When We Rise: viaggio alle origini della battaglia per i diritti LGBT

La miniserie ideata e scritta dal premio oscar Dustin Lance Black arriva su Sky Cinema il 3 ottobre. Abbiamo dato uno sguardo ai primi due episodi...

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"Ogni generazione ha i propri conflitti epici da affrontare", esordisce la voce narrante, e mentre l'America degli anni Settanta si avviava verso la risoluzione della Guerra in Vietnam, a casa i civili combattevano un'altra battaglia, altrettanto importante, contro un nemico diverso: il paese cattolico e conservatore dominato da una società patriarcale in cui gay, lesbiche e transessuali non avevano alcun diritto, trattati come merce di prostituzione e individui affetti da una qualche devianza naturale.
Ebbene è in questo difficile - e ormai noto - contesto che prende vita When We Rise, epopea televisiva in otto capitoli ideata e scritta da Dustin Lance Black traducendo per il piccolo schermo le memorie di Cleve Jones, attivista della comunità LGBT; una sorta di viaggio nel tempo lungo quarantacinque anni che ripercorre la storia della conquista dei diritti gay dalle origini (con la rivolte di Stonewall nel 1969 e i cortei per le strade di Castro) fino ai giorni nostri, e che viviamo attraverso le testimonianze di tre personaggi (Ken Jones, un marine afroamericano, Roma Guy, fondatrice del Women's Building e lo stesso Cleve Jones). La struttura narrativa è così tripartita, con i loro percorsi destinati a intrecciarsi nel movimento politico nascente a San Francisco, in un puzzle emotivo di ricordi, volti e speranze che When We Rise celebra senza troppo patetismo e che riunisce, nove anni dopo, il team vincente di Milk: Gus Van Sant in cabina di regia per i primi ottanta minuti e Black sceneggiatore (fu premio Oscar nel 2009).

Immagini potenti come vecchie pagine di giornale

Passata un po' in sordina lo scorso febbraio sulle reti della ABC, la miniserie arriva in Italia grazie a Sky Cinema Uno che trasmetterà gli otto capitoli a partire dal 3 Ottobre. Fra le ragioni di un disinteressato calo di ascolti in patria c'è forse la difficoltà di scendere a patti con una scrittura molto densa e un ritmo frammentato, ma non per questo meno godibile: il documento storico ricomposto da Black è prezioso, è appassionante e umanamente sentito dall'autore e da chi ha partecipato alla sua realizzazione, è anche giustamente sentimentale e poetico in alcune rappresentazioni della società. Ma in fondo, cosa importa? Il potere didascalico delle immagini, ammaestrate da riprese a mano che infondono calore e vicinanza ai personaggi, serve a fissarle nella memoria collettiva come vecchie pagine di giornale (bellissima l'inquadratura ripetuta della copertina della rivista LIFE "The year in pictures" datata 1971) e le vicissitudini di Cleve, Ken e Roma diventano naturalmente esperienza comune. Perché le battaglie per i diritti non hanno genere né colore, e spettano ad ogni membro di ogni paese che si ritenga civile.

Per quanto due soli episodi non siano sufficienti per esprimere un giudizio complessivo della serie, l'impronta lasciata finora da When We Rise è assai significativa; per la cura e l'amore dei dettagli, per l'impegno e per il coraggio di esporsi in un tempo critico e pieno di impedimenti, è bello sapere che c'è un'altra America, tra le fila di artisti come Black e Van Sant, che sente il bisogno di informare il prossimo e lasciare alle nuove generazioni un atto politico sincero, spettacolare nella sua forma ma anche ammirevole nei suoi intenti. Con la speranza che tanti, dopo averla vista, possano "alzarsi" in nome di tutte quelle ingiustizie ancora oggi serpeggianti nella nostra società.