We Are Who We Are: prime impressioni sulla serie HBO di Luca Guadagnino

Guadagnino racconta l'adolescenza di un gruppo di ragazzi in una base americana in Veneto, nella sua prima serie, in onda su Sky Atlantic.

We Are Who We Are: prime impressioni sulla serie HBO di Luca Guadagnino
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Il nome di Luca Guadagnino si è fatto strada tra i numi tutelari della cinematografia nostrana, soprattutto dopo il successo di Chiamami Col Tuo Nome, pellicola che ha fruttato un Oscar alla sceneggiatura a James Ivory. La poetica del regista palermitano aveva trovato uno dei suoi apici proprio nel racconto dell'estate e del sentimento di due giovani (Timothée Chalamet e Armie Hammer), per poi declinarla in chiave horror nel remake di uno dei capolavori di Dario Argento, Suspiria.

Avendo dato prova di sé nel lungometraggio, nel documentario e nel mondo degli spot pubblicitari, Guadagnino decide così di relazionarsi con la grammatica del piccolo schermo e lo fa in grande. We Are Who We Are è infatti una serie Sky/HBO prodotta da The Apartment - Wildside con Small Forward e segna di fatto il suo debutto nella serialità televisiva. Otto episodi, con un minutaggio variabile tra i cinquanta e i settanta minuti, che andranno in onda a partire dal 9 ottobre su Sky Atlantic e in streaming su NOWTV. Nell'attesa vi riportiamo le nostre impressioni su questo nuovo prodotto, dopo aver visto i primi quattro episodi che compongono lo show.

Un piccolo scorcio di Stati Uniti in Italia

Fraser (Jack Dylan Grazer) è un quattordicenne timido e introverso, trasferitosi da New York in una base militare in Veneto con la madre Sarah (Chloë Sevigny) e la moglie Maggie (Alice Braga), entrambe militari; la prima è appena stata nominata Generale ed è in procinto di prendere il comando della base. Il trasferimento si rivela traumatico per Fraser, che nella Grande Mela ha lasciato amicizie ed affetti e si ritrova a vagare per la base e per le zone limitrofe, manifestando un palese bipolarismo nel complicato rapporto con la madre.

Il ragazzo conosce così Jonathan (Tom Mercier), che sarà proprio l'assistente di Sarah, e se ne invaghisce, ma l'incontro decisivo per lui è quello con Caitlin (Jordan Kristine Seamón), che vive da anni nella base, ha un forte legame col padre e un rapporto complicato con la propria femminilità; la ragazza ha infatti l'abitudine di vestirsi con abiti maschili. Sebbene Caitlin sia perfettamente integrata nel gruppo di adolescenti che popola questo piccolo scorcio di Stati Uniti in Italia, la strada di Fraser verso l'accettazione non sarà certo in discesa e porterà i due a stringere un rapporto che causerà invidie e malumori.

Siamo chi siamo

I primi episodi di We Are Who We Are non tradiscono le premesse e le intenzioni di Guadagnino, spiazzandoci con un flusso di coscienza adolescenziale fatto di sequenze di vita vissuta alla ricerca di identità ed amicizia. Il peregrinare di Fraser è un continuo immergersi nel maelstrom che ne agita l'animo, ma ben presto scopriamo con piacere che il personaggio interpretato da Jack Dylan Grazer (Shazam) non è un mero capriccio di scrittura di Guadagnino, ma il capofila di un gruppo di giovani alla ricerca di se stessi, che al tempo stesso devono barcamenarsi in una vita che va presa e consumata al momento per continuare a tenere accesa la fiamma di un eterno divenire che sembra non portare mai a nulla, ma che in realtà aggiunge un tassello di quell'identità ad ogni sequenza.

Siamo chi siamo. Qualunque cosa significhi questa frase per i protagonisti, questo è il selling point della serie HBO. Il che comporta un differente giudizio a seconda dell'approccio che lo spettatore decide di adottare nei confronti di una creatura anch'essa in continua definizione, come la vita stessa. Chi si aspetta una narrativa classica dove l'esposizione è parte di un processo di costruzione del significato che garantisce orizzontalità e linearità alla trama, forse si troverà in parte deluso.

Sebbene in sottotesto questi elementi siano tutti in qualche modo presenti, ogni episodio di We Are Who We Are è uno spaccato di esperienza che stratifica livelli di lettura dei personaggi, a volte discordanti. Ma, dopotutto, l'adolescenza è l'epitome dell'incertezza e della sperimentazione e in questo Guadagnino ci sguazza - a volte anche troppo -, tentando di tradurre per immagini l'irrequietezza dell'essere giovani, che avevamo già sperimentato anche in alcune opere di Xavier Dolan, del quale cogliamo in certi frammenti l'influenza stilistica e tematica, pur non raggiungendone gli apici.

Anonimia

Un'irrequietezza che nella serie si traduce in un'umanità varia, tesa tra l'individualismo e l'integrazione al tempo stesso. Se nel film più iconico di Guadagnino i protagonisti aspiravano ad un'identificazione reciproca, tale da assegnarsi ognuno il nome dell'altro, in We Are Who We Are la tendenza è quasi quella opposta; un'anonimia che scivola nel polinomio di corpi e menti, grazie anche alla buona performance del cast.

L'uno e il tutto, il singolo e il gruppo, come dimostra il più surreale tra gli episodi visti finora, quello in cui Craig (Corey Knight), militare ventenne, decide di sposarsi di punto in bianco con Valentina (Beatrice Barichella) dando vita ad una celebrazione che sfocia in festeggiamenti lisergici, dove i corpi e le menti si mischiano per poi lasciarsi andare, sullo sfondo di una villa deserta.

Emblema ed espressione di queste anime irrequiete stipate in gusci mortali è proprio Caitlin, che vorrebbe essere altro da ciò che è, rifuggendo il suo destino di femminilità in cerca di un rapporto che tenga conto del suo sentirsi sempre più maschio ogni giorno che passa. Una confusione diffusa quella dei nostri personaggi, che sia di natura sessuale o sociale, che lascia impotenti di fronte all'evolversi magmatico degli animi, come impotente rimane proprio Caitlin di fronte alla comparsa del primo ciclo, quasi avesse considerato l'eventualità che una solida convinzione potesse preservarla dai cicli biologici del suo sesso.

Insomma, dietro l'apparente staticità delle immagini e il lassismo della narrazione si nascondono molti aspetti che speriamo vengano ulteriormente esplorati nel corso degli episodi successivi. Per ora non possiamo che promuovere questa serie, al netto di una struttura narrativa e di uno stile che non riuscirà certo a soddisfare tutti i palati, ma se siete fan di Guadagnino, troverete pane per i vostri denti.

We Are Who We Are I primi episodi di We Are Who We Are ci trasportano in una realtà di mezzo; un piccolo angolo di Stati Uniti in Italia, che potrebbe anche essere la metafora per gli adolescenti protagonisti dello show, la cui identità deve ancora assumere i contorni ben definiti e acquisire gli strumenti necessari a distillare quella libertà arbitraria della quale godono, che permette loro di farsi scivolare la vita di dosso, pur non ignorandone le conseguenze. La prima serie Sky/HBO di Luca Guadagnino assume così i contorni stilistici e tematici di un coming of age genuino, che imita nel suo divenire l'irrequietezza dei suoi protagonisti, anch'essa alla ricerca di una identità dai contorni più definiti. Vedremo se negli episodi successivi questa irrequietezza diventerà irrequietudine o se ci regaleranno qualche altra evoluzione in merito.