Yellowstone: Prime impressioni sulla serie creata da Taylor Sheridan

Taylor Sheridan torna nel mondo delle serie tv con una serie tutta sua, incentrata su una famiglia influente che tenta di difendere le sue terre

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Le tematiche di frontiera, l'ideale di un nuovo Far West, una miscela singolare di suggestioni vecchie e nuove: queste sono le tematiche care a Taylor Sheridan. Sia che prendano una virata verso la ferocia della criminalità e del narcotraffico (Sicario) sia che trattino aspetti più squisitamente umani (Hell or High Water), la frontiera è una colonna portante di cui l'estro dell'eclettico cineasta americano non può fare a meno. E Yellowstone ne è la dimostrazione decisiva: la serie di Paramount Network si mostra come una summa mastodontica della produzione di Sheridan, presentandone ogni singolo aspetto, dalla corruzione ben celata della politica alla delicata questione indiana e delle riserve (I Segreti di Wind River), scelta ponderata data la possibilità di poter lavorare su un quantitativo di ore superiore rispetto ad un film. Date quindi il benvenuto alle frontiere e alle vallate del Montana, un luogo sconfinato lontano dagli occhi indiscreti dei media, dove si scontreranno interessi politici, speculativi e velleità di riconquista.

Galeotta fu la recinzione...

La vicenda ruota intorno alla famiglia Dutton, guidata da John (uno smagliante Kevin Costner), che controlla il più grande ranch di tutti gli Stati Uniti d'America. Una proprietà privata di tali dimensioni causa però problemi in continuazione, poiché frena le voglie di progresso e di espansione delle città limitrofe e la riottosità della confinante riserva dei nativi americani e del suo nuovo presidente (Gil Birmingham).

Carte scoperte, la qualità delle componenti è elevata, a partire da una sceneggiatura curata maniacalmente al punto da riuscire a tratteggiare con abilità e celerità i (numerosi) personaggi in gioco e i figli di John, da subito riconoscibili e distinguibili. Ciò che li rende così affascinanti e riusciti è il loro difficile inquadramento, è arduo dire banalmente chi sia buono e chi sia cattivo, chi sia solo interessato alla mera speculazione o sia guidato da un sentito interesse verso l'ambiente, o comunque da un desiderio di proteggere qualcosa che è nella propria famiglia da generazioni. È un aspetto peculiare che li rende genuini, reali e scritti estremamente bene, ma al contempo vi è l'altra faccia della medaglia, poiché un tale alone di mistero e di ermetismo non fa ben comprendere quale direzione lo show prenderà. Una sensazione rafforzata, inoltre, dalla quantità titanica di argomenti che Sheridan vuole toccare con il suo stile diretto, che non si tira indietro dinanzi a nulla.

Vacanze in Montana

Un dubbio di una certa importanza che, però, non cancella i presentimenti positivi che l'imponente pilot trasmette. Si badi, Yellowstone non si limita a dipingere una lotta dall'esterno del ranch, giochi di potere sottili volti all'impossessarsi di terre e denaro, ma è fautore anche di una competizione smodata all'interno della famiglia Dutton, un nucleo all'apparenza unito e che, in effetti, lotta all'unisono contro qualsivoglia minaccia.

John è una figura ingombrante, un padrone comparabile a un boss della mafia nella sua valle, con amicizie sparse in ogni direzione, e non deve essere stato facile per i figli crescere nella sua ombra. La serie sembra puntare molto, infatti, sul rapporto genitore-figli, a dir poco complesso, diviso tra voglie malsane di approvazione o di imitazione e guanti di sfida, di provare che il suo modo è errato, che esistono altre strade, il tutto rappresentato con rara maestria e delicatezza. Di rilevanza non secondaria è, infine, l'aspetto tecnico, in cui Yellowstone brilla grazie alla virtuosa regia di Sheridan e dei suoi panoramici long-shot. In questo aiuta la stupenda ambientazione, un selvaggio Montana da ammirare e amare inquadratura dopo inquadratura. Brutale e cinica eppure al contempo tenera e dolcemente umana, questa è la nuova creatura indomabile partorita dalla mente di Taylor Sheridan.