Yellowstone: primo sguardo alla serie TV neo-western con Kevin Costner

La serie scritta e diretta dal candidato agli Oscar Taylor Sheridan finalmente disponibile in Italia su Sky Atlantic

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Tutti gli appassionati di cinema e televisione dovrebbero già avere ben presente il nome di Taylor Sheridan: dopo una carriera da attore che l'ha visto apparire in serie come Veronica Mars e Sons of Anarchy, Sheridan ha trovato una sua dimensione come sceneggiatore. Il suo esordio, Sicario, era una lucida analisi sulle ambiguità morali della lotta al narcotraffico al confine con il Messico; Hell or High Water raccontava attraverso gli strascichi di una rapina le disparità sociali degli Stati Uniti; I segreti di Wind River, che l'ha visto debuttare anche come regista (a suo nome c'è in verità anche Vile, un piccolissimo horror del 2011 che preferisce non ricordare), mostra spietatamente come ancora oggi vengono lasciate indietro le minoranze nativo-americane. Questi successi hanno costituito una trilogia sui moderni rapporti degli Stati Uniti con le sue frontiere, e hanno accreditato Sheridan come moderno cantore del neo-western, così nel 2017 Paramount Network gli ha affidato sceneggiatura e regia della loro prima serie tv, che finalmente è arrivata anche sui palinsesti di Sky Atlantic: Yellowstone.

Una storia americana

In Italia ci siamo appropriati del western per raccontare a modo nostro storie universali, ma per ovvi motivi resta un genere tipicamente americano; i suoi archetipi sono cowboy e indiani, cavalli e sparatorie, eroi dalla faccia di cuoio e nemici col cuore di pietra, ma anche rapporti con la terra, situazioni disperate, giovani che diventano uomini.

Nei primi istanti del primo episodio assistiamo a un incidente stradale, con un cavallo a cui offrire solo il dono dell'eterno riposo, Kevin Costner che raccoglie da terra uno Stetson impolverato e si ferma a osservare inerme giganteschi simboli della modernità, mentre il bestiame pascola placido e ignaro di tutto. In poche inquadrature Sheridan ci ha comunicato la sua poetica, in questo senso di sconfitta e di impotenza si trova già molto del suo cinema. Ma non si cada in inganno, questa impotenza non si trasforma certo in rassegnazione, perché è proprio di fronte a nemici più potenti di noi che si fa grande l'uomo.

Costner interpreta John Dutton: vedovo, padre di quattro figli, proprietario del più grande ranch del Montana, "grande quanto il Rhode Island", ma nonostante tutti i suoi soldi e il suo potere ancora capace di sporcarsi le mani per gestire i suoi affari alla maniera dei cowboy. I tempi stanno cambiando, e qualcuno sta cominciando a mettersi contro di lui, una cosa che in passato non sarebbe mai successa. Dan Jenkins (Danny Huston) sta cercando di costringerlo a cedere una parte dei suoi terreni per ampliare la città, mentre Thomas Rainwater (Gil Birmingham) usa il suo potere politico e lo status dei territori nativo americani per ritagliarsi una fetta di un business che non è solo più bisonti e cavalli.

Un equilibrio che sta per spezzarsi

I quattro figli di Joe sono contemporaneamente la sua forza e la sua debolezza: Jamie (Wes Bentley) è un avvocato in carriera ma sembra che la sua prima preoccupazione sia ancora mettersi in luce agli occhi del padre, Beth (Kelly Reilly) si occupa degli affari in cui serve essere inflessibili, ma pare scoppiare di una rabbia irreprimibile, Kayce (Luke Grimes) è diviso tra la sua famiglia originaria e quella che si è costruito con una giovane nativo americana, Lee (Dave Annable) gestisce gli affari correnti al ranch ma non pare avere ereditato la brillantezza del padre.

La prima parte dell'episodio introduce con ritmo solenne personaggi e ambientazione, e comincia ad accennare ai conflitti in seno a una comunità che vive nell'equilibrio più precario possibile. A far crollare tutto è il rifiuto dei nativi di restituire il bestiame dei Dutton finito nelle loro terre a causa dell'abbattimento delle recinzioni. La legge è ambigua di fronte a situazioni di questo tipo, e il tentativo di forzarla porta infine a un momento drammatico che cambierà tutto.

L'ora e mezza del primo episodio "Daybreak" mette moltissima carne al fuoco, e lo fa in maniera spesso improvvisa. Il tono è quello dell'affresco epico e altamente simbolico a cui Sheridan ci ha abituati, ma con inaspettate punte di melodramma. Ha una fotografia e un comparto sonoro straordinari, e ovviamente punta molto su un cast di attori di primissimo ordine.

Kevin Costner è rimasto uno dei pochissimi volti del cinema moderno che associamo naturalmente al western, e puntare su di lui come protagonista è stata una scelta naturale e ovviamente azzeccata. Ha la capacità propria dei grandi attori di farci vivere il personaggio attraverso i piccoli gesti, i tocchi del cappello, il modo in cui guarda o non guarda i propri interlocutori o come si rivolge all'orizzonte.

Il punto di vista della serie empatizza con John Dutton senza tacere sui suoi lati oscuri, e pone le fondamenta per una narrazione sociopolitica che ci aspettiamo sempre più intricata ed intrigante. Il resto del cast è all'altezza della parte, con punte di eccellenza per i personaggi interpretati da Luke Grimes e Gil Birmingham, mentre Kelly Reilly offre per il momento una prova straordinaria, ma sembra pericolosamente vicina a cadere in qualche cliché.

Yellowstone - Stagione 1 Negli USA la serie ha diviso critica e pubblico, con la prima che è rimasta tiepida e il secondo che le ha riconosciuto un successo sempre crescente. A giudicare dai primi novanta minuti le prospettive sono quelle di un prodotto imperdibile, che deve solo stare attento a non calcare troppo la mano su alcune situazioni per non far pendere troppo la serie dalle parti della soap opera. Yellowstone mette i personaggi di fronte alle responsabilità proprie e a quelle del loro passato, e regala agli spettatori un dramma simbolico di altissimo livello. Se sentite la mancanza di serie come Sons of Anarchy, Godless o Carnivalè, probabilmente l'amerete.