You: primo sguardo alla nuova serie disponibile su Netflix

Thriller psicologico con un'interessante riflessione sui social media, la nuova serie racconta di un libraio ossessionato da una nuova cliente

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Il nostro vecchio amico Gossip Boy torna sul piccolo schermo con un thriller psicologico: Penn Badgley è Joe Goldberg, protagonista di You, serie andata in onda in America su Lifetime e ora approdata su Netflix. You è un adattamento dell'omonimo libro di Caroline Kepnes, il primo di due (e la serie è già stata rinnovata per una seconda stagione, che probabilmente seguirà la stessa cronologia dell'originale letterario). Ambientata a New York, la serie è una via di mezzo tra un teen drama un po' più elevato e un buon thriller dalla suspense facile. Non promette di rivoluzionare il mondo della televisione, ma non tutte le serie hanno bisogno di farlo: l'episodio pilot ha decisamente le capacità per invitarti a iniziare il bingewatching, grazie al finale consapevolmente costruito durante i 45 minuti che lo precedono.

Il Pilot

Joe Goldberg è un libraio ossessionato dalle vite degli altri. Un giorno incontra Guinevere Beck (Elizabeth Lail), scrittrice sull'orlo della bancarotta che divide il suo tempo tra l'università, le amiche, un ragazzo poco raccomandabile, lezioni di yoga e, soprattutto, i social media. Sarà proprio tramite la presenza online della ragazza che Joe scoprirà tutto ciò che c'è da sapere su Beck: quale scuola frequenta, dove abita e dove passa le sue giornate. Così inizia l'ossessione del protagonista, che vede in Beck una vita nascosta dietro i sorrisi condivisi sui social. Il primo episodio è molto attento a darci una visione ambigua di Joe: da una parte il ragazzo intelligente e sensibile, pronto ad aiutare il prossimo, dall'altra il violento sociopatico pronto a tutto pur di ottenere ciò su cui mette gli occhi.

Romanticizzazione dei disturbi mentali


Quando si tratta di uomini con disturbi mentali, molto spesso questi vengono rappresentati con un romanticismo di fondo che può portare a un'errata interpretazione di quello che è, effettivamente, un pericolo. Non ci sono modi per poter aggirare la cosa: Joe è uno stalker, e nemmeno uno di quelli più innocui. I monologhi interiori di Joe, in realtà indirizzati a Beck, il ‘tu' a cui si rivolge, sono sinonimo di una personalità narcisista e arrogante. La sua pericolosa ossessione verso Beck è contrapposta a quella che, da parte di lei, potrebbe sembrare un susseguirsi di interessanti e romantiche situazioni accadute per caso. Il primo episodio, seppur romanticizzando alcuni atteggiamenti di Joe, è comunque capace di mostrare la pericolosità nascosta dietro le sue azioni. Non è assolutamente abbastanza per capire quale direzione la serie prenderà da questo punto di vista, ma sembra avere abbastanza controllo della narrazione.

I social media

L'elemento più interessante di questo pilot è la raccolta di informazione che Joe è capace di fare a proposito di Beck solamente utilizzando i social media. Dopo aver scoperto il nome e cognome della ragazza grazie alla sua carta di credito (secondo lui, qualcosa che Beck ha fatto di proposito proprio per fargli sapere il suo nome), il protagonista inizia una semplice ricerca online. Ancor più interessante è che, se da una parte Joe si rivela pericolosamente ossessionato da Beck, anche il suo collega lo invita a cercarla su Facebook dopo aver saputo il suo nome: un velato suggerimento che tutti possiamo facilmente cadere nella trappola dello stalking, e dove definiamo la linea di ciò che è appropriato o meno? Il monologo di Joe ci fa anche sapere che Beck ha tutti i suoi account pubblici, "perché vuole essere vista".
You sembra essere un prodotto d'intrattenimento interessante, che sicuramente non avrà un grandissimo valore culturale ma che comunque promette di avere qualcosa da dire. Che sia lo stare attenti a quello che si posta online, o che non ci suo può davvero mai fidare di nessuno ed è meglio essere tutti un po' più paranoici, ancora è presto per dirlo. L'atmosfera thriller, amplificata sia dalla colonna sonora che dalla gestione della luce, contribuisce a farci restare incollati a una serie che sembra valer la pena di continuare a guardare.