Them: primo sguardo alla nuova serie antologica horror di Prime Video

Prime Video torna a esplorare il genere horror con Them, un prodotto dalla regia strabiliante e dal cast convincente. Ecco le nostre prime impressioni.

Them: primo sguardo alla nuova serie antologica horror di Prime Video
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La produzione per il piccolo schermo di Amazon Prime Video è, da molto tempo ormai, tra le più raffinate e graffianti dell'intera industria. Caratterizzato da uno stile che vuole rompere le barriere tra la grandiosità del cinema made in Hollywood e la più semplice fruizione aggressiva e consumistica tipica delle piattaforme streaming, il serial firmato Amazon continua a stupirci con nuovi esperimenti narrativi, potenti ed efficaci. In questa categoria rientra il nuovo show Prime Video Them, scritto e ideato da Little Marvin, che ci trascina in un'epoca già molto spesso trattata nel mondo dell'audiovisivo, ma vista con occhi diversi, tramite un approccio diametralmente opposto a quello a cui siamo abituati.

Gli anni '50 si tingono di colori pastello e di orrore in questa nuova serie, che fa parte di un progetto antologico volto a esplorare la paura a diversi stadi, in un America colma di contraddizioni e di orrore, sia paranormale, che tragicamente umano. La prima stagione dello show, che ha il titolo di Covenant, è stata creata per de-costruire le convinzioni che da decenni ci siamo fatti riguardo al fenomeno della Great Migration americana, che coinvolse milioni di uomini e donne afroamericani, desiderosi di trovare fortuna nelle grandi città degli States, e che cambiò completamente la storia di una nazione. Abbiamo visto i primi episodi di Them su Prime Video, e oggi ve ne parleremo, andando ad analizzare questa creatura complessa e affascinante, in attesa di poter dare un giudizio completo a visione ultimata.

Non è la solita Black Story

Uno degli elementi che risalta immediatamente, non appena iniziata la visione di Them, è il suo desiderio di voler fare critica sociale, senza il bisogno di palesare troppo il suo intento. È infatti la prima scena, che ci accoglie in un ambiente rurale dell'aspro e ostile Sud degli Stati Uniti, a parlare da sola, e non ci serve alcun sottotesto per comprenderla. Già da questi istanti iniziali, è possibile percepire il disagio di una persona, che si sente disprezzata solamente per il colore della pelle. Essere oggetti di odio razziale, ci vuole spiegare l'apertura dello show, può portare a una serie di problemi nella psiche di chi è costretto a subire le discriminazioni, e, di conseguenza, può alimentare tutto un insieme di traumi mentali dalle conseguenze tragiche. Gli anni che vanno dal primo dopoguerra al 1960, in America, sono contraddistinti da una profonda divisione tra bianchi e neri, talmente insita all'interno della popolazione, da aver dato vita a quartieri esclusivi per l'una o per l'altra etnia, senza possibilità di mescolanze. La difficoltà per una famiglia afroamericana di farsi spazio in un "white neighborhood", è il primo tema che viene affrontato dallo show, e subito capiamo come la vita non sarà di certo facile per Lucky (interpretata da una splendida Deborah Ayorinde) e la sua famiglia, trasferitisi dalla campagna del North Carolina alla California, per seguire le ambizioni del marito Henry (Ashley Thomas).

Lo scontro tra la cultura radicata degli abitanti della soleggiata e patinata Los Angeles, e lo stile di vita più semplice e sobrio della famiglia Emory, viene evidenziato ancora di più dai primi attimi nei quali i protagonisti del racconto si ritrovano immersi nella loro nuova realtà. Gli sguardi ostili e il disgusto accompagnano i genitori e le due figlie dentro alla nuova abitazione, e il conflitto sembra alle porte, in quanto la comunità non accetta niente che possa sembrare "diverso" e lontano dallo standard dell'idilliaco vicinato, con uomini lavoratori e onesti, e donne fedeli e dall'aspetto splendido, tutti rigorosamente bianchi. Nessun cambiamento può essere ritenuto accettabile all'interno di un posto così chiuso e radicato in sé stesso.

Guardando all'impalcatura della narrazione, se non è la storia in sé ad apparire innovativa e diversa rispetto a quanto già visto, è nella prospettiva che ci viene offerta dagli autori che brilla di più l'essenza della sceneggiatura di questo titolo: non sono solo degli Emory gli occhi attraversi i quali assistiamo alla vicenda; infatti, già nel primo episodio la viviamo anche dalla parte di ogni abitante del quartiere, che sono tutte persone rancorose e colme di quella social anger che ha contraddistinto i peggiori casi di violenza razziale.

Proprio da questo punto di vista, il lavoro per rendere i personaggi "ostili" non dei semplici tipi statici, ma delle figure colme di sfaccettature e di lati della personalità da esplorare, è di sicuro encomiabile. La bigotteria degli abitanti del piccolo quartiere di LA è ciò che più risalta del loro carattere, e ci spaventa assistere a certi atroci discorsi, nei quali i vari personaggi pensano a svariati motivi per sbarazzarsi del "nemico" afroamericano. Il timore è che, forse, a lungo andare una rappresentazione così diversificata e ampia potrebbe perdersi con il tempo, ma siamo fiduciosi che l'operato di Little Marvin sappia distinguersi per accuratezza e precisione, senza eccessive sbavature sul lungo termine.

Tuttavia, Them non è solamente una serie drammatica che vuole sensibilizzare riguardo a delle tematiche socioculturali importanti. Lo show Prime Video è, prima di tutto, un horror molto raffinato, che ammalia lo spettatore e lo coinvolge, spingendo molto sul lato del mistero, dell'oscurità e del tormento che vivono - e hanno vissuto in passato - i protagonisti. Lucky, lo si evince da svariati dialoghi, non ha avuto una vita semplice. I suoi problemi si sono manifestati in una serie di disturbi psicologici, che si trasformano sulla scena in alcuni momenti disturbanti e quasi grotteschi, in un connubio di immagini difficili da decifrare e che ci invogliano a sapere di più sulla tragica storia della donna. Inoltre, anche la nuova abitazione californiana della famiglia sembra nascondere dei terribili segreti, che potrebbero sconvolgere e stravolgere completamente le esistenze di chi ci è andato a vivere. E non solo. Anche gli abitanti del quartiere, saranno costretti a fare i conti con un male, che non sembra voler lasciare al sicuro nessuno.

Pur non essendo ancora stata completamente sviluppata, la componente dell'orrore appare ben amalgamata, all'interno del racconto di dolore e disperazione a cui assistiamo. Una trama paranormale solamente accennata, al momento, ma viva (e legata alla spaventosa figura di una donna, dal nome di Miss Vera), ci fa comprendere che gli Emory sono solo all'inizio di una battaglia contro due forze, una umana e una "sovrumana", che li porterà allo strenuo delle forze.

Orrore, dolore, e jazz

Soffermandosi sul lato tecnico della serie, di sicuro il prodotto è un lavoro di prima qualità. La regia è superba e continua a mettere in contrasto due nature completamente diverse e speculari. La macchina da presa si muove tra lente inquadrature ampie e spazi bui, oscuri e serrati. Al colore e alla vivacità delle strade, che trasmettono tutta la patina superficiale e ingannatrice della Los Angeles del secondo dopoguerra, si alterna la freddezza degli interni, dalle tonalità intense e tenebrose. Ogni angolo della casa è ricolmo di ansia e angoscia opprimente, provocando un senso di disagio e claustrofobia. La fotografia è brillante, ispirata e al tempo stesso precisamente misurata, mentre la messa in scena richiama alla mente le atmosfere sognanti e deliziose degli anni '50, alle quali però si aggiunge una nota vagamente più cupa e tenebrosa, in grado di rendere gli ambienti originali e ricchi di fascino.

La scelta di girare le puntate in 16:9 ci fa quasi dimenticare che stiamo assistendo a uno show televisivo. La cura maniacale per il dettaglio, la realizzazione precisa e diligente, e un saggio utilizzo di riprese e campi, rendono Them un'opera che nulla ha da invidiare ai colossi del grande schermo, presentandosi come una produzione hollywoodiana in tutto e per tutto, dal livello sopraffino. La colonna sonora è azzeccatissima: l'utilizzo di una soundtrack "narrativa", che accompagna in maniera sensata le scene che vengono rappresentate, porta avanti, al pari degli avvenimenti, il racconto. Tramite l'utilizzo di canzoni che parlano di segregazione, di razzismo, e di lotta contro la supremazia bianca, viene esplorato il conflitto e lo scontro tra due culture, che non sembrano riuscire a trovare punti di contatto, o che forse proprio non vogliono avvicinarsi l'un l'altra. Il comparto sonoro è, dunque, il vero fiore all'occhiello di un progetto ambizioso, e che non ha paura di osare, utilizzando forme e approcci di rottura, insoliti, e poco comuni nel serial televisivo.

Nota di merito va aggiunta al cast, che sembra davvero perfettamente adatto in ogni ruolo. Abbiamo già parlato brevemente della Ayorinde, ormai giunta a una maturità artistica senza precedenti, e in grado di tenere da sola la scena senza alcun supporto. La sua parte della determinata e psicologicamente fragile Lucky, senza dubbio, è la più difficile tra tutte quelle che abbiamo visto fino a questo momento nello show, e la rappresentazione dell'attrice britannica è stupefacente. Un altro volto noto, che ci regala una performance davvero solida, è quello di Alison Pill, che nella serie dona i contorni alla spietata e algida Betty Wendell. Ogni minima espressione dell'attrice ci trasmette il suo odio, la sua cattiveria, e il profondo desiderio di rovinare l'esistenza agli Emory.

In definitiva, l'incipit di Them è stato più che convincente. La scrittura è intelligente e dinamica, piena di stravolgimenti, di prospettive, e di punti di vista, che vengono continuamente rovesciati. La sceneggiatura, al momento, non ha ancora mostrato un grande sviluppo, ma i piccoli indizi, disseminati nel corso del racconto, ci fanno presagire un futuro oscuro, e pieno di misteri da scoprire. Interessante è l'aggiunta dell'elemento horror, che da solo potrebbe sorreggere l'intera trama, a patto che esso non vada completamente a oscurare la tematica sociale, che abbiamo ammirato fino a questo momento.

Sebbene il rischio di perdere con il tempo alcune tematiche sia elevato, anche a causa del gran numero di elementi mostrati già nella prima ora e mezza dello show, le premesse sono più che incoraggianti. Se Little Marvin, da questo brillante punto di partenza, riuscirà a bilanciare ogni ingrediente alla perfezione, potremmo essere di fronte a uno dei migliori prodotti del 2021, una piccola perla, in un genere ormai abusato, e pieno di cliché, come l'horror.

Them Primevideo Caratterizzato da una regia sontuosa e da un reparto tecnico fenomenale, Them è il risultato di un perenne scontro tra due mentalità differenti, una oppressiva, e l'altra desiderosa di reagire. L'horror non si trova solamente nel paranormale, ma spesso è rintracciabile all'interno dell'animo umano, e lo show di Little Marvin vuole provare a confrontare questi due diversi tipi di male: uno difficile da comprendere, misterioso e aleggiante, e l'altro vivo e in carne e ossa, pulsante e psicologicamente doloroso. Un inizio convincente, sembra spianare la strada a un prodotto destinato al successo. Le nostre aspettative saranno rispettate dal finale? Lo scopriremo molto presto.