Vikings 6 Parte 2: la stagione finale ricomincia, prime impressioni

Viking ritorna con i suoi ultimi episodi e lo fa con una premiere agguerrita, decisa e matura. Una forza che speriamo si estenda a tutto il finale.

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Ed alla fine è giunto anche per Vikings il momento di lasciarci, una volta per tutte. È inutile fare lunghi giri di parole, oggi 30 dicembre 2020 si conclude una vera e propria epoca nella storia della serialità: la creatura di Michael Hirst, pur tra diversi alti e bassi, specialmente nelle ultime stagioni, ha segnato indelebilmente questo medium e lo ha fatto con merito, riportando in auge le serie storiche fino a rivoluzionarle in alcuni aspetti. Contributi non banali e che vanno sottolineati e ricordati a prescindere dalla qualità del finale o dal successo/fallimento dello spin-off Valhalla.

Se, però, qualche indizio può essere già colto dalla premiere delle ultime 10 puntate - disponibili interamente da oggi su Timvision - la sensazione è che finalmente Vikings sembra essere più cosciente delle poste in gioco e libero da quella fastidiosa necessità di dover imbandire la tavola per la portata conclusiva. Si respira la possibilità di esplorare soluzioni e percorsi inediti, pur ricordando cosa ha reso grande la serie. E per la prima volta da forse troppo tempo ritorna una sana incertezza ed imprevedibilità negli eventi.

La fine di un'era

Facciamo prima un po' di ordine: avevamo lasciato la serie con il trionfo totale di Ivarr (Alex Hogh Andersen) e dei Russi guidati dal principe Oleg (Danila Kozlovsky), capaci di infliggere ai popoli norvegesi una sonora sconfitta, ferendo tra l'altro gravemente Bjorn (Alexander Ludwig), vero leader e guida dell'armata vichinga. Tutto ciò mentre Ubbe (Jordan Patrick Smith) aspetta impaziente in Islanda l'arrivo della primavera per partire con Othere (Ray Stevenson) alla ricerca della famigerata terra dorata, rimanendo però invischiato nei misteri e sanguinosi conflitti che hanno colpito l'isola. Per ulteriori dettagli vi invitiamo in ogni caso a recuperare il nostro bilancio di Vikings 6 Parte 1.

Vikings riparte esattamente da questo punto, senza perdite di tempo o introduzioni claudicanti, ma con molta più forza e decisione rispetto al passato più recente. Nei dialoghi, nelle scene, nelle inquadrature è presente ora più che mai una certa gravitas, una presa di coscienza matura e squisitamente vichinga della situazione incombente. È un dettaglio fondamentale, perché le tematiche della fine di un'era e il confronto - sia reale e fisico che culturale - tra il mondo scandinavo e quello russo, tra Odino e il Dio cristiano (temi che saranno ripresi in Vikings Valhalla), prendono corpo e diventano molto più impattanti, cambiando radicalmente il coinvolgimento dello spettatore.

Un futuro roseo?

Oltretutto Vikings si mostra pronto ad assumersi la responsabilità di dover cambiare, un'ultima volta e in maniera decisiva, gli equilibri in campo. E lo fa a modo a suo, come Hirst ci ha insegnato nel corso degli anni: un racconto tutt'altro che banale di una "semplice" battaglia campale, mescolando brillantemente narrativa, sangue ed introspezione per l'ennesima volta senza smettere di sorprendere. Un inizio della fine che in sostanza vuole ribadire la forza, la brutale intensità e l'ingegno di Vikings, prima di mostrarci un assaggio del futuro.

Un futuro che, se manterrà una tale convinzione, non potrà che essere roseo, a patto che non ricada in intrecci, guerre civili o giochi politici già perseguiti numerose volte. Le possibilità per concludere degnamente - se non in modo entusiasmante - una saga ci sono e si intravedono seppur timidamente. Non resta che affidarci ad Odino e per il momento brindare urlando "Skol!" tutti insieme, aspettando l'uscita di Viking 6 Parte 2 su TIMVISION.

Vikings - Stagione 6 Vikings ritorna sulle scene e lo fa a suo modo: con una premiere compatta, priva di perdite di tempo e soprattutto intensa. Un primo sguardo alle ultime puntate - disponibili tutte da oggi su Timvision - che non può non risultare positivo ed estremamente coinvolgente; l'attenzione alle tematiche principali, come la fine di un'era o lo scontro con il Cristianesimo, è molto più curata in ogni aspetto, dalle scene ai singoli dialoghi. L'ennesima meraviglia targata Hirst che riesce ancora a narrare brillantemente una semplice battaglia campale, il tutto unito a una piacevole ed insperata imprevedibilità sui prossimi episodi che non si vedeva da tempo. Cosa riservi il futuro può saperlo solo Odino, ma se questo è il primo passo allora potremmo trovarci al cospetto di una conclusione non solo degna, ma forse persino entusiasmante su tutti i livelli.