione, i nuovi episodi hanno ciò che serve per poterne parlare in modo più consapevole, dopo aver adeguatamente tastato il terreno lo scorso anno.

In un primo episodio che non ha brillato per originalità, è emersa un'altra storyline potenzialmente interessante, ossia quella che riguarda la figlia di Bette e Tina, Angelica (Jordan Hull) alle prese con la scoperta della propria identità. Frenata dalle madri nel progetto di scoprire chi sia il donatore che le ha permesso di venire al mondo, Angie sembra essere intenzionata a fare di testa propria, permettendo probabilmente alla serie di approfondire ulteriormente il tema dell'omogenitorialità, tutt'altro che innovativo, ma ancora bisognoso di essere normalizzato il più possibile nei media.

Con queste premesse, il primo episodio di The L Word: Generation Q, presenta una qualità discontinua. Risvolti originali e banali si intrecciano in una nuova stagione che rischia di risultare uguale a se stessa, ma che potrebbe anche risollevarsi in corso d'opera.

The L Word: Generation Q Pur fornendo spunti per l'approfondimento di alcune tematiche meritevoli di essere esplorate, il primo episodio della nuova stagione di The L Word: Generation Q non brilla per innovazione. Tra situazioni già viste, dialoghi poco originali e drammi di cui ormai si potrebbe fare a meno in qualunque storia d'amore, questa nuova stagione non riesce a presentarsi al meglio. Oltre alla buona interpretazione del proprio cast e all'infinità di svolte narrative a disposizione, la serie ha però le carte in regola per risollevarsi nei prossimi episodi!