War Of The Worlds: Prime impressioni sulla serie in onda su Fox

Su Fox sbarca il secondo adattamento in poche settimane del classico di Wells, anch'esso con idee interessanti ma non sempre convincenti.

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Si, un nuovo adattamente de La Guerra Dei Mondi di Wells, il secondo ad andare in onda in Italia nel giro di poche settimane. Dopo la potenzialmente intrigante ma mediocre trasposizione a cura della BBC (qui la nostra recensione della miniserie La Guerra dei Mondi), su Fox ha debuttato la produzione proprio dell'emittente americana in collaborazione con la francese StudioCanal, che ovviamente si scontra con problematiche ormai ben note: come si può rendere omaggio nel 2019 ad uno dei capisaldi della letteratura fantascientifica? Come bisogna dare nuova linfa ad un'opera che però ha davanti a sé oltre un secolo di evoluzione del suo stesso genere? Questo War Of The Worlds sembra, fin dai trailer, voler prendere la strada più radicale, ovvero una rivisitazione totale del romanzo di Wells, prendendone in pratica soltanto l'idea embrionale di un'invasione aliena che l'umanità fatica a comprendere e contrastare.

Dove gli sceneggiatori avranno intenzione di condurre questo incipit basilare ci è ancora sconosciuto. Tuttavia la - relativa - freschezza di alcune idee messe in campo, in primis molteplici protagonisti divisi tra la Francia e l'Inghilterra odierne, può dar vita ad un notevole racconto corale, dall'ampio respiro pur mostrando qualche indecisione.

This is the end, my only friend

Ecco, il primo dettaglio da notare non può che essere proprio il setting: non più l'Inghilterra di inizio ‘900, ma l'Europa contemporanea. Un'ambientazione spesso criticata poiché incapace di veicolare quel senso di fatalità e terrore che contraddistingue lo scritto di Wells, componente chiave nella caratterizzazione dell'atmosfera. È fondamentale, insomma, che la razza umana non sappia reagire ad una minaccia incomprensibile ai suoi occhi, tratto che War Of The Worlds comprende perfettamente. Il fiore all'occhiello della premiere, infatti, è il sottile ma inesorabile avvicinarsi dell'invasione, registrata fin dall'inizio eppure già troppo tardi per essere in qualunque modo affrontata. E anche quando sono atterrati degli oggetti non identificati e si è in parte compresa la loro pericolosità grazie alla tecnologia è di nuovo tardi, il primo passo dell'invasione è compiuto. Una tensione che inizia blanda e che pian piano sale sempre di più di pari passo con la disperazione dei protagonisti e un cliffhanger che dischiude prospettive inaspettate, quasi da genere post-apocalittico, da questo punto di vista la presentazione è impressionante. Sicuramente ne risulta sacrificata l'adesione all'opera madre, fino al punto da chiedersi se fosse davvero necessario intitolare questa serie War Of The Worlds, ma sono pensieri molto preliminari.

Ciò che invece, in apparenza, accomuna curiosamente le due trasposizioni è il focus deciso e soverchiante sui personaggi, un proposito furbo che anche qui non viene sfruttato al massimo. La presentazione dei vari tasselli del puzzle che comporranno un'ideale epopea corale è gestita in una delle maniere peggiori possibili: continui cambi di scena da un personaggio all'altro senza neanche dare il tempo allo spettatore di contestualizzare ciò che sta vedendo. Di conseguenza viene appiattito quel briciolo di caratterizzazione che questo pilot offre e così Catherine Durand (Léa Drucker) non diventa la scienziata coraggiosa e forte che dovrebbe essere, ma soltanto quel personaggio che avverte l'umanità di un potenziale pericolo.

Un manichino privo di personalità al servizio della trama, nulla di più. Ed accade a tutti i protagonisti, forse con la sola eccezione di Bill (Gabriel Byrne), l'unico cui d'altronde viene dedicato un po' di tempo in più su schermo. La riuscita di War Of The Worlds si giocherà qui, sul modo in cui queste storie si legheranno tra di loro.

War Of The Worlds Questo nuovo War Of The Worlds mette fin da subito in campo propositi interessanti: l'idea di creare una sorta di epopea corale, esplorando ancora più a fondo le conseguenze di un'invasione aliena in apparenza impossibile da fronteggiare è vincente sulla carta. E l'eccellente costruzione dell'atmosfera durante la première non fa che acuire queste sensazioni positive. Un ottimismo che crolla almeno in parte quando l'ossatura stessa di un racconto corale, ovvero i personaggi, viene meno, poiché il modo in cui vengono presentati e caratterizzati è fin troppo superficiale. Insomma, la produzione Fox e StudioCanal deve dimostrare il suo valore e ha certamente il tempo per farlo.